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Archive for the ‘ notte ’ Category

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All’inizio è solo distrazione. Non vuoi ammettere di essere proiettato verso una realtà che ti stravolgerà l’esistenza e pur sapendo che sarà un esperienza indimenticabile, cerchi solo di non pensarci troppo.

Pensare in realtà significa farsi prendere un po’ dal panico. Il panico naturale e ribollente che si assapora prima di avere un figlio.

Passa qualche giorno, qualche mese, e inizi ad affrontare la cosa cercando conforto nella moglie (o compagna che sia). Qualche libro, per curiosità ed anche per sopprimere l’ansia, lo leggi. Cose del tipo, essere mamma, diventare mamma, la salute del bambino… parole chiave di un mondo che non ti è appartenuto fino ad oggi.

Arrivano i primi esami “di verifica”. Oramai siamo piuttosto avanti con l’età e le statistiche, bastarde e infide, minacciano la tua stabilità interna con annunci sui mille problemi che un nascituro può avere, genetici, mentali, di postura, di costituzione, di pelle. In TV ti vengono proposte tutte le forme di vita umane con stranezze e gravi problemi ormonali. Speri che non tocchi a te, ma in realtà speri che nonostante quelle persone risultino perfettamente capaci di amare e sorridere, quello che non saprai affrontare è l’enorme spesa economica e di tempo che una complicazione richiede. Il mondo in cui viviamo, se è stato a misura d’uomo per qualche tempo, beh.. ora non lo è più, e la sensazione di schiavitù sociale dovuta a tasse opprimenti e servizi scadenti, assistenza zero… è troppo.

I pensieri di una sola sera non possono essere sufficienti per gli esami “di verifica”. Con la clausola del fatto che si tratti di solo “screening” e quindi mai una certezza o un dato reale. “Reale”… “Neo, definiscimi la realtà…”. “No Morpheus, non questa sera!”.

Si avvicina il periodo e tutto sembra comunque andare bene. Ma la notte non è più tranquilla. La notte non è più una notte di quelle spensierate e giovanili, quando di preoccupazioni non ce n’erano, e si poteva ascoltare il canto dei grilli seduti in terrazza al fresco della luna.

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La Cavalcata Oscura di Wolfgar

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L’alito greve e caldo si affannava tra le briglie come nebbia tra i rovi.

La tensione e la quiete si fondevano nell’aria come se fossero unite dall’eternità, un miscuglio di echi lontani e fili d’erba e foglie, leggermente mosse dal vento, erano gli unici suoni udibili a centinaia di miglia. E nella vallata un cielo nero e minaccioso, carico di pioggia ma in una surreale paralisi completa, attendeva qualcosa di assolutamente inafferrabile.
Un lato della collina era invaso, o forse posseduto, da un’intera armata di cavalieri nero vestiti. I loro sguardi erano talmente grevi e freddi che se fossero stati visibili da dietro quegli elmi avrebbero assorbito ogni raro sprazzo di chiarore che si travisava tra le nubi, gettando un’inquietante oscurità ovunque.

Sudore e goccie di pioggia finissima scivolavano sulla muscolatura robusta e tesa di Wolfgar, un cavallo nero come la pece, gigantesco ed imponente, vero e indomito erede della dinastia degli Shire.
Un tuono eccheggiò lontano stracciando nubi e luce in una coreografia gotica e decadente.
L’attesa, secondo dopo secondo, strappava lembi di tempo che laceravano cuoio teso, prese nervose su else e sangue, sempre più frenetico, adirato in quelle piccole vene insufficienti.

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DI-017-02

Egregi ubriaconi del mondo, esilaranti garzoni dalla festosa armonia interna e compari di letture per attimi fuggenti e talvolta malevoli, benvenuti a questa frizzante recensione che punta specificatamente a determinare se il modello di orologio in evidenza sia adatto o meno ad attività sportive di tipo militaresco.

Mi riferisco ovviamente all’orologio Diadora Storm. 

