Crea sito

Archive for the ‘ realtà ’ Category

(Play audio for full immersion reading)

All’inizio è solo distrazione. Non vuoi ammettere di essere proiettato verso una realtà che ti stravolgerà l’esistenza e pur sapendo che sarà un esperienza indimenticabile, cerchi solo di non pensarci troppo.

Pensare in realtà significa farsi prendere un po’ dal panico. Il panico naturale e ribollente che si assapora prima di avere un figlio.

Passa qualche giorno, qualche mese, e inizi ad affrontare la cosa cercando conforto nella moglie (o compagna che sia). Qualche libro, per curiosità ed anche per sopprimere l’ansia, lo leggi. Cose del tipo, essere mamma, diventare mamma, la salute del bambino… parole chiave di un mondo che non ti è appartenuto fino ad oggi.

Arrivano i primi esami “di verifica”. Oramai siamo piuttosto avanti con l’età e le statistiche, bastarde e infide, minacciano la tua stabilità interna con annunci sui mille problemi che un nascituro può avere, genetici, mentali, di postura, di costituzione, di pelle. In TV ti vengono proposte tutte le forme di vita umane con stranezze e gravi problemi ormonali. Speri che non tocchi a te, ma in realtà speri che nonostante quelle persone risultino perfettamente capaci di amare e sorridere, quello che non saprai affrontare è l’enorme spesa economica e di tempo che una complicazione richiede. Il mondo in cui viviamo, se è stato a misura d’uomo per qualche tempo, beh.. ora non lo è più, e la sensazione di schiavitù sociale dovuta a tasse opprimenti e servizi scadenti, assistenza zero… è troppo.

I pensieri di una sola sera non possono essere sufficienti per gli esami “di verifica”. Con la clausola del fatto che si tratti di solo “screening” e quindi mai una certezza o un dato reale. “Reale”… “Neo, definiscimi la realtà…”. “No Morpheus, non questa sera!”.

Si avvicina il periodo e tutto sembra comunque andare bene. Ma la notte non è più tranquilla. La notte non è più una notte di quelle spensierate e giovanili, quando di preoccupazioni non ce n’erano, e si poteva ascoltare il canto dei grilli seduti in terrazza al fresco della luna.

Il B-Test, ennesimo parto della società moderna, è andato male; se non fosse per il fatto che in fondo al calcolo semi diagnostico c’e’ un moltiplicatore che aumenta il rischio in base all’età. E’ come prendere 6 al compito, ma se avete più di 37 anni il vostro voto si dimezza. Chi non riesce ad interpretare bene questo fattore sprofonda nel panico, un panico da cui si risolleverà semplicemente con ulteriori esami molto più costosi e rischiosi, come l’harmony test o peggio, l’amniocentesi, un esame che pone un rischio teorico come quello del B-Test in un rischio REALE di aborto del 2%. Roba da pazzi, è come se chiedessimo ad un ceco di indicarci quando attraversare la strada.

Perse anche quelle notti, dove la donna presa dalle sue fatiche e afflitta da queste ansie capitola senza pietà in tutti i timori e le paure dell’universo, l’universo stesso ci introduce in un transito silenzioso, illusorio, esagitato. Un periodo che ricordo vagamente perché applica la ebbra magia dell’attesa di una burrasca. Nessuno dice nulla nel mese pre parto. E’ come vivere dentro una bolla d’aria che vaga nel profondo dell’oceano, alla ricerca di una riva, o di un luogo dove riemergere.

Arriva il mese del parto. Qualche complicanza che oserei dire naturale ci porta anzitempo presso gli ospedali. Ah, gli ospedali… nel 2017 sono un costrutto perfetto della situazione sanitaria attuale. Meno parti cesari hanno e più prestigio hanno. Meno personale anno, e più introiti fanno. Parliamo con qualche infermiera e ci confessa la sua nona o decima ora di lavoro… ci mostrano l’area parto e notiamo che sono poltrone super accessoriate, ma circondate da cassetti. La sala è quindi magazzino, luogo di gestazione, e una sedia per coloro che attendono. C’è tutto comunque, ma non c’è la tranquillità di chi ascolta. Solo ansia, un ansia perenne che stanca il fisico e disturba il sonno. C’è anche felicità, ma sono rari barlumi di quando sarà tutto finito, o iniziato.

Infine ci sono io, il raccordo perfetto che compensa ogni negligenza della sanità nazionale; dai pasti senza acqua, ai capi di abbigliamento di ricambio, al supporto affettivo, psicologico, morale, fisico, integrativo per ottenere assistenza quando il personale è sparpagliato per la corsia, e molto altro.

Si arriva alla settimana clue. La prima settimana di questo tipo per coloro che hanno il primo figlio. Ricordo ore ed ore a guardare la parete, chiedendomi quando fosse l’ora giusta, e come sarebbe stato dopo. Esploro senza ostacoli tutta la corsia, anche se l’aria da ospite indesiderato che si ha in quei posti è omnipresente. Ci fosse almeno un parroco con cui chiacchierare. Al massimo un estracomunitario che non parla la mia lingua, e che comunque è già circondato da bambini e impegnato abbastanza a gestirli. Poi un albanese, uno zingaro, un nero, un cinese, ed infine un abitante delle pianure del posto… accidenti, sembrano tutti cosi distanti da me.

Il cellulare, vero incubo e grazia dell’era contemporanea, diviene una condanna. Parenti e familiari che raramente sentivi prima ti chiamano ora, con diritto, ad ogni momento della giornata. Tante telefonate, tanti pensieri, tante idee che cercano di compensare antichi traumi e difficoltà passate, per evitare che altri le rivivano. Ma per me non c’è questa cortesia; sono e rimango lo strumento di conciliazione delle paure del mondo verso le direzioni intraprese da altri, e parzialmente anche da me.

Rifocalizzo. Si arriva al giorno vero, quello del parto, un giorno a cui si arriva comunque e inevitabilmente stanchi morti. Ma riposeremo solo quando saremo morti! Te ne stai per tornare a casa dopo una giornata di lavoro, un lavoro che ti sei ostinato di portare avanti per distoglierti dai pensieri e perché le precedenti veglie non avevano portato a nulla. Ma alla sera di quel fine settimana, nella stanchezza finale, le “acque si rompono”.

Donne inesperte tanto quanto i mariti si allarmano. Ora! Ora! No cari, forse, se vi va bene, tra quattro o cinque ore. Ce lo spiega l’infermiera notturna in modo non esplicito. L’ideale durante l’agitazione… altri messaggi suggeriti subliminalmente e avrei potuto fare una strage dal nervoso.

Brutto approccio, lo riconosco, ma nel giro di un ora la donna inizia a delirare e la situazione tracolla. Partono comportamenti inaspettati e ingestibili, incoscienza, dolori lancinanti, monitoring forzato del bambino da contorno, e un generale caos. Si chiama agitati l’ostetrica. Questa assiste un po’, e poi si ritira. Se ne va. Non era cosi che me l’ero immaginato. In un ospedale comunque ci si abitua ad essere abbandonati. Ci vediamo tra un quarto d’ora dicono, e se ne vanno per un ora. Ridicoli. Date informazioni corrette e fate il vostro dovere… ditemi un ora che almeno non penso per 45 minuti dove “c****o” possa essere la persona.

