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Archive for the ‘ guerra ’ Category

La Cavalcata Oscura di Wolfgar

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L’alito greve e caldo si affannava tra le briglie come nebbia tra i rovi.

La tensione e la quiete si fondevano nell’aria come se fossero unite dall’eternità, un miscuglio di echi lontani e fili d’erba e foglie, leggermente mosse dal vento, erano gli unici suoni udibili a centinaia di miglia. E nella vallata un cielo nero e minaccioso, carico di pioggia ma in una surreale paralisi completa, attendeva qualcosa di assolutamente inafferrabile.
Un lato della collina era invaso, o forse posseduto, da un’intera armata di cavalieri nero vestiti. I loro sguardi erano talmente grevi e freddi che se fossero stati visibili da dietro quegli elmi avrebbero assorbito ogni raro sprazzo di chiarore che si travisava tra le nubi, gettando un’inquietante oscurità ovunque.

Sudore e goccie di pioggia finissima scivolavano sulla muscolatura robusta e tesa di Wolfgar, un cavallo nero come la pece, gigantesco ed imponente, vero e indomito erede della dinastia degli Shire.
Un tuono eccheggiò lontano stracciando nubi e luce in una coreografia gotica e decadente.
L’attesa, secondo dopo secondo, strappava lembi di tempo che laceravano cuoio teso, prese nervose su else e sangue, sempre più frenetico, adirato in quelle piccole vene insufficienti.

