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Archive for the ‘ Riflessioni Digitali ’ Category

Prefazione

Capita talvolta, anzi, spesso, che aziende e corporazioni di ogni tipo inglobino nel loro organico, detto anche gruppo di gente che lavora ad un progetto, la figura del consulente.

Il consulente, spesso denominato risorsa aggiuntiva, deve rappresentare per il gruppo che lo integrerà una valida aggiunta in quanto a sapienza e conoscenza delle tecnologie coinvolte. Il consulente è spesso la risposta ad ogni problema, anche il più fantasioso e astruso che durante una probabile irradiazione concentrata di UV, dovuta a buchi nell’ozono, è capitata nelle meningi del responsabile di progetto.

Ora, dovete sapere che nel mondo reale le anomalie solari di irradiazione rappresentano una costante dei cieli azzurri delle città. Da ciò se ne deriva che le idee astruse rappresentino una costante nelle meningi di capi progetto. E se ne deduce infine (ma non per importanza sia chiaro) che la presenza di consulenze all’interno di ambienti già ampiamente strutturati in quanto a personale, rappresenti la costante invece che la sporadica ed evanescente integrazione occasionale. E’ infine una costante che il consulente “occasionale” non abbia una chiavetta del caffè.

E da qui nasce una strana sintomatica fobia o patologia che enuncierò tra poco a lor signori…

Ogni giorno un consulente si sveglia, in ritardo, e gestisce la famiglia in fretta e furia, e corre al lavoro ovunque la ditta presso cui ha il contratto lo invii. Ogni giorno un consulente si trova in forte anticipo, o discreto ritardo, presso una sede di lavoro dove poggia il suo febbricitante e rotondo sedere occasional-time. Ogni giorno, un consulente sempre più stanco, ha bisogno del sacrosanto caffè della macchinetta per cominciare la giornata.

Secondo voi, cosa succede se un consulente cronicamente sprovvisto di monete ha necessità di bere un caffè?

La sindrome della chiavetta del caffè

Ci sono svariate patologie associate alla mentalità del consulente che volendo prendere un caffè e non avendo delle monetine in tasca, magari solo carte di credito (vuote) o banconote (di piccolo taglio), si innescano periodicamente e pedissequamente nelle povere menti del soggetto stesso. In questo breve escursus analizzeremo le principali patologie identificate in anni di studi e coercizione:

  • Sindrome della mancanza di monetine: il consulente chiede a destra e a sinistra una chiavetta del caffè, a collaboratori e dipendenti, con la scusante che non avendo monetine contate non vuole perdere il credito inserito. Il soggetto avanza più volte l’affermazione: “te la ricarico, te la ricarico”. A nulla vale la scritta “la macchina restituisce il resto” sulle macchinette: pretende che qualcuno gli presti la chiavetta del caffè.
  • Sindrome della pretesa della chiavetta precedentemente caricata: consecutiva alla prima ma non autoescludente, il consulente che nel gruppo di lavoro ha identificato il donatore fertile per procacciarsi la chiavetta, la predende indietro ogni qual volta nella giornata ne senta la necessità. Sbuffa e assume comportamenti ostili, nel medio-lungo termine, se la sua ricarica viene azzerata o scalfita dal proprietario originale, ed attua un sistema autoimmunitario con cui recuperare il credito senza diritto, andando da solo a consumare il caffè.
  • Sindrome della richiesta compassionevole della chiavetta: il soggetto attua toni commiserevoli, quasi compassionevoli se non addirittura miserevoli, nel chiedere in prestito una chiavetta del caffè. Inutile dire che il soggetto fertile all’assecondare questa richiesta cade in una trappola-ragnatela da cui difficilmente si districherà.
  • Sindrome del rifiuto assoluto di acquistare la chiavetta: il soggetto viene posto dinnanzi all’interrogativo di poter acquistare una chiavetta con la regola abbastanza generica oggigiorno della cauzione di 5€ per chiavetta. Ovviamente di fronte a tale spesa viene rifiutato categoricamente con queste scusanti: devo rimanere poco in questo posto; sono solo di passaggio; ci penso; al momento non ho 5€. Nulla di più falso visto che solitamente fuma un pacchetto di sigarette al giono (5,50€ medi) e consuma pranzi da 10€/15€ quotidianamente, contro pranzi convenzionati da 7€ medi. Inoltre la sua permanenza si rivela lunga e duratura, anche di svariati mesi, con richiami settimanali anche dopo che il progetto è finito.
    Quei 5€ sono quindi un ostacolo insormontabile?
  • Sindrome dello scroccone oculato in coda: questa sindrome è abbastanza grave e racchiude in sè quei soggetti che di fatto scroccano puntualmente da altri soggetti. Si arriva addirittura a rovinare il rapporto collaborativo e lavorativo con l’incedere del tempo, e delle scroccate. Succede che vengono usate tutte le abilità dialettiche e persuasive per scroccare il caffè. La cosa non avrebbe nulla di anormale, tranne per il fatto che la situazione si ripete con cadenza frenetica e sempre sugli stessi soggetti. Il richiedente studia e conosce la sua preda, e quando si tratta di restituire il credito resta in fondo alla fila, attento e oculato, e attende che il donatore si auto-acquisti la bevanda per comparire subito dopo dicendo: “ma dovevo offrirtela io..”.
    Non credetegli, era tutto premeditato, e si dice “volevo” non “dovevo” tra collaboratori…
  • Sindrome della chiavetta dimenticata/perduta: ed ecco la più subdola delle sindromi. Avanzando necessità sempre più impellenti il soggetto richiedente tenta di convincere che i jeans dove era riposta la chiavetta sono stati prelevati da alieni per un campione di verifica sul loro pianeta natale, distante 800 mila anni luce dalla terra. Però forse l’aveva prima appoggiata nel posachiavi che però la mamma ha urtato facendo cadere il tutto dietro al calorifero. Anche dopo ripetute battute di verifica e controverifica comunque la chiavetta, accuratamente riposta dove doveva essere, è sparita. Ed è un peccato mortale acquistarne un’altra. Metti che dopo la ritrovi?! Cosa ne fai di due siamo matti !? In cauzione poi…! In cauzione?
  • Sindrome della turnazione sbilanciata di gruppo: questa sindrome grave, talvolta gravissima, si applica a gruppi di persone che alternativamente si offrono il caffè. E’ particolarmente fastidiosa in quanto vedrete i soggetti che ne sono afflitti acquistare quando non è il loro turno dei caffè al ginseng qualità oro con briciole di ginepro e rosmarino delle Ande, del valore di circa 4 euro a tazzina; d’altro canto quando devono offrire al gruppo, se non hanno un compleanno o quel giorno proprio non hanno voglia di caffè (???), si appropinquano,  un pò vergognandosi e nascondendosi, prendono un caffè liscio con poco zucchero in tazzina di seconda mano. Se il luogo di interscambio è un bar, siamo allora a livelli eclatanti ed invece del caffè il malato da sindrome ordina senza rimorso alcuno la gran coppa gelato del nonno al caffè con cuore di cioccolata, del valore di 7 euro.