Passano altre ore, sempre più difficili, un crescendo. Non si dorme, si urla. Dolori lancinanti ai reni e alla schiena, altro delirio incontrollabile dalla donna. Nel mio non so esattamente cosa fare, e vado a cercare il personale. Arrivano, vedono, controllano il monitoring, dicono quattro parole che ignoro, forse perché del tutto di circostanza. E se ne vanno. Di nuovo.

Ci caliamo nella notte da soli. In due contro l’universo, in attesa del terzo. Forse la famiglia nasce in quell’esatto momento, quando la moglie non risponde più di sé, il bambino scalcia tra il sangue e i tessuti rotti del ventre, ed il padre osserva e vigila nel limite delle sue possibilità, come un corvo sul ramo più alto di un albero ormai secco. Bisogna attendere. Attendere mentre tutto sembra cadere a pezzi… spiritualmente.

Ora il delirio assume forma e spirito, davvero lancinanti e sgraziati. Mi stordisce. Leggermente Allarmati sbucano dal nulla e ci trasferiscono dalla branda buia alla sala parto. Incredibilmente vediamo la moglie, mai a senno in quegli attimi, camminare fino alla sala. Difficoltosamente sì, ma non c’era d’aspettarselo.

Entro anche io, per ultimo, sono il corvo, sono lo scudiero, o che diavolo sono non lo so. In realtà quelle sono le porte dell’inferno. Se vuoi strappare una vita, è li che devi entrare. Non saprai come uscirai, se uscirai, se non ti perderai dallo sconforto li dentro. Quello è l’inferno di chi ruba dal sangue della terra una creatura. Se la vuoi dovrai lottare, assieme alla tua moglie, e dovrete spargere sangue e sudore, combattere, e sperare di vincere.

Niente da fare. La moglie vacilla i suoi ultimi attimi di energia e causa stanchezza inizia ad urlare. Un delirio placato solo da un’anestetista. Questo figuro che compare solo a metà della bolgia, ha lo sguardo freddo e triste dell’assassino professionista. Infila aghi, infila cateteri, salda con adesivi, ed infine inietta la sostanza stordente. In quell’esatto momento la natura che giocava alla guerra con le persone viene privata del campo di gioco. Ma si tiene con sé la creatura. Non ci sono sconti per chi utilizza le scorciatoie dell’alchimia. Madre Natura indignata si ritira dal campo e minaccia.. torna quando sarai pronto.

Per me questo rappresenta un momento di sollievo. Le urla si annacquano e si respira un attimo di calma. Solo dopo mi accorgo che non era la direzione giusta, e che nelle due ore successive gli sforzi non varranno nulla per vedere la creatura… e le ore passano, inesorabili, lente, inconcludenti. L’effetto dolore ritorna, le urla ritornano, ma la stanchezza non permette più alcuno sforzo.

Ricompare l’anestetista, lo sguardo amareggiato di chi ha già dato troppo. Ed infatti l’ennesima dose rilancia l’attesa di altre ore.. lunghe.. e inutili. Arriva l’alba.

Nessuno ha riposato. Le preoccupazioni, la stanchezza, e il dolore invece si sono accumulati. Un bilico in attesa di tracollo. Giro di personale nell’ospedale. Altre 2 ore di tentativi forzati su creature che hanno dato ormai tutto il possibile. Altre due ore di stanchezza e affanni… inutili!

Ti chiedi se è davvero così che doveva andare. Il cesareo era precluso, infatti si vedeva la testa del piccolo, li, proprio li, a pochi centimetri. Ma era li da due ore! Come si può sbloccare uno stallo del genere!? Nessuno ha la risposta..

Poi ad un tratto, dopo che la pazienza ed i tentativi, a centinaia, sono andati invano, dopo 10 ore di delirante escursus, dopo una giornata durata 34 ore dall’ultimo sonno, e dopo aver visto l’unico motivo valido della propria esistenza sfogare e reprimere frustrazione senza sosta, dopo tutto questo, la sala parto si riempie di persone.

Chi sono? Cosa vogliono? Alcune senza badare a me preparano gli arnesi del mestiere. Una prepara siringhe e siringhe di emergenza, opportunamente scotchate sulla flebo. Due mi affiancano e tengono d’occhio la situazione… del resto io non rispondo troppo delle mie azioni, mentre mi innervosisco… echi ancestrali e demoniaci iniziano a tuonare nell’aria.. le pareti scompaiono, la stanza volteggia verso cieli in tempesta, e tuoni e lampi e clangore di armate in ogni dove. L’argano, è in posizione di tiro. Si aspetta semplicemente il segnale.

Eccolo! Urla rimbombano per le stanze, mentre una valchiria tira come fosse una fune, mentre un’altra preme forte il ventre, mentre altre assistono e stringono la moglie nel suo ruolo. Pochi secondi, il tempo di una folata forte di venti del nord, e poi silenzio…

Lo stanno strappando in 6 dalle radici dell’albero della vita verso un mondo di cui nutro forti dubbi… ma quella è la strada!

Poi un altro tuono, e di nuovo l’inerpicarsi dell’ostetrica che tira in fanciullo incastratosi tra due mondi. Le altre partecipano e sforzano, premono, schiacciano, bloccano. Qualcosa mi tiene inchiodato alla sedia. Ero stato rammonito dall’alzarmi.. mi stavo autocontrollando e autobloccandomi. Quella era la mia 35esima ora.

Di nuovo la fredda calma. L’infermiera più in basso inizia ad anestetizzare e tagliare, come un macabro tessitore di fronte ad una tela di carne… il sangue a fiotti trasforma la sedia da parto in un altare sacro e violento. Un rituale di forte impatto visivo, mentre la freddezza del momento congela ogni sussulto. Le labbra secche da ore di quella notte sono ormai distinguibili anche dalla penombra sul volto della moglie; ho visto un risultato del genere solo nei film dove si attraversava il deserto, e non credevo certo che si trasformassero così in sole 10 ore..

Un ultimo segnale arriva. Il macabro quadro si rianima, l’infermiera di fronte tira senza sosta, quella sopra preme, le altre stringono la moglie che urlando e delirando si incurva e spinge… l’ultima, la carnefice del taglio, è la prima ad accogliere la creatura che ne esce. Un piccolo essere rosso sangue e bagnato, impaurito, allungato senza che gli fosse stato chiesto dopo essere stato raggomitolato su se stesso… e silenzioso.

Uscito, il tempo si ferma. Le ostetriche si lasciano sfuggire un sospiro. Il muro di medici si dirada, mi alzo, guardo la moglie, guardo la creatura…. Silenzio… mentre il respiro si ferma capisco che qualcosa deve succedere o non sarà comunque una cosa facile. La moglie urla, esausta, “perchè non dice niente!?”.

Non arriva nessuna risposta dalle infermiere mentre si riassestano e ricominciano a riprendere le loro normali posture.

“ggh eeeeeeh!”

“Oh cavoli! E’ Vercingetorige Primo! E’ nato! E’ vivo!”

 

Ci sono poche cose che muovo il mondo. Ci sono poche verità che scuotono le radici della terra. Ci sono poche cose che portano al cuore delle persone. Queste cose non sono irraggiungibili, sono sempre parte di questo mondo… il prezzo da pagare è avere il coraggio di scendere all’Inferno, per poi fare ritorno. Un prezzo che vale la pena … ve lo assicuro.

ps: nomi, luoghi, riferimenti e altro sono parte della fantasia, colorita e imprevedible, dell’autore.