A lungo ho cercato un orologio di tipo mimetico e dalle caratteristiche tecniche necessarie a sopportare ogni condizione. Il panorama attuale offre infatti moltissimi modelli che spaziano dall’antico orologio militare per veterani della guerra, ma con cui non ci fai quasi nulla, ai nuovissimi pseudo-orologi sincronizzati con il proprio cellulare. Inutile dire che anche questi risultano per  me uno spreco non solo di soldi, ma persino di tempo, visto che la batteria dura come un cellulare, circa 4/5 giorni. Ci sono infine quei pseudo suppostoni portatili utili a monitorare la priopria circolazione sanguigna, i battiti e altre divertenti inutilità del caso. Nemmeno in questo caso sono stato particolarmente interessato da tali prodotti. Insomma, forse è meglio enunciare i requisiti che determinano l’orologio da softair ideale.

  1. Ora visibile chiaramente.
  2. Ora visibile in notturna.
  3. Ora visibile in rovescio (orologio sull’interno del polso)
  4. Resistenza a shock e urti, termici e fisici.
  5. Alta durata della batteria.
  6. Peso.
  7. Basso ingombro.
  8. Impermeabilità.
  9. Cronometro.
  10. Countdown-Timer per le azioni a tempo.
  11. Mese Giorno.
  12. Meteo info come temperatura e pressione.
  13. Mimetismo e antiriflesso.
  14. Sveglia.
  15. Prezzo.

In base a questi requisiti ho dovuto cercare in lungo e in largo, scartando le opzioni più estreme e lasciando infine un range di due soli modelli:

  • Diadora Storm DI-017-02 – prezzo circa 50 euro.
  • G-Shock GA-100CM-8AER – prezzo circa 140 euro.

Detto che entrambe sono validi, il prezzo altamente differente e la dimensione dell’orologio stesso, per i G-Shock davvero grande, mi hanno fatto propendere per un acquisto di tipo economico. Notate inoltre che possedere sia la tecnologia al quarzo che le lancette impone ai G-Shock la necessità di essere enormi. Soprattutto le tecnologie a lancette le eviterei del tutto per fare sport.

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Purification

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La sera scende, silenziosa e fredda, su tutte le cose dell’universo.
Scende sulle lagune di rane e cicale, lontano dai centri, nelle terre paludose. Scende nelle vallate innevate, tra antichi pineti dove si ode spesso un rombo greve, costante e lontano, forse generato da riverberi di un masso caduto tempo prima, tra rocce e dirupi. Quando scende la sera tutto si appiattisce ad uno stato mite, si sposta dalla vita, si fonde con la morte. Essa scende. Scende nel riflesso di una goccia d’acqua caduta da una fontana in una metropoli turistica, fermando in quell’istante migliaia di riflessi bluastri e celesti, proiettati su strade, vetrine, persone, e nella goccia stessa.

Quando scende la sera il mondo si ferma. Forse tenta di riflettere sull’operato del giorno, durante la calda vita pulsante dell’esistenza. Forse la sera esiste per farci capire che l’esistenza stessa ha bisogno di chiudere un ciclo prima di aprirne un’altro. Una semplice e logica alternanza utile a definire il tempo, creando di fatto un passato, un presente e un futuro.

Tutto procede con “scatti armonici”: luce e vita, buio e morte.

Noi attraversiamo tutto questo, incuranti o vagamente coscienti, e nonostante tutto…attraversiamo. E’ come procedere su una passerella sospesa su un alto dirupo che con nostro stupore non avremmo mai attraversato se davvero ci fossimo resi conto di quanto è in alto, di quanto è rischioso…

La luce del giorno ha l’effetto inebriante di conferire forza e volontà, o per certi versi pazzia. Apriamo gli occhi e iniziamo a reagire abbagliati dalla luce. Osserviamo e schiviamo ostacoli, sistemiamo oggetti, cacciamo quanto basta per esistere. Una corsa sotto certi aspetti che non ha limiti di spazio, ma ha forti limiti di tempo, presto sarà sera e quindi bisogna sbrigarsi! Poveri coloro che nella luce non raggiungono lo scopo prefissato. Poveri coloro che nella luce corrono quasi accecati, sia perchè non raggiungeranno alcuno scopo, sia perchè rimarranno accecati per tutto il tempo.

