Universe(Play audio for full immersion reading)

Non so chi sono.

La vita all’interno del pianeta Terra inizia ogni giorno come quella di una particella anomala in un sacchetto di plastica contentente acqua. Ci svegliamo, ci muoviamo, seguiamo script, routine, micro elaborazioni predefinite e ripetitive. Forse non sappiamo nemmeno il perchè, anzi sicuramente, ma qui fanno tutti così. Il lento crogiolarsi nella direzione del tempo e dello spazio, un piacevole farsi trascinare dalla grande corrente, per arrivare in posti che, con le nostre sole forze, non potremmo raggiungere. Oppure no. Il fascino di andare controcorrente, ammesso che rimanere nello stesso spazio, nello stesso tempo e nello stesso ordine delle cose, assumendo una direzione apparentemente opposta, ci faccia sentire il gusto del trasgressivo, dell’irrefrenabile libero arbitrio di cui tutti godiamo(?).

Non mi basta. Non ci credo nemmeno. Nati e cresciuti nel brodo primordiale che indirizza e decide comunque vadano le cose il fine delle nostre vite. Inutile dibattersi per cercare di uscirne, inutile infrangersi contro scogli norvegesi come onde in piena tempesta, inutile solcare cieli infiniti al limite della fisica, o planare in universi immaginari dai fiumi verde e blu fosforescente e dagli strani abitanti, inutile camminare nel buio delle notti del mondo quando il freddo lambisce violento, inutile cercare il non individuabile, o ipotizzare il trascendere a stadi paralleli… inutile, la catena è li, sempre salda, guardatevi la caviglia… siamo incatenati.

Ti giri. Ti rigiri. Scopri di essere altrove e di essere sempre allo stesso posto. Chiudi gli occhi. Sogni, evadi. Trascendi… ma per volontà ancora incomprensibili ti risvegli, come prima, anche se tutto cambia intorno a te, non in meglio, non in peggio, non importa come, cambia e rimane al contempo uguale. Sei grande, molto grande… una formica ti reputa un gigante. Un batterio ti reputa un pianeta. O sei piccolo. Molto piccolo. La terra ti reputa un abitante dei 6 miliardi in pelle umana, codificata come specie 3.145.475° tra le 7 milioni circa presenti. Il Sole ti reputa pulviscolo su uno dei suoi pianeti. La via Lattea ti reputa un batterio nel suo turbinare. E lontano pochi anni luce, altre stelle non ti reputano nemmeno. Lontano milioni di altri anni luce, altre galassie non sapranno mai di te… esse sono eterne ai tuoi occhi. E ancora più lontano, cosa rappresenti per le galassie di galassie? Cosa sei per la goccia di Acqua Cosmica costituita da migliaia di galassie. Non importa. E’ ad un certo punto che succede l’incredibile, l’inconcepibile, in fantastico… due chele gigantesche quanto migliaia di migliaia di galassie afferrano questa goccia dell’universo, e la portano in profondità, nella terra e nel tempo immemore. Un processo lentissimo, ma inesorabile.
E’ una formica.

E tutto questo, che senso ha? Non lo so… non posso nemmeno immaginarlo. Forse per immaginarlo in qualche modo dovrei possedere tanti neuroni quante sono le stelle. Quante stelle? Quante galassie? Penso. Osservo.
Osservare è l’azione che interpreta le galassie nella nostra mente… la luce invade il nostro occhio proteso al cielo notturno. Il sistema ottico nervoso vibra, percepisce. Il cervello riceve un vettore di informazioni biologiche. Calcola. Ma chi gli ha fornito quel programma? Non so, credo l’universo stesso. E lui calcola e interpreta, ed in base a ciò che interpreta e che calcola muove galassie neurali. Questo corso delle informazioni ha un tempo, il tempo della luce, velocità e tempo dell’anno luce, come lo chiamano…

Quindi noi vediamo il tempo? Si. Vediamo nel tempo. Ciò che vediamo è una “proiezione” della luce nel tempo. Forse questa luce, se vicina, indica eventi vicini nel tempo. Ma se fosse lontana… lontanissima… diciamo 1000 anni luce da noi, che cosa staremmo vedendo? Come è ovvio dedurre, staremmo guardando un evento avvenuto 1000 anni luce prima. Staremmo guardando il tempo. Stiamo guardando nel tempo. A cosa server allora muoversi nel nostro piccolo mondo, girare come atomi impazziti nel reattore del nostro sistema spazio-temporale, oppure cercare la stasi, o vivere come l’elettrone caricato, o morire come un “protone”. Il concetto stesso di morte e vita non sono che stati altalenanti nel moto circolare della “galassia delle galassie”, un turbine deciso chissà quante ere di eoni fà… che cosa siamo quindi, noi esseri che guardano nel tempo, muovono micro-galassie neurali, mossi in tera-galassie a cui appartengono, e ancora, inspirano ed espirano, ascendono e discendono, vivono e muoiono, agiscono e dormono, e decidono e non decidono, forse amano o non amano, e tutto con l’armonia indotta dall’universo che lega tutti gli esseri ad essere parte di una giostra armoniosa in cui si illuminano nel tempo, o più semplicemente, esistono…

Che cosa siamo se non un granello di vuoto che contiene in sè tutte le galassie o forse nessuna. Cosa vediamo se non una proiezione ritardata nel tempo di noi stessi, che viaggerà per eoni ed eoni fino a che diventerà un’informazione nuova, del futuro, perchè il turbinare prima o poì ci porterà ad essere ancora al punto di partenza. Diversi certo, evoluti, o involuti, ma incuriositi riceveremo l’informazione inviata da noi stessi migliaia di migliaia di anni luce addietro. Comunque vada, saremo sempre parte della “Grande Armonia Altalenante” che governa tutto ciò che ci appartiene, fisico o metafisico, reale o trascendentale. Chiamiamola pure… la grande Madre di tutte le cose.

E che cosa siamo infine noi allora!?

Forse siamo solo Tempo, e Luce, che ignari vagano nel vuoto, nient’altro di più. E forse, se cerchi di guardare avanti, nel Tuo Futuro, potresti scorgere i tuoi Avi!

_Lord Hol Napult_


 

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