_Lord Hol Napult_

Dog arises(Play audio for full immersion reading)

In questo mio trattato, a lungo ponderato tra le righe dissonate della mia umile esistenza, vorrei porre a lor signori il punto dell’attenzione più acuta a cui possano essi accedere, nella speranza che il verbo elargito con così blanda parsimonia, non vada sprecato in semplici ed inutili sinapsi dell’uomo medio bigotto, bensi si assesti nelle camere della più elogiata area riflessiva delle menti in ascolto.

Viviamo in un era in cui frenesia e risultato hanno spesso la meglio soverchiando ogni labile e leggermente abbozzata linea di interconnessione tra una causa ed un effetto. Linee di questo tipo rendono ricchi uomini che ne sanno dell’esistenza, e avantaggiati quantomeno tutti coloro che ne individuano la logica. La linea di cui vorrei evidenziarne le ritmiche ripetizioni, miei cari spettatori, è il fievole legame descritto in titolatura, ovvero ciò che connette la mala politica alla defecazione canina.

Nonostante sia alla mercè di ognuno sia l’una che l’altra evidenza, risulta arduo all’uomo comune e poco accorto percepire l’interconnessione che esiste tra queste due realtà. Io, in qualità di vate mondano, accompagnerò, seppur solo verbalmente e spiritualmente, le vostre signorie, verso la luce della ragione e della verità.

E’ noto che il giovane virgulto moderno sia quotidianamente proiettato in una faticosa ricerca del posto di lavoro che più gli si addice, considerata la maggiore età ormai raggiunta e le importanti conoscenze acquisite in ambito scolastico dopo numerosi anni di studi. Tra queste conoscenze come non ricordare il paradigma de’ “il più veloce vince tutto”, “il più forte è il migliore”, e anche “se affabuli il professore hai la strada spianata per tutti gli anni”, ed infine “se non sei capace basta pagare per ottenere tutto”.

Questi insegnamenti intrisi di triste verità si contrappongono al vero scolaro coscienzioso che adopera mente e corpo per immergersi veramente nel “concetto”. Seppur una volta uscito dall’istituto scopra che il concetto stesso non serve se l’economia è zoppa; scopre oltresì che se “conosci la persona giusta, come in sede scolastica, le porte si aprono più facilmente”.

Lungi da me nascodere o decidere cosa di questi flaccidi comportamenti moderni vadano ostacolati o condannati… no, mi limiterò ad analizzare lo status quo dell’individuo di nicchia, il non “raccomandato”, il coscienzioso, il capace neo disoccupato.

Orsù, giorno dopo giorno, l’individuo sottoposto a stress mentale ed emarginato dall’economia “che rende liberi”, “che rende indipendenti”, incontrerà per attitudine o forzato effetto, l’apparecchio mobile cellulare. Tale strumento di persuasione e addomesticazione di massa consente alle persone di ripiegare i propri disagi in un piano parallelo, fatto di sorrisi e faccine gialle, telefonate inutili, foto con panorami laddietro o monotoni o inquietanti, e così via. Ciò che si cristallizza nell’archiviazione digitale di massa è in realtà la solitudine, il disadattamento, l’impotenza di fronte ad una società gommosa, che rimbalza ogni cosa, e non da risposta alcuna.

Perchè studiare tanto svariate materie se qui, in modalità “sopravvivenza on”, non serve altro che pane, cemento e sanità? E perchè non risulta possibile trovare la propria strada nel mondo?

Lungi anche in questo caso da me cercare di dare risposte sensate. Le domande sono giustissime, ma le risposte sono molto in là da ogni giustificazione. Ma procediamo con il nostro percorso mentale…

L’individuo si tramuta piano piano, giorno dopo giorno, nello zombie moderno. Il rifugio ed il rifiuto della realtà passa per il telefono mobile cellulare. Ogni attimo in esso non fa sentire il peso dell’esistenza inadattata nel presente, che senza fronzoli ulteriori, ripete “non ho bisogno di te, non ho bisogno di te, non ho alcun bisogno di te!”.

La sindrome si protrae dai luoghi di studio alle strade. Chini “nella” periferica che rende “liberi 2.0” ci si incammina verso ogni luogo, e verso nessun luogo. Li il primo contatto si delinea laddove il distratto passante cellularotico sovente preme l’organica defecazione canina!

Tale momento è simbolico, un cerchio che si delinea ma non ancora del tutto chiaramente…

Scrutiamo ora con occhio rapace l’altro lato della società. E’ noto infatti che madri disperate e talvolta separate abbiano un figlio disoccupato e sintomaticamente legato e condannato al sistema mala politico in cui vive. Pensate ora alla psiche della giovane donna, con un lavoro fantoccio che non gli è mai piaciuto, ma preoccupata del suo pargolo, del futuro e comunque afflitta dalla spaventosa paura di aver perso gran parte della vera giovinezza, quella in cui spensierati si correva ignudi o quasi nei campi di grano, senza pensiero alcuno a disturbo della propria giornata… Ah, che vita era quella!
E’ noto che ogni tanto la reazione femminile non è sufficientemente razionale, come si potrebbe pensare, ma del tutto isterica e scoordinata. Ed è qui che la donna si circonda di uno o più piccoli fedeli sbava pantofole. Ognuno di essi, solitamente non più alti di 40 cm, ha lo scopo di ricordare la bellezza e la ricchezza che furono in anni simbolici della lontana gioventù.

Lavinia_Fontana_-_Portrait_of_a_Lady_with_a_Dog_-_Google_Art_Project

Ai tempi si passeggiava per le boutique, si prendeva il tram, si conversava all’ora del thè con le amiche preferite, le più nobili, le più bianco vestite. I cappelli col fiocco a strascio rendevano sinuosi i capelli biondi raccolti da una spilla elegante ed accarezzati dal vento caldo del borgo.

Tutto questo, nessuno sa esattamente come, si traduce oggigiorno in un simpatico Bau Bau.

Mi scuso, ma vogliate prestare ancor un poco di attenzione, e presto arriveremo al dunque…

Ora se consideriamo le continue necessità del tutto legittime del fedele amico di pantofola, ci troveremo presto a dover conciliare la defecazione canina in un ambiente urbano e contagiato da muri strettissimi, auto in corsa, aiuole da 1 mq, vicini irascibili, pareti rimbombanti. Ogni signora ha poi tutto il resto delle operatività ordinarie di una madre e donna, che impiegano il tempo di circa 16 ore giornaliere escluso il sonno e incluso i festivi. E’ quindi legittimissimo e naturale che la madre indaffarata incarichi talvolta il giovine figliuolo di andare ad acquistare i sacchetti per la raccolta di feci canine.

Le probabilità che questo avvenga con successo sono pari alle probabilità che un Comune di qualsiasi cittadella rifornisca le apposite torrette di suddetti sacchetti raccogli defecazione. E’ un pò la stessa probabilità di prendere una trota di fiume al volo con l’esca al cucchiaino, e per volo si intende “volo”…

garden-dog-pet

Ora, signori e signore, se consideriamo, a fronte di tutto ciò, che per ogni appalto economico mafializzato, si genera un giovine cronicamente dipendente da cellulare mentre, all’angolo opposto della strada, “nasca” una nuova donna con cagnolino, e quindi che risulti decuplicata la probabilità di posatura plantare sulla defecazione animale che la padrona istericamente non raccolse quel dì perchè inviò ad acquistare il sacchetto apposito che nemmeno il comune mise a disposizione e che pure il giovine dimenticò di prendere, afflitto com’era nella propria vita post-scolastica che si rivelò di fatto un’intrinseca delusione poichè nessun  lavoro era disponibile a causa dell’economia rafferma che nulla offriva, dovuta ad anni di mala politica, sperpero, conflitti di interesse, privilegi di casta, oligarchia moderna traslata ed occultata, al fine di elevare chi era sù ancora più sù, e chi giù ancora più giù, mentre il sottomesso volgo, con rammarico generale addolcito, ignorava totalmente ogni causa in quanto intento ad immergersi in giovani mondi alternativi lontani da quello, o ricordi lussusi che furono, o parole al vento sputate da vati e cronisti su Blog di nessuno.