Le leggi del mondo si impongono al contempo in modo banale e spietato. Fai tutto quello che devi fare ma fallo entro l’arrivo della sera, perchè quando questa arriverà dovrai sospendere ogni cosa e dovrai fermarti, per forza, e volgere alla quiete.

E la sera scende, silenziosa e fredda, su tutte le cose dell’universo.

Quando giunge le paludi si assopiscono, e le montagne innevate si congelano rallentando i rigagnoli. Nelle città le persone si disperdono dalle vie ed ognuna volge verso un rifugio con tutto quello che ha ottenuto durante la giornata.

La sera ci purifica. Essa costringe l’anima umana a confrontarsi con sé stessa in una fase di introspezione intensa e talvolta violenta. Non c’è alternativa a questo. In questa fase potremmo essere eroi di grandi successi compiuti nella luce del giorno trascorso, oppure solo puerili esseri repressi; sviluppiamo costretti la coscienza di ciò che siamo, osservando il nostro passato, gli oggetti del presente ed infine proiettando noi stessi in una simulazione di futuro, così come lo vorremmo nella nostra immaginazione.

Non c’è nulla che sfugge al nostro sguardo introspettivo durante la sera. Tutto ciò di cui siamo stati capaci ci sosterrà o nei casi negativi ci perseguiterà. Difficile scappare dalla propria coscienza e formulare strutture mentali preservanti, che alterano la percezione delle nostre brutte azioni fino a renderle accettabili. Impossibile spingere nel subconscio tutto quello che in questo universo ci assilla. Se c’è un legame tra la purificazione dell’essenza di un essere e l’avvicinarsi della sera, sicuramente è in questo momento che avviene, in una stanza dai riflessi bluastri e celesti... La sera è la nostra unica speranza di comprendere l’universo. Sia che conferisca tormento o quiete dobbiamo accettarla come un dono ancestrale alla miserabile esistenza che la razza umana conduce in questo spazio ed in questo tempo.

La sera è l’universo stesso. La nostra unica occasione di purificazione.
Semplicemente… non sprechiamola mai.

_Lord Hol Napult_

Jigen e la Sigaretta

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L’adolescente:
“Cioè, figa, dobbiamo per forza andare fino là!? Io preferivo rimanere in zona… mmmpffff Poi figa non vedi che mmmpffff sono sfigati a manetta che non si tirano mai insieme…”

La neo-assunta:
“Quella troia credevo di averla fregata mmmpffff invece mi ha inculato ancora. Figa che puttana di una, la ucciderei. Cioè non può fare sempre il cazzo che gli pare mmmpffff e prendersela con me se è talmente rincoglionita da non ramparne fuori mmmpffff.. che s’inculi cazzo!

Il rappresentante:
“Certo bisogna che mi informi sui progressi, anche perché io quell’email non l’ho ricevuta mmmpffff. Quindi secondo te mi stai dicendo che erano favorevoli al nostro progetto ma hanno deciso mmmpffff di utilizzare comunque un altro software. Ascolta, fammi un grosso favore, mandami quell’email…”

 

La sigaretta, qualunque modo la si guardi, è un elemento presente nelle nostre vite. Intervalla le nostre azioni, integra le nostre esistenze, ci da quel tono che ci manca per essere i super uomini che la vita richiede.

Il contesto malato in cui viviamo richiede ritmi pressanti e prestazioni alte, molto lavoro, molta fatica, molto di qualsiasi cosa un essere umano possa offrire, vita inclusa. E con la sigaretta si riequilibra tutto. E’ semplice, elegante, geniale, cilindrica, veloce, integrata perfettamente nella stessa società che ci affligge, ma sufficientemente scaltra da non essere imputabile di alcunché.

