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Archive for the ‘ governo ’ Category

Dog arises(Play audio for full immersion reading)

In questo mio trattato, a lungo ponderato tra le righe dissonate della mia umile esistenza, vorrei porre a lor signori il punto dell’attenzione più acuta a cui possano essi accedere, nella speranza che il verbo elargito con così blanda parsimonia, non vada sprecato in semplici ed inutili sinapsi dell’uomo medio bigotto, bensi si assesti nelle camere della più elogiata area riflessiva delle menti in ascolto.

Viviamo in un era in cui frenesia e risultato hanno spesso la meglio soverchiando ogni labile e leggermente abbozzata linea di interconnessione tra una causa ed un effetto. Linee di questo tipo rendono ricchi uomini che ne sanno dell’esistenza, e avantaggiati quantomeno tutti coloro che ne individuano la logica. La linea di cui vorrei evidenziarne le ritmiche ripetizioni, miei cari spettatori, è il fievole legame descritto in titolatura, ovvero ciò che connette la mala politica alla defecazione canina.

Nonostante sia alla mercè di ognuno sia l’una che l’altra evidenza, risulta arduo all’uomo comune e poco accorto percepire l’interconnessione che esiste tra queste due realtà. Io, in qualità di vate mondano, accompagnerò, seppur solo verbalmente e spiritualmente, le vostre signorie, verso la luce della ragione e della verità.

E’ noto che il giovane virgulto moderno sia quotidianamente proiettato in una faticosa ricerca del posto di lavoro che più gli si addice, considerata la maggiore età ormai raggiunta e le importanti conoscenze acquisite in ambito scolastico dopo numerosi anni di studi. Tra queste conoscenze come non ricordare il paradigma de’ “il più veloce vince tutto”, “il più forte è il migliore”, e anche “se affabuli il professore hai la strada spianata per tutti gli anni”, ed infine “se non sei capace basta pagare per ottenere tutto”.

Questi insegnamenti intrisi di triste verità si contrappongono al vero scolaro coscienzioso che adopera mente e corpo per immergersi veramente nel “concetto”. Seppur una volta uscito dall’istituto scopra che il concetto stesso non serve se l’economia è zoppa; scopre oltresì che se “conosci la persona giusta, come in sede scolastica, le porte si aprono più facilmente”.

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TassazioneItaliana2016Buonasera lettori.

A lungo ho cercato per siti e forum le risposte al quesito che cercheremo di chiarire stasera. Finalmente ho ottenuto tutte le risposte che volevo basandomi sulla personale esperienza di un amico. Troppa teoria e formule astruse mi stancano e, probabilmente, stancano chiunque; cercherò quindi di fare un sintetico e preciso punto della situazione.

La domanda che si vuole risolvere è: quanto rende un investimento sicuro oggi attraverso linee vincolate a tasso garantito?

Nessuno di noi è nato manager e azionista, investitore incallito, o giocatore d’azzardo tra indici e tabelloni di Wall Street. Una buona parte delle persone ha compreso che il vero guadagno passa sia dagli interessi maturati, sia da una gestione a rischio bassissimo che ovviamente non impegna e non stressa, lasciandoci maggiormente liberi di gestire al meglio la nostra umile esistenza…

Attualmente il sistema di conti correnti non rende proprio nulla, e se consideriamo il canone mensile erode silenziosamente il nostro capitale senza offrire vere opportunità di risparmio.

Ci sono però soluzioni online che offrono la possibilità di spostare il denaro su un “deposito di risparmio” e quindi di vincolarlo per 3, 6, 12 o 18 mesi, ottenendo di fatto un introito garantito a fine vincolo.