E come queste mie “parole al vento”, egregi signori e signore, mi adopero umilmente cercando di solleticare le Vostre menti ed i Vostri pensieri, così come uno strumento parallelepideico battendo su base metallica trapeziocubica s’ingegna di scalfire una forma nel mezzo che dia indipendenza a colui che un giorno la brandirà.

E che vogliate accogliere o rigettare siddette parole al vento, dipende solo da voi; ma sappiate e badate bene, egregi signori e signore, che un gesto avverso produrrà, inesorabilmente e prepotentemente, l’aumento di defecazione canina sul vostro quotidiano cammino.

Pensate. E camminate al sicuro.

_Lord Hol Napult_

 

 

TassazioneItaliana2016Buonasera lettori.

A lungo ho cercato per siti e forum le risposte al quesito che cercheremo di chiarire stasera. Finalmente ho ottenuto tutte le risposte che volevo basandomi sulla personale esperienza di un amico. Troppa teoria e formule astruse mi stancano e, probabilmente, stancano chiunque; cercherò quindi di fare un sintetico e preciso punto della situazione.

La domanda che si vuole risolvere è: quanto rende un investimento sicuro oggi attraverso linee vincolate a tasso garantito?

Nessuno di noi è nato manager e azionista, investitore incallito, o giocatore d’azzardo tra indici e tabelloni di Wall Street. Una buona parte delle persone ha compreso che il vero guadagno passa sia dagli interessi maturati, sia da una gestione a rischio bassissimo che ovviamente non impegna e non stressa, lasciandoci maggiormente liberi di gestire al meglio la nostra umile esistenza…

Attualmente il sistema di conti correnti non rende proprio nulla, e se consideriamo il canone mensile erode silenziosamente il nostro capitale senza offrire vere opportunità di risparmio.

Ci sono però soluzioni online che offrono la possibilità di spostare il denaro su un “deposito di risparmio” e quindi di vincolarlo per 3, 6, 12 o 18 mesi, ottenendo di fatto un introito garantito a fine vincolo.

L’esempio che mostro sarà quindi un prototipo di investimento standard:

  • Investimento a linea vincolata della durata pari ad 1 anno
  • Valore pari a 10.000€ (per semplificare i calcoli)

Partiamo dal frontespizio che è la percentuale “sbandierata” sulle homepage dalle varie banche:

  • 1,20% di interessi per 1 anno

Inizio dell’investimento:

Ora poniamo i nostri 10.000€ all’interno del conto deposito e vincoliamoli per 1 anno a questo interesse. Un secondo dopo che l’azione è stata fatta si innescano delle conseguenze fiscali che riepilogo, aggiornate al 2016 dalla Repubblica Italiana:

  1. Imposta del 26% sull’interesse maturato (ovvero i soldi che ricevete in più a fine anno) e minimo di 1€.
  2. Imposta dello 0,20% sull’intera cifra investita (ovvero i 10.000€).
  3. Varie ed eventuali.

 

Introiti:

Ipotizziamo che l’anno sia trascorso ed e’ tempo di ritirare i soldi vincolati, e quindi il mio investimento da 10.000€ ad un tasso di 1,20% dopo un anno produce un ritorno di 120€ lordi.

 

Calcolo delle Uscite

1) Imposta sull’interesse:

Prendiamo i nostri 120€ e calcoliamo la trattenuta del 26%: -31,20€

Il nostro guadagno inizia a decrementare da 120€ a 88,80€.

2) Imposta di bollo

Questa imposta si applica durante l’anno. E’ ragionevole associarla alla linea vincolata in quanto non ci sarebbe se non avessimo vincolato i soldi. Nella magistrale arte di confondere la gente è una imposta che si applica a tutto il capitale investito. Nel nostro caso ce ne freghiamo, ed estraiamo solo la parte che grava sui nostri 10000€ di investimento.

Quindi calcoliamo lo 0,20% di 10.000€: sono in realtà -20€

I 120€ iniziali, poi divenuti 88,80€, calano ora a 68,80€ a causa dell’imposta di bollo.

Aggiungo considerazione molto importante: l’imposta di bollo si applica ogni 3 mesi per quattro rate all’anno, a prescindere da qualsiasi vostro introito. Graverà nel conto corrente ma sarà legata all’investimento. Questo significa che quando scade la linea vincolata avrete già pagato 4 rate da 5 euro ciascuna, per arrivare ai 20 euro totali di imposta.

Attenzione: come accennato, se anche la vostra linea vincolata non produce alcun reddito (magari per un annullamento dovuto a necessità di denaro) questa imposta viene applicata. “Chi ha dato ha dato…cùmpà!”.

Questo è un punto importante in quanto voi risparmiatori pensavate di guadagnarci in ogni caso, oppure di non perdere nulla nel caso che la linea fosse annullata. Non è così! (*ndB – questa evenienza non è stata verificata, e mai cercherò di verificarla, ma sono oltremodo sicuro che l’imposta non faccia sconto alcuno se annullate il vincolo).

Il vostro investimento a rischio zero quindi non è a rischio zero. Le linee vincolate anche se dal lato bancario non vi costeranno nulla, sul lato “Repubblica Italiana” avranno generato un debito dovuto all’imposta.

Varie ed eventuali:

Come imposte abbiamo finito. Vanno inoltre decurtati dall’interesse eventuali spese per vincolare il denaro o svincolarlo, o movimentarlo dal conto corrente al conto deposito, o vice versa. Queste spese le tralascio in quanto se avete una buona banca online dovrebbe essere tutto gratuito. Diversamente sono da considerare nel calcolo della gestione. Io considero il conto corrente come inizio e fine della transazione, per praticità.

 

Calcoliamo infine il totale:

Ho vincolato 10.000€ per un anno all’interesse di 1,20% e maturato un lordo di 120€.

Ho pagato imposte dirette e indirette ovvero: -51,20€.

Dopo le varie imposte mi resta un interesse netto di: 68,80€.

 

Se ci guardate bene è quasi la metà!

In sostanza, quanto risulta essere un interesse lordo dell’ 1,20% ?
Secondo i miei calcoli è 0,688%
(che nell’esempio da 10.000€ e facilmente visibile anche dall’interesse netto: 68,80€).

 

Considerazioni italiane:

Non esiste un investimento a guadagno garantito e rischio zero. Lo stato italiano agisce con due strategie di imposta per estrarre elegantemente soldi al piccolo risparmiatore. Le banche dal canto loro sono 10 anni che non offrono conti correnti con un interesse utile (a meno di considerare 0,00001% un interesse). Anche vincolare in modo sicuro del denaro significa rischiare quanto meno l’imposta di bollo se l’affare non arriva in porto. Tenere infine i soldi sul conto corrente genera una imposta di bollo del conto corrente, parallela alle imposte del deposito (32 euro annui per soglie superiodi a 5,000€).