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Cit: “Il Softair è un’attività ludico-ricreativa di squadra basata sulla simulazione di tattiche militari.”
Correva l’anno 2010 quando mi imbattei in questo sport attraverso amici, conoscenti, colleghi, ma.. fermi un attimo: in pratica ero l’ultimo arrivato! Questo sport (ufficialmente riconosciuto come tale) per chi non lo sapesse ancora è in preponderante diffusione. Cercherò quindi di analizzare il segreto di questa risposta sociale sorprendente.
Premessa – La Sicurezza:
Il softair si gioca in sicurezza con l’ausilio di protezioni per la faccia (obbligatorie) e via via, dove uno lo ritiene necessario, anche per altre parti del corpo. Nessuno sport senza la sicurezza necessaria avrebbe successo.
Le protezioni rendono l’esperienza di gioco estremamente godibile a chiunque e sono il punto di partenza per poter giocare.
Il gioco:
Quando una cerchia di persone, vestite in mimetica e stivali, con armi elettriche da softair e simboli di riconoscimento sparsi per tutta la giacca, si ritrovano… beh, a quel punto ci si saluta cordialmente, ci si equipaggia un po’ in intimità (qualcuno si cambia senza tanti problemi gli abiti “civili”…) e si parte per una nuova avventura!
Solitamente ci si divide in 2 fazioni, e se il numero lo permette, in varie sotto-squadre, dette plotoni.
A differenza di quanto uno possa immaginare, nel softair non si spara e basta.
Gran parte del gioco consiste nel mantenere il proprio autocontrollo, resistere alla fatica di lunghe marce o lunghe attese (!) oppure ad avanzamenti coordinati su irte colline; il tutto appesantito da fucili elettrici di circa 4kg, oltre che un equipaggiamento a seguito che aumenta di media il nostro peso di altri 10kg.
Se pensavate ad un’esperienza alla “Call of Duty(tm)” il softair vi deluderà subito… i vostri stessi limiti fisici, il movimento di squadra o anche solo delle condizioni di scarsa visibilità per pioggia o vegetazione, vi costringeranno ad essere cauti, lenti, silenziosi, ed a evitare corse maggiori di 30 metri (!), pena un affaticamento eccessivo o la sfortunata possibilità di essere colpiti.
Tutto questo si discosta molto dalla rosea e cinematografica visione della guerra nei videogame e nei film, dove un Rambo qualsiasi schiva colpi come fosse Neo di Matrix(tm) e spara con precisione a nemici che escono da tutti i cespugli.
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L’onestà nel gioco, e nella vita:
Durante le giocate di softair nessuno muore per davvero, e nessuno si sporca di colori bizzarri la giacca (quello è PaintBall). Ciò che elimina un avversario è un pallino di plastica o ceramica del diametro di 6mm e del peso di 0,20/0,24gr, sparato ad una potenza inferiore ad 1 joule (tutto questo per legge).
Quando uno di questi pallini ci colpisce è nostro dovere morale alzare la mano, dire “Preso” (o “Hit” in inglese) ed uscire dal gioco. Solitamente si fanno missioni divise in fasi da 20 minuti, quindi un tempo di attesa per prossimo rientro sostenibilissimo.
Tutto questo per dire che il motto “arbitro cornuto!” qui non c’è proprio. Non ci sono né giudici né controllori a parte i compagni con cui si gioca ed ovviamente sé stessi. In gergo trattasi di “Fair Play”.
Quanti sport conoscete che insegnano l’onestà con gli altri partecipanti?
Nella formula1 vince chi arriva primo magari tagliando la strada a 300km/h all’avversario; quello è considerato un campione, e vai di testosterone, grida e fanatismo.. sulle strade vere!
Nel calcio è bravo chi segna di prepotenza, anche se la palla l’ha ottenuta con falciate, sgambetti, magliette tirate e opportunamente afferrate dietro lo sguardo dell’arbitro, e davanti a quelli della platea… anche qui tale “soggetto” risulta un campione…
Nel softair, fortunatamente, ci discostiamo del tutto da questo lerciume e i disonesti non durano a lungo. Finalmente uno sport sano, normale, pulito anche nello spirito!
Spesso tra i “nuovi iscritti”, forse per colpa della società individualista in cui ci ritroviamo, c’è sempre il combattente che “spara mille colpi e mai li riceve” (almeno questo è quello che pensa lui); nel softair costui è un Highlander, il famoso Ultimo Immortale, oltre che un poveretto da compatire.
Il punto è che ci si basa fondamentalmente sull’onestà dell’individuo, e solo dopo ripetuti e noiosi rimproveri, se la persona non si educa alle regole, viene rimossa dal club sportivo.
Non solo! Il gioco disonesto perde progressivamente valore, la fatica spesa perde ogni senso, la sua reputazione nel gruppo pure, e visto che si gioca solitamente nella prima mattina, poca voglia avrà l’highlander di alzarsi all’alba per “far finta di giocare” (o giocare in modo disonesto). Questo meccanismo retroattivo, che a me piace definire come “laselezione naturale del softair”, consente alle squadre di essere solitamente pulite da giocatori disonesti… Vi assicuro che funziona. Vi assicuro inoltre che, visto il contesto sociale, capitalistico, egemonico(!) che tutti conosciamo, non ci sono mai squadre gigantesche di softair, ma tante piccole identità da 20/30 membri: gli onesti sportivi e appassionati.