L’esempio che mostro sarà quindi un prototipo di investimento standard:

  • Investimento a linea vincolata della durata pari ad 1 anno
  • Valore pari a 10.000€ (per semplificare i calcoli)

Partiamo dal frontespizio che è la percentuale “sbandierata” sulle homepage dalle varie banche:

  • 1,20% di interessi per 1 anno

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Paris. 13/11/2015

Sad-face-in-paris

…open compiler
….new file
.. edit..

int main() {
// INIT
string userInput;

string msgMrRobot = “Un bug non è mai solo un errore.\n
Rappresenta qualcosa di più. Un errore nel modo di pensare. 
Molti programmatori pensano che debuggare un programma 
significhi sistemare un errore.\nMa è una stronzata. 
In realtà lo scopo del debug è solo trovare l’errore, 
capire perché ci sia quell’errore, tanto per cominciare 
e sapere che non è un caso che esista.\nViene da te per 
consegnarti un messaggio, come un’inconscia bolla che 
fugge verso la superficie e scoppia, rivelandoti qualcosa 
che hai sempre saputo.\nNon so perché sto dicendo tutto 
questo. Forse è perché sono drogato con qualche sostanza 
legale con la quale gli spacciatori fanno soldi oggigiorno.
\nMa di solito è perché lo sento arrivare. Il ronzio di 
un insetto che arriva verso di me per tutti i piani 
finché mi obbliga a prendere una decisione”;

// GET - apply replacements
msgMrRobot.CustomReplace("debuggare","distruggere");
msgMrRobot.CustomReplace("debug ","esercito militare");
msgMrRobot.CustomReplace("bug","Attentato");
msgMrRobot.CustomReplace("programmatori ","politici");
msgMrRobot.CustomReplace("programma","paese");

// SET
cout << msgMrRobot << endl;
cout << "what do you think?" << endl;

// GET - user input
cin >> userinput;
cout << "user input is:" << userInput << endl;

// RET
return -99;
}

……compiling…..
…program compiled successfully.

mrrobot

 

Cordoglio alle vittime di Parigi. Possiate vegliare laddove l’uomo non riesce, non vuole, o non può.

ribbon-black_68

_Lord Hol Napult_

Il Caos, L’ordine e la Guerra

Vi siete mai chiesti cosa scateni le guerre ?
Ci sono due aspetti nell’uomo, uno che tende ad essere preciso, formale, corretto: l’ordine.
Un altro, attinge alla libertà indiscriminata di decidere qualunque cosa della propria vita, non vuole limiti, non vuole paletti che ostacolino la pazienza: questo è il caos.
Ogni civiltà mostra come entrambe le componenti debbano essere considerate, e puntualmente mostra anche come entrambe le componenti non possano coesistere mescolandosi troppo.
Ogni forma di civiltà, sia che abbia avuto successo o abbia fallito, ha tentato in qualche modo di cercare una formula di coesione tra il caos e l’ordine.

Vedendo certi politici, si nota come l’ordine sia una prerogativa:far pagare le tasse, far codificare strade,abitazioni,tempi, far strutturare città, razionalizzare fondi.
Ci sono poi le attività “caotiche” anche nelle città ordinate: il gioco d’azzardo, la formula 1, la caccia nei boschi, e tutte quei generi di attività atti a sfogare l’IO dopo aver rispettato le infinite regole dell’ordine.
Certi politici, fantasisti, possono anche decidere di far rispettare l’Ordine agli “altri”, fallendo poi nel non riconoscere anche i propri doveri. Allora si cercano deterrenti, delle pillole zuccherate, giusto per addolcire l’amara verità e cioè che l’essere umano è qualcosa di tutt’altro che bilanciato. Vediamo quindi che scrivere una legge “ad personam” diventa un modo di inserire nell’ordine il caos, anzi, il Proprio caos.

yin-yang

Quando però il bianco ed il nero si mescolano a certi livelli, non rimangono ben distinti come lo Yin e lo Yang, simbolo di equilibrio universale, ma danno vita ad un grigiore polveroso e velenifero, tipico di città come Hong Kong o Milano… Le città hanno il colore del compromesso a cui sono soggette.
Credo che pretendere ordine laddove il caos abbia, seppur lentamente, preso il sopravvento significhi… Guerra.

Banalmente, la guerra è un tentativo di coloro che difendono l’ordine di predominare sul caos, mentre coloro che difendono il caos cercheranno la stessa medesima cosa di verso pari ed opposto.
Del resto è anche vero che non ci può essere luce senza buio, o per semplificare, un equilibrio senza la perfetta alternanza dell’uno e dell’altro.