Come si può uscirne da un sistema del genere se non malconci?

Non posso comunque esimermi dal completare questa analisi grezza e semplicistica, ricordando che c’è un’ultima imposta da onorare: l’IVA.
Quindi, dei vostri 68,80€ pagherete nel 2016 in Italia un’Iva del 22%. Il commerciante che vi venderà un oggetto dovrà considerare che il prezzo del bene andrà aumentato almeno del 22% prima di generare un utile.

Se si pensa che vengono messi a disposizione del “sistema economico” 10.000€, per riceverne pochi di più dopo un anno, lascia rattristati e perplessi. L’alternativa azionaria prevede di avere rischi elevatissimi e richiede un vostro coinvolgimento mentale decisamente alto… chi lavora quotidianamente non può nemmeno permettersi di seguire le azioni e se può lo fa dal posto di lavoro…

Vi sono infine altri investimenti costosi e poco sicuri, oltre che posizionati in modo strampalato in un mercato che di trasparente non ha ancora nulla.

Mi auguro di aver chiarito tutto. Avrei preferito trovare l’analisi qui presente quando cercavo di capire anche io la faccenda dei piccoli risparmi. Concludo allegando delle schede di utilità che mostrano le previsioni degli investimenti a linee vincolate annuali e varie percentuali di interesse.

Buona analisi e in bocca al lupo, qualsiasi budget abbiate!

 

interesse0v75 interesse1v00 interesse1v20 interesse1v75 interesse2v00

PS: tutti i valori ed gli esempi sono a titolo dimostrativo; potrebbero contenere errori non voluti o imprecisioni, o essere soggetti a modifiche esterne delle regole che ne invalidano la reale utilità.

 

_Lord Hol Napult_

20160211_190726

(Play audio for full immersion reading)

Buongiorno giovani sopravvissuti al mondo, buongiorno residui bellici di una modernità farlocca ma intrigante, buongiorno giovani dal gusto caliente ma moderato, amanti del fast food e dei sapori decisi. Oggi presenteremo un prodotto giovanile quanto pratico da cucinare e gustoso quanto basta per dirsi sazi e vivacemente felici!

 

Ladies and Gentlemen…

la KebabPiada!

 

Precipitiamoci come falchi in picchiata verso gli ingredienti principali. Pochi a dire il vero ma questo è uno dei motivi che vi spingerà a provarla. Il secondo motivo è che le carni sono bianche e salutari, niente di comparabile alle oleose e putride poltiglie di cibo spazzatura che ingurgitate nelle ombre prima di fare i salutisti da salotto. Dovete infatti tenere conto che questo piatto se la cava egregiamente nei confronti di altri fast food per via di carni bianche e farine di grano duro.

Ebbene vi occorre:

  • Carne bianca Kebab di pollo, oramai acquistabile al supermercato e gia’ pronta per l’uso.
  • Un po’ di olio extravergine.
  • 2 piadine romagnole.
  • Del formaggio morbido e saporito, ovvero Asiago.
  • Salsa tartara.

Tempo: 15/20 minuti.

Da bere potrete associare vini di qualità o coca-cola. Chi se ne frega, chi se ne importa? A voi la scelta…

Fase uno

Con due padelle in contemporanea iniziate a cuocere la carne Kebab con un po’ di olio, in modo da scottarla ed abbrustolirla sugli angoli. Nell’altra padella invece scottate le piadine su entrambe i lati a fuoco più basso. In base alla fiamma questa fase durerà dai 10 ai 15 minuti.

20160211_190802

Fase due

Quando ritenete che la carne sia quasi pronta, tagliate 2 striscie di Asiago e iniziate a scioglierle sull”interno delle piadine. Ci vorranno circa un paio di minuti.

20160211_191200

Fase tre

E’ finita ragazzi… mettete i piatti accanto alle padelle e adagiate usando strumenti da cucina le piadine calde. Se avete la necessità di portarvelo via mettete prima della carta da forno sotto alla piadina. Prendete poi la carne riscaldata e versate in centro alla piadina metà porzione. Cercate di fare una riga che segua le fette di formaggio.

20160211_191635

20160211_191642

…mmm, non come in foto…

Fase quattro

E’ tempo del cucchiaino di salsa tartara in mezzo alla carne, adagiando almeno tre cucchiaini. Ora prendete i lati della piadina, che dovrebbero essere più morbidi di quando sono entrati in padella, e sovrapponeteli facendo un rotolo. Se volete fissate il tutto con apposito stuzzicadenti di classe!

20160211_191741

Fase cinque

Mangiare assaporando la strana linea illusoria che unisce i bolognesi con i pachistani in e il supermercato di fiducia. Ok, è veramente una strana linea illusoria… evitate di metterla a fuoco se possibile, e passate pure al buonissimo take and go che avete realizzato!

20160211_191908

Fast food in 5 step velocissimi!  Buon appetito!

_Lord Hol Napult_

Purification

938226-mountains-nature-night-scenic-skyscapes-snow-stars-sunset-winter2

(Play audio for full immersion reading)

La sera scende, silenziosa e fredda, su tutte le cose dell’universo.
Scende sulle lagune di rane e cicale, lontano dai centri, nelle terre paludose. Scende nelle vallate innevate, tra antichi pineti dove si ode spesso un rombo greve, costante e lontano, forse generato da riverberi di un masso caduto tempo prima, tra rocce e dirupi. Quando scende la sera tutto si appiattisce ad uno stato mite, si sposta dalla vita, si fonde con la morte. Essa scende. Scende nel riflesso di una goccia d’acqua caduta da una fontana in una metropoli turistica, fermando in quell’istante migliaia di riflessi bluastri e celesti, proiettati su strade, vetrine, persone, e nella goccia stessa.

Quando scende la sera il mondo si ferma. Forse tenta di riflettere sull’operato del giorno, durante la calda vita pulsante dell’esistenza. Forse la sera esiste per farci capire che l’esistenza stessa ha bisogno di chiudere un ciclo prima di aprirne un’altro. Una semplice e logica alternanza utile a definire il tempo, creando di fatto un passato, un presente e un futuro.

Tutto procede con “scatti armonici”: luce e vita, buio e morte.

Noi attraversiamo tutto questo, incuranti o vagamente coscienti, e nonostante tutto…attraversiamo. E’ come procedere su una passerella sospesa su un alto dirupo che con nostro stupore non avremmo mai attraversato se davvero ci fossimo resi conto di quanto è in alto, di quanto è rischioso…

La luce del giorno ha l’effetto inebriante di conferire forza e volontà, o per certi versi pazzia. Apriamo gli occhi e iniziamo a reagire abbagliati dalla luce. Osserviamo e schiviamo ostacoli, sistemiamo oggetti, cacciamo quanto basta per esistere. Una corsa sotto certi aspetti che non ha limiti di spazio, ma ha forti limiti di tempo, presto sarà sera e quindi bisogna sbrigarsi! Poveri coloro che nella luce non raggiungono lo scopo prefissato. Poveri coloro che nella luce corrono quasi accecati, sia perchè non raggiungeranno alcuno scopo, sia perchè rimarranno accecati per tutto il tempo.

Le leggi del mondo si impongono al contempo in modo banale e spietato. Fai tutto quello che devi fare ma fallo entro l’arrivo della sera, perchè quando questa arriverà dovrai sospendere ogni cosa e dovrai fermarti, per forza, e volgere alla quiete.