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L’equipaggiamento:
Il minimo necessario per iniziare a giocare è:
  • In primis, maschera o occhiali di sicurezza, il tutto per la protezione della faccia. Sono obbligatori.
  • Dei buoni scarponi da montagna. Attenzione, sono molto importanti! Acqua, fango e talvolta neve arriveranno.
  • Una mimetica decente, con possibilità di appesantirla per il periodo invernale. Inoltre passamontagna e guanti leggeri aiutano molto il mimetismo.
  • Un ASG o fucile elettrico da softair completo di batteria, caricabatteria, con 5/10 mila pallini (solitamente 5000 pallini biodegradabili costano 10 euro) a semestre. Si consigliano quelli con la scritta “Full Metal” per una garanzia migliore delle parti meccaniche e per la robustezza.
  • Una bottiglietta d’acqua, o una borraccia se preferite. Assolutamente indispensabile.
  • Tanta voglia di partecipare onestamente a dure sessioni di gioco, incontrare gente, fare amici, scambiarsi opinioni e ovviamente… scambiarsi pallini mirati!
Il totale di questo equipaggiamento base si aggira intorno ai 200 euro (2012 d.c.) per gli accessori da softair, e 300 compresa la mimetica e gli scarponi. Ovviamente comprando materiale “low cost” di media qualità. Io personalmente ci ho giocato un paio di anni con tale configurazione.
Degli accessori utili, ma non indispensabili nell’immediato, sono:
  • Radiotrasmettitore “Midland” per accedere a canali radio un po’ liberi, altrimenti scoprirete che i ciclisti sono tutti radioamatori incalliti della domenica! Inoltre è utilissimo un auricolare per radio, in modo da ottenere comunicazione silenziosa durante il gioco.
  • Del mimetismo di secondo livello: cappellino, ghillie (abbigliamento ultra-vegetato), mimetismo per l’arma, ecc
    La radio + il mimetismo vi danno l’Iniziativa d’attacco. Molto utile per le imboscate coordinate.
  • Un camelback o zainetto porta acqua. Estremamente utile, e sostituirà la vostra borraccia.
  • Una pistola elettrica da soft air.
  • Un poncho mimetico perché il club vi trascinerà nel fango più insuperabile (come il tonno! hehehe).
  • Un corpetto tattico dove riporre i caricatori, e la radio, ecc.
  • Varie ed eventuali sempre appurato che riusciate a muovervi senza morire di affaticamento…
Il totale dell’equipaggiamento accessorio si aggira intorno ad altri 200 euro. Con questa configurazione non vi divertirete di più, ma giocherete sicuramente meglio.
Ma, dove comprare?
Sinceramente vi consiglierei di fare un bel giro in un negozio di softair vicino a voi, giusto per vedere di persona un fucile o un accessorio, o qualche corpetto tattico. Poi invece rivolgetevi all’Online sui siti che preferite e analizzando i costi. Il risparmio sarà sorprendente. Per la mimetica e gli scarponi invece sconsiglio l’Online a meno che non siate sicuri delle misure…
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I terreni di gioco:
Una battaglia di softair si svolge generalmente in spazi aperti come boschi (non sempre delimitati da recinzioni..), oppure in edifici semi abbandonati come vecchie industrie, diroccamenti ecc, e qualsiasi posto si riesca trovare attorno alla sede del club e che consenta un minimo di isolamento da eventuali passanti, motociclisti o altro.
Questo perché alla presenza di un fattore esterno al gioco,il gioco viene interrotto per poi riprendere poco dopo. Ovvio che l’interruzione infastidisce, e le comunicazioni radio richiedono un minimo di tempo… si cercano quindi posti isolati, brulli e liberi da improvvisati esploratori della flora locale.
Il terreno di gioco è estremamente importante, consente infatti di immedesimarsi nell’azione, creare imboscate, testare il proprio mimetismo e la propria capacità di rimanere appostati anche se circondati da un plotone che avanza.
Nel softair si punta molto sull’autocontrollo dei sensi, sull’udito, la vista acuta, il movimento silenzioso e la sopportazione della fatica. Il tutto per organizzarsi al “grande assalto”, o per far fronte all’avanzata avversaria!
L’aria si carica di tensione all’approssimarsi di un obiettivo, e l’esplosione delle prime raffiche vicino a voi innescano meccanismi di sopravvivenzapiuttosto primordiali: bisogna resistere a tutto questo.
Per Concludere
Si può parlare male di uno sport che inneggia la guerra, aizza il fanatismo o porta i giovani alla “violenza”, ma sarebbero solo commenti superficiali. Come tutti gli sport, la fatica e l’amicizia insegnano sempre valori importanti, e nel softair si incontrano sia molti amici che.. parecchia fatica! In un mondo dove siamo tutti connessi ma nessuno si parla veramente, bisogna proprio andare là, al freddo mattutino, dove osano le aquile, per poter ritrovare sè stessi!
Quindi cosa state aspettando!? Che ve lo chieda in ginocchio!? Hehehe…
Provate questo sport, e magari fate un salto alla Prima Divisione Aquile (BG/ITALIA) ! Anche solo per una battaglia amichevole al nostro campo! Io sarò lì ad aspettarvi, con i miei compagni e con il mio M4A1puntato al capogruppo del plotone!! UA! 😉
Lord Hol Napult
(Copyright by Lord Hol Napult 2012)
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Il Caos, L’ordine e la Guerra