Ci sono vari tipi di sigarette, non tutte sono uguali: c’è la sigaretta del ritardatario, che lo aiuta ad essere più … puntuale; poi c’è la sigaretta dell’affannato che lo aiuta ad apparire come se avesse tranquillamente sopportato uno sforzo; poi c’è la sigaretta del disinvolto, che lo aiuta a non mostrare agli altri il proprio interesse, nel poker d’assi quale è la vita; alleghiamo per completezza anche la sigaretta della soddisfazione per un lavoro ben riuscito, che ci aiuta a digerire quella parte di noi che in fondo non voleva andare in quella direzione….

Sostanzialmente ci sono tante, tantissime tipologie di sigarette, ma tutte assomigliano a questa:
La sigaretta è un piccolo cilindro cartaceo contenente, in genere, foglie di tabacco tritate e lavorate. Le sigarette possono essere arrotolate a mano o prodotte industrialmente.

Il fumo derivante dalla combustione di una sigaretta contiene oltre 4.000 composti. Circa 3900 di queste sostanze sono gravemente dannose per gli organismi viventi.[6]. In generale comunque, il prodotto della maggior parte delle combustioni in carenza di ossigeno, atte a generare particolato incombusto o fumo, contengono composti dannosi per la salute. (Wikipedia)

Ci sta sfuggendo qualcosa?

Sì, del resto non scriverei se non fosse così. Il modello che ci è stato insegnato a riguardo delle sigarette è dettato dal mero interesse economico dei suoi produttori. Anni fa la legge sui “messaggi subliminali” all’interno di spot e movies di varia natura non esisteva, e quella fu la porta d’ingresso per imporre il volere dei produttori di sigarette sulle masse. Tu sei la massa.

Ecco un esempio.

 

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Ora non vi farà molto piacere sapere che gli attori sono stati pagati dai produttori di fumo per dar mostra di sè mentre fumano; per lo meno gli attori più gettonati. Questo ha dato luogo all’icona: fumare ti fa fico. Nel caso delle donne: fumare ti fa sofisticata e affascinante.

Ora, non so voi ma qualsiasi adolescente che si sveglia la mattina vuole imporre a sé stesso una dimostrazione di indipendenza dai propri genitori e al contempo di compiuta maturità. Limiti antichi come alcol e sigarette proibite prima dei 18 anni contribuivano a indurre il giovane a credere che la maturità passasse per questa porta.

Chi non ha quindi iniziato a 14-15 anni a fumare (o bere alcolici) ?

Non è tutto:

Il fumo di tabacco, oltre ai consueti componenti derivanti da combustione incompleta (fumo), contiene nicotina, un alcaloide stimolante che può illudere il fumatore di ottenere un miglioramento temporaneo della memoria, dell’umore e della velocità di riflessi, ma genera anche una forte dipendenza chimica, sia fisica sia psicologica. Quest’ultima è responsabile di una particolare sindrome astinenziale caratterizzata da un aumento dei livelli di ansia, stress, depressione e da peggioramento dell’umore e della memoria (Wikipedia)”.

Quindi, ci sono effettivamente degli effetti psicologici di leggera assuefazione che ci inducono a fumare quando sentiamo ansia, stress, problemi medi e grandi, problemi repressi e mai risolti, eventi sgraditi, insomma tutto! Perché questo fottuto mondo è di fatto un problema unico, un fottuto grosso problema esistenziale che richiede attenzione e lavoro costante per riuscirne.

Tutto ci induce a fumare. E noi fumiamo! Per strada, in macchina, fuori dagli usci, prima dei pasti, dopo i pasti e idem con i caffè. E’ una vocazione religiosa. E come si fa a non fumare? Fumiamo perché non siamo sfigati, affannati, invidiosi, stanchi, avidi, rammolliti, lenti, incapaci, frustrati o perché non stiamo facendo la cosa giusta e lo sappiamo, o perché non abbiamo potuto fare diversamente, o perché tutto sommato di noi non “gliene frega un cazzo a nessuno”.

Beh, non è del tutto corretto, o meglio, questa è solo la prima serie di sigarette. La seconda serie riguarda la “dipendenza”. Nelle sigarette, anche se non è necessario a dare gusto alla sigaretta, ma guarda caso c’è ugualmente, troviamo l’ammoniaca. L’ammoniaca provoca forte dipendenza a medio termine. Dopo di che siamo fottuti per anni e anni e anni.