E la sera scende, silenziosa e fredda, su tutte le cose dell’universo.

Quando giunge le paludi si assopiscono, e le montagne innevate si congelano rallentando i rigagnoli. Nelle città le persone si disperdono dalle vie ed ognuna volge verso un rifugio con tutto quello che ha ottenuto durante la giornata.

La sera ci purifica. Essa costringe l’anima umana a confrontarsi con sé stessa in una fase di introspezione intensa e talvolta violenta. Non c’è alternativa a questo. In questa fase potremmo essere eroi di grandi successi compiuti nella luce del giorno trascorso, oppure solo puerili esseri repressi; sviluppiamo costretti la coscienza di ciò che siamo, osservando il nostro passato, gli oggetti del presente ed infine proiettando noi stessi in una simulazione di futuro, così come lo vorremmo nella nostra immaginazione.

Non c’è nulla che sfugge al nostro sguardo introspettivo durante la sera. Tutto ciò di cui siamo stati capaci ci sosterrà o nei casi negativi ci perseguiterà. Difficile scappare dalla propria coscienza e formulare strutture mentali preservanti, che alterano la percezione delle nostre brutte azioni fino a renderle accettabili. Impossibile spingere nel subconscio tutto quello che in questo universo ci assilla. Se c’è un legame tra la purificazione dell’essenza di un essere e l’avvicinarsi della sera, sicuramente è in questo momento che avviene, in una stanza dai riflessi bluastri e celesti... La sera è la nostra unica speranza di comprendere l’universo. Sia che conferisca tormento o quiete dobbiamo accettarla come un dono ancestrale alla miserabile esistenza che la razza umana conduce in questo spazio ed in questo tempo.

La sera è l’universo stesso. La nostra unica occasione di purificazione.
Semplicemente… non sprechiamola mai.

_Lord Hol Napult_

Paris. 13/11/2015

Sad-face-in-paris

…open compiler
….new file
.. edit..

int main() {
// INIT
string userInput;

string msgMrRobot = “Un bug non è mai solo un errore.\n
Rappresenta qualcosa di più. Un errore nel modo di pensare. 
Molti programmatori pensano che debuggare un programma 
significhi sistemare un errore.\nMa è una stronzata. 
In realtà lo scopo del debug è solo trovare l’errore, 
capire perché ci sia quell’errore, tanto per cominciare 
e sapere che non è un caso che esista.\nViene da te per 
consegnarti un messaggio, come un’inconscia bolla che 
fugge verso la superficie e scoppia, rivelandoti qualcosa 
che hai sempre saputo.\nNon so perché sto dicendo tutto 
questo. Forse è perché sono drogato con qualche sostanza 
legale con la quale gli spacciatori fanno soldi oggigiorno.
\nMa di solito è perché lo sento arrivare. Il ronzio di 
un insetto che arriva verso di me per tutti i piani 
finché mi obbliga a prendere una decisione”;

// GET - apply replacements
msgMrRobot.CustomReplace("debuggare","distruggere");
msgMrRobot.CustomReplace("debug ","esercito militare");
msgMrRobot.CustomReplace("bug","Attentato");
msgMrRobot.CustomReplace("programmatori ","politici");
msgMrRobot.CustomReplace("programma","paese");

// SET
cout << msgMrRobot << endl;
cout << "what do you think?" << endl;

// GET - user input
cin >> userinput;
cout << "user input is:" << userInput << endl;

// RET
return -99;
}

……compiling…..
…program compiled successfully.

mrrobot

 

Cordoglio alle vittime di Parigi. Possiate vegliare laddove l’uomo non riesce, non vuole, o non può.

ribbon-black_68

_Lord Hol Napult_

New-York-Dark(Play audio for full immersion reading)

Rammento ancora con tristezza e rimorso il trascorrere degli ultimi 20 anni. Essi sono sfuggiti senza chiedermi il permesso. Rammento che mentre la lancetta ha segnato le sue irreversibili ferite nella carne, il tempo è passato, e purtroppo verso un nonsense di ardua comprensione, almeno per me. Le proiezioni della mente tanto ardite quanto folli della prima gioventù si sono infrante tutte quante, come specchi esplosi sul marmo di una stanza reale. La grande stanza altro non è che un decadente riflesso di intenti e aspirazioni fallite in interminabili tentativi perduti nel tempo… cosi come “le lacrime si perdono nella pioggia”.

Non si cammina più. Ora ci si trascina verso la porta di uscita. La si brama, la si anela, ma si riconosce a se stessi che persino avvicinarsi di un passo in più nella speranza che la monotonia finisca, sembra essere un faticoso cammino. E’ il fardello che ci affligge. Ogni giorno un sassolino in più, come una clessidra di sabbia sopra le nostre spalle, e ogni giorno un passo in meno, forse. Iperbole o logaritmo che sia, non vi è garanzia alcuna che il tristo traguardo dell’esistenza sia raggiunto in piedi;  sembra di vederlo sfuggire all’infinito.

Io stesso, come riflesso di questa epoca buia, credo di aver perso le speranze della gioventù. La differenza tra Vita e Sopravvivenza è abissale se ci rifletto un secondo.. navigo in un mare nero dove solo le ombre mi accompagnano, e dove solo il tempo mi spinge oltre. I cosiddetti capisaldi dell’uomo, o dell’uomo moderno se preferite, li ho mancati tutti, uno dietro l’altro. In un solo colpo mi ritrovo lucido e presente, o condannato a lucidità e presenza, in una realtà assurda quanto la follia del peggior malato di mente. Se per bilanciare la follia significa riconoscere sè stessi come folli, in quanto l’esterno non può andare oltre certi limiti, allora sarò folle tra i “normali”. D’altronde non possiamo criticare un sistema che funziona da millenni.

In cuore nutro ancora la speranza che la verità sia verità, a prescindere dal fatto che non vi creda alcuno; o, se preferite, che una falsità sia falsità a prescindere dal fatto che sia sostenuta da molti…spesso troppi. Sinceramente parlando, non ne sono più così convinto, sembra che il numero soffochi e definisca nuove vie. Trovarsi lucidamente anomali è come sapere di dover sistemare un’istruzione informatica imprecisa ed ignorarne comunque la sua correzione in quanto sorella di mille altre come lei. O le fai tutte oppure…

Resta quindi un solo unico aspetto da risolvere. Un piccolo aspetto che solletica una parte remota del mio cervello al punto di seguitare nel tormentarmi fintanto che non abbia trovato una qualsivoglia possibile ma plausibile risposta. Ebbene cosa accadrà quando toccherà a noi essere gli uscenti da questa matrice globale? Cosa accadrà quando non sarà più sufficiente un sistema colluso e mafioso per far proseguire le nostre vite e quelle di coloro che stanno dopo di noi perchè mancheranno quelli che sono stati Vivi prima di noi? Percepisco dalla strada i primi segni di collasso sociale, un decadimento sistemico che inizia ad inondare di errori le strade. Gente che mendica, gente che spaccia, gente che si impone senza ritegno pensando che la propria salvezza passi da li.

Tutto inutile.