Vi siete mai chiesti cosa scateni le guerre ?
Ci sono due aspetti nell’uomo, uno che tende ad essere preciso, formale, corretto: l’ordine.
Un altro, attinge alla libertà indiscriminata di decidere qualunque cosa della propria vita, non vuole limiti, non vuole paletti che ostacolino la pazienza: questo è il caos.
Ogni civiltà mostra come entrambe le componenti debbano essere considerate, e puntualmente mostra anche come entrambe le componenti non possano coesistere mescolandosi troppo.
Ogni forma di civiltà, sia che abbia avuto successo o abbia fallito, ha tentato in qualche modo di cercare una formula di coesione tra il caos e l’ordine.

Vedendo certi politici, si nota come l’ordine sia una prerogativa:far pagare le tasse, far codificare strade,abitazioni,tempi, far strutturare città, razionalizzare fondi.
Ci sono poi le attività “caotiche” anche nelle città ordinate: il gioco d’azzardo, la formula 1, la caccia nei boschi, e tutte quei generi di attività atti a sfogare l’IO dopo aver rispettato le infinite regole dell’ordine.
Certi politici, fantasisti, possono anche decidere di far rispettare l’Ordine agli “altri”, fallendo poi nel non riconoscere anche i propri doveri. Allora si cercano deterrenti, delle pillole zuccherate, giusto per addolcire l’amara verità e cioè che l’essere umano è qualcosa di tutt’altro che bilanciato. Vediamo quindi che scrivere una legge “ad personam” diventa un modo di inserire nell’ordine il caos, anzi, il Proprio caos.

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Quando però il bianco ed il nero si mescolano a certi livelli, non rimangono ben distinti come lo Yin e lo Yang, simbolo di equilibrio universale, ma danno vita ad un grigiore polveroso e velenifero, tipico di città come Hong Kong o Milano… Le città hanno il colore del compromesso a cui sono soggette.
Credo che pretendere ordine laddove il caos abbia, seppur lentamente, preso il sopravvento significhi… Guerra.

Banalmente, la guerra è un tentativo di coloro che difendono l’ordine di predominare sul caos, mentre coloro che difendono il caos cercheranno la stessa medesima cosa di verso pari ed opposto.
Del resto è anche vero che non ci può essere luce senza buio, o per semplificare, un equilibrio senza la perfetta alternanza dell’uno e dell’altro.

Allora quale è la formula migliore per far coesistere l’ordine e il caos ?
Se l’ordine ha prevalso per la maggiore fino ad oggi, per rimanere in equilibrio ora toccherà al caos, e cosi via verso gli eoni dell’universo in un’alternanza possibilmente perfetta. Proprio come fanno due ragazzi che, tenendosi per le mani, giocano al girotondo. Se uno dei due lascia, cascano rovinosamente entrambe.
Questa è la sorpresa che i generali ed i grandi capi di stato non riconoscono: ossia se falliscono i nemici, falliscono anche loro. Provate a pensare: le guerre terminano con le “tregue”, senza vincitori nè vinti. Segno che il giro si è equilibrato, è in una stasi temporanea, ma solo fino al prossimo giro!

Però, che cosa triste che “il turbine immondo” sia cosi costoso in termini di vite umane, di sofferenza, e di dolore. Siamo parte di un sistema dinamico pur essendo amanti della pace, della “stasi”, del quieto vivere.

Semmai la nostra civiltà riconoscesse di essere errata per definizione, spero che muti senza creare danno alcuno. In fondo, a ricostruire le cose c’è sempre questo inguaribile, sbilanciato e pazzo essere umano.

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