Ora, nel tentativo risolvere anche l’associazione del super uomo che vive nel nostro timido IO adolescenziale con il mito del super uomo hitleriano che prevarica le altre razze, vi interesserà sapere anche questo fatto:

Durante gli anni Trenta, il regime Nazista, ritenendo che le spese da sostenere per le cure da patologie da fumo fossero inutili e gravose per il governo, rivolse la sua attenzione al tabacco, concludendo che rappresentasse la causa più importante di cancro ai polmoni: il cancro fu dichiarato «il primo nemico dello stato» e il III Reich sviluppò un’aggressiva campagna contro il fumo. Inoltre l’abitudine era considerata negativa per il cittadino ideale della Germania hitleriana: il tabacco fu definito «reliquia di uno stile di vita liberale» e «masturbazione polmonare»” (Wikipedia).

Curioso no? I super uomini “ariani” non fumavano… morivano di cancro tanto quanto i normali tabagisti, tanto da costringere il governo nazista a correre ai ripari. Ora dimentichiamoci pure dei nazisti e cerchiamo di estrarre un concetto sensato da tutto ciò…

 

Conclusione ovvia ma non troppo:

Se tutto quello che viene riportato fosse verità assoluta sussiste che: Io fumo un “piccolo cilindro cartaceoper inalare fumo contenente “circa 3900 sostanze gravemente dannose” che mi illudonodi ottenere un miglioramento temporaneo della memoria, dell’umore e della velocità di riflessi”, così riesco a colmare la mia carenza di fiducia e di autoaffermazione nel gruppo e sentirmi il “figo” che non sono nè riesco ad essere, perché schiavo di una società che richiede da me più di quello che riesco ad offrire; questa mia «masturbazione polmonare» mi fa elevare da uomo a Super uomo ma, terminata la sigaretta, ritorno inesorabilmente ad essere quello che ero prima ovvero uno “sfigato totale”.

Beh, a prescindere che nessuno dovrebbe pretendere dagli altri prestazioni da super uomo, vip, o “guru risolvi tutto”, visto che il super uomo non esiste, io credo che la soluzione ai problemi non passi certo per un cilindro fumante 3900 sostanze dannose, ma debbo comunque ammettere che certi problemi non possono essere risolti nell’immediato ed un complice chimico-psicologico potrebbe essere una “ultima spiaggia” comunque percorribile per calmare quantomeno l’impatto iniziale di eventi avversi, a patto che la propria condizione di salute consenta tale rischio.

E comunque, l’importante… è non farci l’abitudine.

 

_Lord Hol Napult_

 

Gocce Nere sul Progresso

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Scende la pioggia sul traffico urbano,
come lacrime sul volto sporco di bambino,
e traccia sentieri d’un greve colore
lasciando scorgere un grigio nervino.

Nera la notte sovvien, su macchine folli,
schizofrenico emblema d’un Era ormai buia,
e pioggia e vento sembran mani protese
che supplican l’uomo di fermare la bolgia.

Neon luccicanti su strade bagnate,
tra sporche geometrie sputate sul verde,
son questi i vantaggi d’un mondo virtuale
che uccide con foga ciò che è pura realtà.

L’uomo s’è perso al rincorrer la giostra,
sospinto dai falsi giostrai di provincia,
correndo o scappando, nella fretta del Nulla
travolge la terra senza battere ciglia.

Tra i tanti che presi dal turbine immondo,
neppur v’e nè uno che si volge a guardare,
se è vero bisogno lo correre in tondo
oppure uno scherzo del lordo ignorare.

Non vi son gran parole che descrivono il moto
se neppur v’è la forza di leggere un rigo
per bloccare ciò che non ha mai avuto scopo
e vedere un futuro entro un fior colorito.

Scusate la riga, un’altra soltanto,
Non ha alcun colore, nè polvere o amianto:
“Benché l’uomo sappia che la vita è soffrire,
ancor non comprende com’è giusto morire.”

Lord Hol Napult

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