Prefazione

Capita talvolta, anzi, spesso, che aziende e corporazioni di ogni tipo inglobino nel loro organico, detto anche gruppo di gente che lavora ad un progetto, la figura del consulente.

Il consulente, spesso denominato risorsa aggiuntiva, deve rappresentare per il gruppo che lo integrerà una valida aggiunta in quanto a sapienza e conoscenza delle tecnologie coinvolte. Il consulente è spesso la risposta ad ogni problema, anche il più fantasioso e astruso che durante una probabile irradiazione concentrata di UV, dovuta a buchi nell’ozono, è capitata nelle meningi del responsabile di progetto.

Ora, dovete sapere che nel mondo reale le anomalie solari di irradiazione rappresentano una costante dei cieli azzurri delle città. Da ciò se ne deriva che le idee astruse rappresentino una costante nelle meningi di capi progetto. E se ne deduce infine (ma non per importanza sia chiaro) che la presenza di consulenze all’interno di ambienti già ampiamente strutturati in quanto a personale, rappresenti la costante invece che la sporadica ed evanescente integrazione occasionale. E’ infine una costante che il consulente “occasionale” non abbia una chiavetta del caffè.

E da qui nasce una strana sintomatica fobia o patologia che enuncierò tra poco a lor signori…

Ogni giorno un consulente si sveglia, in ritardo, e gestisce la famiglia in fretta e furia, e corre al lavoro ovunque la ditta presso cui ha il contratto lo invii. Ogni giorno un consulente si trova in forte anticipo, o discreto ritardo, presso una sede di lavoro dove poggia il suo febbricitante e rotondo sedere occasional-time. Ogni giorno, un consulente sempre più stanco, ha bisogno del sacrosanto caffè della macchinetta per cominciare la giornata.

Secondo voi, cosa succede se un consulente cronicamente sprovvisto di monete ha necessità di bere un caffè?

La sindrome della chiavetta del caffè

Ci sono svariate patologie associate alla mentalità del consulente che volendo prendere un caffè e non avendo delle monetine in tasca, magari solo carte di credito (vuote) o banconote (di piccolo taglio), si innescano periodicamente e pedissequamente nelle povere menti del soggetto stesso. In questo breve escursus analizzeremo le principali patologie identificate in anni di studi e coercizione:

  • Sindrome della mancanza di monetine: il consulente chiede a destra e a sinistra una chiavetta del caffè, a collaboratori e dipendenti, con la scusante che non avendo monetine contate non vuole perdere il credito inserito. Il soggetto avanza più volte l’affermazione: “te la ricarico, te la ricarico”. A nulla vale la scritta “la macchina restituisce il resto” sulle macchinette: pretende che qualcuno gli presti la chiavetta del caffè.
  • Sindrome della pretesa della chiavetta precedentemente caricata: consecutiva alla prima ma non autoescludente, il consulente che nel gruppo di lavoro ha identificato il donatore fertile per procacciarsi la chiavetta, la predende indietro ogni qual volta nella giornata ne senta la necessità. Sbuffa e assume comportamenti ostili, nel medio-lungo termine, se la sua ricarica viene azzerata o scalfita dal proprietario originale, ed attua un sistema autoimmunitario con cui recuperare il credito senza diritto, andando da solo a consumare il caffè.
  • Sindrome della richiesta compassionevole della chiavetta: il soggetto attua toni commiserevoli, quasi compassionevoli se non addirittura miserevoli, nel chiedere in prestito una chiavetta del caffè. Inutile dire che il soggetto fertile all’assecondare questa richiesta cade in una trappola-ragnatela da cui difficilmente si districherà.
  • Sindrome del rifiuto assoluto di acquistare la chiavetta: il soggetto viene posto dinnanzi all’interrogativo di poter acquistare una chiavetta con la regola abbastanza generica oggigiorno della cauzione di 5€ per chiavetta. Ovviamente di fronte a tale spesa viene rifiutato categoricamente con queste scusanti: devo rimanere poco in questo posto; sono solo di passaggio; ci penso; al momento non ho 5€. Nulla di più falso visto che solitamente fuma un pacchetto di sigarette al giono (5,50€ medi) e consuma pranzi da 10€/15€ quotidianamente, contro pranzi convenzionati da 7€ medi. Inoltre la sua permanenza si rivela lunga e duratura, anche di svariati mesi, con richiami settimanali anche dopo che il progetto è finito.
    Quei 5€ sono quindi un ostacolo insormontabile?
  • Sindrome dello scroccone oculato in coda: questa sindrome è abbastanza grave e racchiude in sè quei soggetti che di fatto scroccano puntualmente da altri soggetti. Si arriva addirittura a rovinare il rapporto collaborativo e lavorativo con l’incedere del tempo, e delle scroccate. Succede che vengono usate tutte le abilità dialettiche e persuasive per scroccare il caffè. La cosa non avrebbe nulla di anormale, tranne per il fatto che la situazione si ripete con cadenza frenetica e sempre sugli stessi soggetti. Il richiedente studia e conosce la sua preda, e quando si tratta di restituire il credito resta in fondo alla fila, attento e oculato, e attende che il donatore si auto-acquisti la bevanda per comparire subito dopo dicendo: “ma dovevo offrirtela io..”.
    Non credetegli, era tutto premeditato, e si dice “volevo” non “dovevo” tra collaboratori…
  • Sindrome della chiavetta dimenticata/perduta: ed ecco la più subdola delle sindromi. Avanzando necessità sempre più impellenti il soggetto richiedente tenta di convincere che i jeans dove era riposta la chiavetta sono stati prelevati da alieni per un campione di verifica sul loro pianeta natale, distante 800 mila anni luce dalla terra. Però forse l’aveva prima appoggiata nel posachiavi che però la mamma ha urtato facendo cadere il tutto dietro al calorifero. Anche dopo ripetute battute di verifica e controverifica comunque la chiavetta, accuratamente riposta dove doveva essere, è sparita. Ed è un peccato mortale acquistarne un’altra. Metti che dopo la ritrovi?! Cosa ne fai di due siamo matti !? In cauzione poi…! In cauzione?
  • Sindrome della turnazione sbilanciata di gruppo: questa sindrome grave, talvolta gravissima, si applica a gruppi di persone che alternativamente si offrono il caffè. E’ particolarmente fastidiosa in quanto vedrete i soggetti che ne sono afflitti acquistare quando non è il loro turno dei caffè al ginseng qualità oro con briciole di ginepro e rosmarino delle Ande, del valore di circa 4 euro a tazzina; d’altro canto quando devono offrire al gruppo, se non hanno un compleanno o quel giorno proprio non hanno voglia di caffè (???), si appropinquano,  un pò vergognandosi e nascondendosi, prendono un caffè liscio con poco zucchero in tazzina di seconda mano. Se il luogo di interscambio è un bar, siamo allora a livelli eclatanti ed invece del caffè il malato da sindrome ordina senza rimorso alcuno la gran coppa gelato del nonno al caffè con cuore di cioccolata, del valore di 7 euro.

Come potete vedere , signori e signore, la sindrome della chiavetta genera situazioni di arzigogolata e colorita entità, raschiando ora un fondo ora l’altro. L’affetto-odio che si crea tra il richiedente alfa, e il sottomesso omega, crea un legame morboso simile per certi versi al paradigma matrimoniale fallito, dove in intimità ogni mattina ci si scambia teneri convenevoli durante lo scambio della chiavetta per mandarsi a quel paese un secondo dopo. E’ una scena che si ripete anche tra maschi eterosessuali, ma denota una certa omosessualità subconscia di fondo probabilmente…

Va da sè che la vittima del prestito, ovvero colui che presta la chiavetta, soprassede alla noia causatagli dalla ripetuta richiesta per preservare una condotta lavorativa e collaborativa nell’ambiente di lavoro dove vive. Quale super partes idielogico nel coprire il capriccio dell’antagonista take and go, al fine di far funzionare un team working degno di tale nome. Ma.. Non è forse meglio collaborare invece allo stesso livello, ognuno con i medesimi diritti e doveri? Non è forse meglio indicare al consulente dove poter acquistare una chiavetta nuova?

Forse mi sbaglio… Come mi sbaglio nel definire subdolo il non poter adempiere al prestito cauzionale dei 5€, spesso ostentato da persone over 40, ovvero persone che hanno già nella loro vita stipulato un mutuo per una casa di centinaia di migliaia di euro, o pagato un notaio per un rogito 5 o 6 mila euro, o pagato quotidianamente una consulenza medica specialistica sui 100€, magari di 10 minuti.

Come trovo subdolo l’acquisto cauzionale di una chiavetta considerando che ad ogni caffè c’e’ un risparmio di 5/6 centesimi di euro, che in 10 caffè sono già 50/60cent di euro, e che in un mese ammortizzano bene o male il costo complessivo della chiavetta stessa.

Ma tant’è, questo è un mondo schizofrenico e le cose sensate si contano sulle dita di una mano.

E uno, due, tre quattro e cinque: toh, mi sono acquistato una chiavetta. Mi prenderò un caffè.

 

_Lord Hol Napult_