Allora quale è la formula migliore per far coesistere l’ordine e il caos ?
Se l’ordine ha prevalso per la maggiore fino ad oggi, per rimanere in equilibrio ora toccherà al caos, e cosi via verso gli eoni dell’universo in un’alternanza possibilmente perfetta. Proprio come fanno due ragazzi che, tenendosi per le mani, giocano al girotondo. Se uno dei due lascia, cascano rovinosamente entrambe.
Questa è la sorpresa che i generali ed i grandi capi di stato non riconoscono: ossia se falliscono i nemici, falliscono anche loro. Provate a pensare: le guerre terminano con le “tregue”, senza vincitori nè vinti. Segno che il giro si è equilibrato, è in una stasi temporanea, ma solo fino al prossimo giro!

Però, che cosa triste che “il turbine immondo” sia cosi costoso in termini di vite umane, di sofferenza, e di dolore. Siamo parte di un sistema dinamico pur essendo amanti della pace, della “stasi”, del quieto vivere.

Semmai la nostra civiltà riconoscesse di essere errata per definizione, spero che muti senza creare danno alcuno. In fondo, a ricostruire le cose c’è sempre questo inguaribile, sbilanciato e pazzo essere umano.

Lettera aperta a Punto Informatico

Ho inviato una lettera alla nota Magazine Online di Informatica e Telecomunicazioni.
Si intitola : IN ITALIA TUTTI CONTRO CHI SVILUPPA VIDEOGIOCHI
Ringrazio P.I. e tutti quelli che hanno visionato e commentato con le proprie opinioni l’articolo.
Grazie di Cuore,
Lord Hol Napult

punto_informatico

In Italia tutti contro chi sviluppa videogiochi
Roma – Ciao Punto Informatico, sono un appassionato di videogame sin da piccolo e vorrei dire la mia in merito a Videogiochi, come ci si lavora in Italia?. Io un videogame l’ho già creato, e tra l’altro è stato già anche pubblicato da voi un anno fa: si chiama “No One Shoots Forever”.
All’interno del videogame c’è la sua storia (Main/credits/history) e mi sembrava interessante conservarla perché in effetti descrive la fatica che ho fatto nel svilupparlo. Sono passato da un gruppo di persone di tutta Italia in contatto via internet (che di fatto è risultato troppo dispersivo) a dover fare cocciutamente tutto da solo.

Premetto che non ho trovato appassionati come me che mi dessero una mano, e così mi sono arrangiato a fare codice, grafica, suoni, level design, beta testing e tutto ciò che occorre per arrivare a quello che considero un buon prodotto freeware (gratuito). Il fatto che dopo 2 anni e qualche mese di lavoro il prodotto sia uscito come freeware era dovuto al fatto che volevo raggiungere un po’ di notorietà, non tanto tra i videogiocatori, ma tra le software house italiane che producono videogame. Pensavo, ai tempi, che ci fosse una certa attenzione per gli sviluppatori emergenti… Altro che attenzione, non ci sono nemmeno le software house in Italia!Inoltre, c’è da dire che le persone che vorrebbero fare videogames sono migliaia… quelle che in realtà ne hanno la capacità e la voglia sono molte meno. Quello doveva essere il mio Vero biglietto da visita!

Purtroppo le cose sono andate diversamente. Ho dovuto sospendere il “videogame coding” (ora lavoro nell’IT finanziario) per mancanza di tempo e per necessità di denaro, ma nessuno (e dico NESSUNO) mi ha mai realmente contattato per propormi un lavoro. Strano, visto che ho ricevuto sulle riviste anche un angolino tutto mio (The Games Machine del 2005 e qualche rivista europea). A nulla sono valsi i download (circa 30.000). La strada in Italia è veramente in salita, direi quasi che è una scalata da alpinisti.