Il boccale marcio continuerà a perdere vino fino ad esaurirne il prezioso contenuto. Vano è l’intento di giustificare un sistema millenario come funzionante, se nel nostro piccolo abbiamo lasciato che i tarli si impossessassero di ogni venatura. Forse si sentiva solo l’esigenza “subconscia” di rompere tutto per il gusto di rifare tutto d’accapo. Fare meglio. Ripartire dagli elementi contemporanei e sgravarsi del vecchio. Lo stesso Chrome è nato dopo Firefox ed Explorer, ed era più leggero e veloce. Ora è tempo di SeaMonkey? Però… però… intere vite a confronto ravvicinato con i propri avi che devono raccordare tutto ciò che non saranno mai all’interno delle loro menti. Però… però… questo momento transitorio di nonsense quanto pesante sa essere in certi momenti. Se ci fossero opzioni le userei tutte. Ma a che scopo. La strada è stata scelta tanto tempo fà e adesso non bisogna fare altro percorrerla…

Lo accetto. E’ il mio destino. Ma badate bene,
è anche il Vostro…

Lord Wolf

_Lord Hol Napult_

Capita spesso in questi tempi di dover trascurare i dettagli. Un mondo frenetico che non risparmia nessuno nel trascinare giù, in fondo al vortice, ogni essere vivente che abbia avuto la geniale idea di appoggiare i suoi plantari sull’asfalto ancora caldo di questa terra. E’ come cercare di cucire una calzamaglia mentre si corre… bisogna avere l’esperienza di una nonna e l’agilità di un podista veterano. Intendo, non l’esperienza nella calzamaglia del podista e la capacità di maratoneta della nonna… ok lasciamo stare.

Ciò che si evince comunque sono delle fastidiose incertezze create dall’uomo per l’uomo (e la donna), o forse per il soldo, o forse per il vortice che ci confonde mentre cuciamo la calzamaglia correndo, o qualcosa del genere. Confusione a parte, ora analizzerò step by step, meticolosamente, ogni aspetto stravagante che mi lascia perplesso, proponendo le mie personali soluzioni. Semmai abbiate il minimo intento di ascoltarmi ed il potere di provvedere,beh.. provvedete!

L’accappatoio 2.0

Lo strumento più comune per uscire da una doccia ed asciugarsi è l’accappatoio. Esso ci accoglie dal vano doccia al vano adiacente alla doccia, vista la mastodontica dimensione dei bagni di oggi (…). Il suo scopo, badate bene, non è banale. L’accappatoio è responsabile dell’ingrato compito di asciugare la pelata o folta chioma che sia, il torace, le braccia, le gambe, e… lo dico o non lo dico? Ok, il vostro beneamato fondoschiena e i famosi “gioielli di famiglia”.

Per essere un poco pratici allego una foto:

 accappatorio 1.0

Sono sicuro che converrete con me riguardo l’inadeguatezza di simile strumento ad adempiere a tutti i compiti a cui vorremmo “promuoverlo”. Se l’abito fa il monaco, si nota subito che l’accappatoio si indossa come un normale impermeabile, ma a differenza di questo non deve solamente far scivolare la pioggia verso un asfalto solcato da nonnine che corrono mentre cuciono calzini, bensi, l’accappatoio, ha il mero compito di asciugare anche le parti intime. Cari lettori, care lettrici, quante volte avete assunto pose assurde per asciugarvi le parti più intime tirando l’intera struttura da questa o quella parte. E non parliamo dei piedi? Sono forse meno importanti delle altre parti? Perche’ ci ostiniamo a trascurarli come se fossero un suppellettile? Asciugarsi i piedi ce lo insegnarono.. ehm… anche 2000 anni fa! Ci scrissero pure un libro pensate, ora non ricordo bene il nome, mi pare fosse …. uhm si, La Bibbia!

Ebbene, ora è l’ora di dire basta!

Propongo quindi la mia innovativa soluzione. L’accappatorio 2.0 di Lord Hol Napult, con evidenziate tutte le modifiche necessarie al fabbisogno giornaliero del cittadino.

Accappatoio 2.0

Grazie a queste rivoluzionarie e autocommentanti soluzioni non vi sarà più alcuna lagnanza da parte della rude e grezza, ma soprattutto unta sporca e impolverata, genealogia maschile. Docce frequenti e finalmente asciugamenti 2.0!

L’asciugamano 2.0

Passano gli anni, ma otto son lunghi, però quel ragazzo ne ha fatta di strada, ma non si scorda la sua prima casa, ora con l’asciugamano i suoi piatti può asciugar. Se state canticchiando smettetela, mi nauseate a vomito. Comunque, tornando alla questione critica sociale, ogni volta che un individuo asciuga i piatti lo fa con 2 o 3 asciugamani di questo tipo:

Asciugamano 1.0

Come noterete l’asciugamano è appeso ad un porta asciugamano, o rampino, da muro. Mi pare lampante. Molto evidente. Pare anche a voi dove si trova l’errore?
Quindi?
Nulla?
Su cavoli…
e va bene ve lo rivelo. L’asciugamano ha un solo angolo dove si può agganciare al rampino. Ora voi moltiplicate la ricerca di un angolo specifico su un asciugamano stropicciato, e moltiplicatela per tre. Ora moltiplicate per quante volte li usate in cucina, che normalmente sono una a pranzo e una a cena. Ora moltiplicate questo valore per le famiglie del vostro paese, e poi per il numero di comuni in Italia, e poi , evolviamo su è la globalizzazione che ce lo chiede e noi rispondiamo subitamente, moltiplichiamo per il numero di paesi nel mondo.

Accidenti, è un calcolo difficile. Proviamo a moltiplicare i primi valori per le famiglie nel mondo. Cerco un secondo quanti siamo..

Quindi:

6 secondi * 3 asciugamani * 2 volte 
* (7,5mld peoples / 4,2 membri per famiglia ) 
= 64.285.714.285,71 secondi

Cosa è questa cifra? Sono i miliardi di secondi che ogni giorno le famiglie del pianeta terra spendono per cercare l’angolo dell’asciugamano prima di poterlo agganciare al suo appendino.

Ecco la soluzione, l’asciugamano 2.0 di Lord Hol Napult!

Asciugamano2v0

Un asciugamano con quattro angoli su quattro dotati di elastico adibito all’aggancio. Basta asciugamani sulle sedie, per terra, nel lavandino, fuori dal lavandino, o sparsi semplicimente per la casa. Con l’asciugamano 2.0 potremo essere una delle fortunate famiglie che diminuirà la perdita di tempo quotidiano speso per trovare l’angolo giusto.

Lo shampoo 2.0

Sia che voi abbiate una luccicante sfera nazgul o un nido di rondine con innesti di rami secchi, paglia, e moscerini malauguratamente impigliati tra le vostre chiome fluenti, verrà il giorno in cui adopererete uno shampoo per lavarvi. L’utilità di tale prodotto lo rende idoneo anche per altre zone, ma attenzione a non dirlo alle compagne di sesso femminile altrimenti sbotteranno cose del tipo “per quello c’e’ quell’altro prodotto”, oppure “cosa? Hai usato lo shampo-balsamo all’estratto di sudore essiccato di eucalipto lunare coltivato durante le eclissi lunari sulle isole katmandù… solo per quello!?!? Sai quanto l’ho pagato? Adesso non lo usi più”.

Orbene gentili lettori, il problema è alla radice. Se state guardandovi la pianta dei piedi o la pianta sulla confezione del barattolo, abbandonate questo post, non voglio più avere a che fare con voi. Diversamente proseguite.