Questo significa anche che tutto cio’ che hanno detto i KOALA GAMES è corretto… cercare fondi statali, diventare sviluppatori e publisher allo stesso tempo, insomma, creare da soli questo nuovo settore perché né istituzioni né imprenditoria giovano alla causa.

Prendiamo due aspetti del problema. Ad esempio la questione SIAE, in quanto ho cercato di registrare almeno un software nella mia breve carriera. Ecco come funziona il deposito software in Italia:

1) Il deposito software è facoltativo.
2) I software devono avere un adesivo SIAE su ogni CD, ottenibile solo registrando il software (ma non era facoltativo?). Questa normativa del bollino è persino in CONTRASTO con le direttive europee.
3) Per registrare un software bisogna che il software sia stato “PUBBLICATO”, ossia reso pubblicamente in mostra e quindi distribuito ad un cliente.
4) Se mi registro alla SIAE è perché voglio essere sicuro che in caso di PUBBLICAZIONE il software sarà univocamente mio, e nessuno potrà rubarmi l’idea, il CD e quant’altro e diventarne proprietario senza il mio consenso.
5) Se la registrazione va a buon fine (circa 130 euro di spesa!) riceverete la conferma della registrazione con il numero, diversamente… io, diversamente, non ho ricevuto nulla. Né SI, né NO. Per 130 euro una cartolina con scritto: “RIFIUTATO perché…” potevano anche inviarmela.
6) Gli sportelli SIAE di provincia non sanno Nulla di registrazione di SOFTWARE, e gli unici che lo sanno stanno a ROMA, nell’ufficio “Deposito Software”.
7) Lo sportello reclami invita a chiamare martedi e venerdi per 2 ore. Peccato che anche in quei giorni e in quelle ore la voce automatica sia la stessa! Pero’ non puoi dire alla voce automatica: “Ehi! ma è ADESSO!”.

C’è poi la questione burocratica che assale le softwarehouse.

Premessa: il mercato Shareware (dove Shareware è spesso l’UNICA soluzione per le piccole aziende di software che nascono..) è fatto di programmi in versione dimostrativa che vengono sbloccati e diventano pienamente funzionanti registrandosi sul sito, dietro pagamento del corrispettivo importo (su Punto Informatico penso che lo sappiano già tutti, ma chissà che queste parole non arrivino oltre..).

Domanda: come puo’ uno sviluppatore o piccolo team di sviluppo arrischiarsi ad aprire una Partita IVA, pagare periodicamente un commercialista, autofinanziarsi lo sviluppo (sono anni di lavoro eh…), emettere fatture “a me stesso” (in caso di vendita) e buttare via circa il 50%/60% del prezzo del software in tasse e imposte varie, quando non sa nemmeno se venderà una copia del proprio programma? E non ho parlato dei costi della sede, dell’hardware, del software, e quant’altro occorre.

Si chiamerebbe “rischio aziendale” questo? A me pare proprio si chiami DISFATTA ASSICURATA LEGALIZZATA.

Inoltre va considerato che imprenditori benestanti e indicativamente “anziani” difficilmente finanzierebbero ragazzi giovani o giovanissimi su tecnologie che non conoscono e non capiscono, per raggiungere risultati INCERTI, come la vendita di videogame.

Va infatti considerata anche la realtà extra-italiana con cui si va a competere ed è subito sfida ardua e introiti dubbi.
Ecco perché i Koala Games stanno attenti ai contributi REGIONALI (beati loro, figuriamoci se dovessimo attendere quelli NAZIONALI), persuadono investitori a finanziarli (non so come né con quali pratiche voodoo), si massacrano di ore di lavoro e producono in tempi strettissimi dei videogame didattici.

Concludo da programmatore dicendo che io mi rifiuto a priori di fare videogame in tempi strettissimi, anche perché li considero FORME D’ARTE moderna, e l’arte ha bisogno del suo tempo.

Ora è meglio che abbassi i toni e torni a fare il mio caro freeware… ma “se mi impegnassi seriamente a fare videogame, questa mail l’avrei scritta in inglese, non di certo in italiano….”

Link Utili:

Lord Hol Napult

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