Il problema, dicevo è alla radice. Guardiamo il soggetto nella sua interezza:

shampo02

Risulta ovvio che sfruttare questo genere di barattoli lasci, per lo meno in minima parte in base alla liquidità del prodotto, degli scarti. Se ora consideriamo che sulla Terra siamo sempre l’abnorme quantità di 7.5 miliardi di persone, ed ognuna con un buon motivo per utilizzare saponi liquidi, shampoo e balsamo, se poi consideriamo che non usiamo un solo prodotto ma svariati, e se poi consideriamo che questo genere di boccette si è impadronito anche di liquidi per lavatrici, barattoli di senape, maionese, e dentifrici in alcuni casi, mi preme farvi riflettere sulla parte rossa. La parte rossa non ha nulla a che vedere con Putin e la russia, almeno in questo caso, e per questa citazione avrò già i servizi segreti alle calcagna (oh, finalmente qualche visitatore!), ehm.. mi preme farvi notare che una abnorme cifra di persone, per una ancora più abnorme quantità di barattoli, si traduce in un mega-cosmo-giga-super speco di prodotti!

Se anche voi, come me, siete stanchi di tutto ciò e volete “gettare nel futuro dei vostri figli” dei barattoli che abbiano solo una piccola quantità di scarto al loro interno, promuovete e adoperate barattoli come questi…

shampo03

…e non come quelli precedentemente visti. Getta anche tu nel futuro di tuo figlio un barattolo a scarto zero! Sciacqua inoltre l’interno del barattolo con acqua per estrarne tutto il contenuto! E ricorda: “La terra non l’hai ereditata dai tuoi padri, ma l’hai avuta in prestito dai tuoi figli”. Magari con lo scarto si lava un po’ anche lui (!?).

Il microonde 2.0

Capita spesso, molto spesso, di avere a che fare con l’impellente necessità di usare potenti mezzi di incredibile ingegno e superiore capacità di calcolo, oltre che adattabilità, malleabilità e un mistico fascino neurale che per certi versi richiama la galassia più profonda, emulandola! Si, mi capita spesso di dover usare il mio cervello. A parte questo torniamo al punto. La situazione è questa: tutti acquistiamo il microonde con il sincero intento di diventare cuochi provetti che da un cubo di metallo estraggono il pesce unto e ben cotto della pubblicità. Finita questa effimera fase che non dura più di due settimane e qualche pesce cotto male, molto male, torniamo alla realtà ed usiamo il microonde per scaldare il latte la mattina. Esso lavora anche mentre siamo un attimo in bagno per battere il minuto e risparmiare tempo. Una tazza, una breve impostazione e il gioco è fatto. Circa un minuto ed il nostro latte, caffelatte o thè è pronto per la fase due.

Ci avviciniamo, apriamo lo sportello del microonde, e cerchiamo la tazza riposta poco prima. Notiamo che la tazza scotta e fuma. Sapete, l’invenzione della maniglia sulle tazze fu inventata più o meno insieme alle tazze. Queste scottavano e la maniglia, provvidenzialmente, ci aiutava a separare il calore della tazza dalla mano. La stessa “tecnologia” fu in seguito introdotta anche nel lanciafiamme, nell’attizzatoio, e fu dimenticata nell’accendino. Ma torniamo pure a noi. Siamo in un era tecnologica, di grande innovazione e di grande avanzamento. Le nanotecnologie sono alla porta e i droni iniziano a solcare i cieli, le paludi e gli oceani.

Forno_microonde2

Ma il microonde si ostina a posizionare la maniglia della tazza in fondo, nell’angolo meno accessibile, dietro ad una tazza a 45 gradi.

Io di microonde ne ho usati tanti, l’età avanza, ma consto che sembrano tutti ignoranti alla stessa maniera. E’ incredibile quanto facciano a gara. Qualcuno del settore , per favore, potrebbe magnanimamente prendere nota ed inserire un piccolo “fine corsa” nel meccanismo del prossimo modello di microonde? Questo fine corsa hai il compito di essere raggiunto ogni qualvolta il timer arriva a zero, facendo ruotare la tazza. Basta questo e tutti i problemi sono risolti. Un sensorino magnetico.

Avanti, per il 2020… confido in voi. Chiamatelo pure il Microonde 2.0 di Lord Hol Napult se vi aggrada.

La Zanzariera 2.0

Eh va bene. Questa è l’ultima innovazione anche perchè fondate teorie avvisano di non forzare troppo l’input su soggetti biologici. Potrebbero innescarsi eventi maldestri e inaspettati che noi tutti non ci auguriamo. Concludo quindi con l’ultima invenzione in termini di prevenzione dal fastidioso insetto: la zanzariera anti zanzare, moscerini e sciami di vespe impazzite. Purtroppo no, non previene le urla dei cani del vicinato, i litigi dei passanti e le vespe da strada, quelle rombanti quanto un Mig ma che traslano un singolo buco del culo dal punto A al punto B a media velocità (e se i buchi sono 2 allora aumenta anche il rumore..).

Divagazioni a parte deducete dalla foto qualche cosa che vi ricorda la zanzariera ma non capite il perchè, anche se la risposta vi solletica senza che riusciate ad afferrarla… cosa di questa foto vi ricorda una zanzariera?

fine della Zanzariera

Orbene la zanzariera è cosa buona, ma ha quel piccolo difetto di essere pressochè invisibile durante la vita quotidiana, quando siamo avventati e maldestri nel perseguire i nostri intenti e non ci sovviene che un muro invisibile, senza pareti ne porte, giace proprio tutto intorno a noi. No, non e’ The Matrix, è la zanzariera. Essa si mimetizza abilmente con i tramonti dorati, mentre la quiete della sera ammalia gli intenti dell’animo gentile, e la dolce brezza di settembre trasporta cuori innamorati tra i muretti del paese e gli odori della carta di quaderni nuovi di scuola. E mentre il cardellino canticchia le sue ultime melodie ed il cielo fonde l’oro caldo dell’estate morente con l’azzurro intenso del freddo autunno, e mentre la vita si riduce in pochi attimi allo spasimo infinito dell’essere uomo e creatura vivente, qualcuno accanto a noi distrugge una zanzariera collassando a terra come nella foto allegata.

Ecco quindi La Zanzariera 2.0 di Lord Hol Napult.

zanzariera

Questa modifica è semplice, pratica, funzionale, e ovviamente vi darà sufficiente avvisi nel caso siate distratti e diretti verso una zanzariera da terrazza. Ecco quindi il breve tutorial.

Procacciatevi del nastro di seta, reperibile anche da pacchi regalo, e tagliatene delle strisce da 30 cm circa. Ora con ago e filo cucite delicatamente la zanzariera chiusa in modo da agganciare questa stoffa in posizioni che stanno all’altezza degli occhi. Nel caso di piccoli poppanti per casa vi toccherà provvedere a due striscie. Cercate di non allineare verticalmente queste strisce in quanto se la zanzariera si avvolge verticalmente è meglio che non si sovrappongano nella loro sede. Inoltre cercate una stoffa molto fine; non adoperate un pezzo di lana, magari cucito da una nonna che per caso corre sull’asfalto. Ricordate che tale stoffa si deve avvolgere quando la zanzariera è chiusa.

Bene, sicuro di aver apportato modifiche al mondo e agli usi e costumi delle genti passate, presenti e future, volgo al termine augurandovi di postare sul vostro blog, nei vostri spazi virtuali, le idee più geniali e socialmente utili che avete in mente. Può darsi che col tempo riuscirete ad avvicinarvi, seppure con le dovute distanze, a queste opere d’arte ingegneristica.

Good Luck! And stay low!

_Lord Hol Napult_

Translate »