Come potete vedere , signori e signore, la sindrome della chiavetta genera situazioni di arzigogolata e colorita entità, raschiando ora un fondo ora l’altro. L’affetto-odio che si crea tra il richiedente alfa, e il sottomesso omega, crea un legame morboso simile per certi versi al paradigma matrimoniale fallito, dove in intimità ogni mattina ci si scambia teneri convenevoli durante lo scambio della chiavetta per mandarsi a quel paese un secondo dopo. E’ una scena che si ripete anche tra maschi eterosessuali, ma denota una certa omosessualità subconscia di fondo probabilmente…

Va da sè che la vittima del prestito, ovvero colui che presta la chiavetta, soprassede alla noia causatagli dalla ripetuta richiesta per preservare una condotta lavorativa e collaborativa nell’ambiente di lavoro dove vive. Quale super partes idielogico nel coprire il capriccio dell’antagonista take and go, al fine di far funzionare un team working degno di tale nome. Ma.. Non è forse meglio collaborare invece allo stesso livello, ognuno con i medesimi diritti e doveri? Non è forse meglio indicare al consulente dove poter acquistare una chiavetta nuova?

Forse mi sbaglio… Come mi sbaglio nel definire subdolo il non poter adempiere al prestito cauzionale dei 5€, spesso ostentato da persone over 40, ovvero persone che hanno già nella loro vita stipulato un mutuo per una casa di centinaia di migliaia di euro, o pagato un notaio per un rogito 5 o 6 mila euro, o pagato quotidianamente una consulenza medica specialistica sui 100€, magari di 10 minuti.

Come trovo subdolo l’acquisto cauzionale di una chiavetta considerando che ad ogni caffè c’e’ un risparmio di 5/6 centesimi di euro, che in 10 caffè sono già 50/60cent di euro, e che in un mese ammortizzano bene o male il costo complessivo della chiavetta stessa.

Ma tant’è, questo è un mondo schizofrenico e le cose sensate si contano sulle dita di una mano.

E uno, due, tre quattro e cinque: toh, mi sono acquistato una chiavetta. Mi prenderò un caffè.

 

_Lord Hol Napult_

 

(Play audio for full immersion reading)

All’inizio è solo distrazione. Non vuoi ammettere di essere proiettato verso una realtà che ti stravolgerà l’esistenza e pur sapendo che sarà un esperienza indimenticabile, cerchi solo di non pensarci troppo.

Pensare in realtà significa farsi prendere un po’ dal panico. Il panico naturale e ribollente che si assapora prima di avere un figlio.

Passa qualche giorno, qualche mese, e inizi ad affrontare la cosa cercando conforto nella moglie (o compagna che sia). Qualche libro, per curiosità ed anche per sopprimere l’ansia, lo leggi. Cose del tipo, essere mamma, diventare mamma, la salute del bambino… parole chiave di un mondo che non ti è appartenuto fino ad oggi.

Arrivano i primi esami “di verifica”. Oramai siamo piuttosto avanti con l’età e le statistiche, bastarde e infide, minacciano la tua stabilità interna con annunci sui mille problemi che un nascituro può avere, genetici, mentali, di postura, di costituzione, di pelle. In TV ti vengono proposte tutte le forme di vita umane con stranezze e gravi problemi ormonali. Speri che non tocchi a te, ma in realtà speri che nonostante quelle persone risultino perfettamente capaci di amare e sorridere, quello che non saprai affrontare è l’enorme spesa economica e di tempo che una complicazione richiede. Il mondo in cui viviamo, se è stato a misura d’uomo per qualche tempo, beh.. ora non lo è più, e la sensazione di schiavitù sociale dovuta a tasse opprimenti e servizi scadenti, assistenza zero… è troppo.

I pensieri di una sola sera non possono essere sufficienti per gli esami “di verifica”. Con la clausola del fatto che si tratti di solo “screening” e quindi mai una certezza o un dato reale. “Reale”… “Neo, definiscimi la realtà…”. “No Morpheus, non questa sera!”.

Si avvicina il periodo e tutto sembra comunque andare bene. Ma la notte non è più tranquilla. La notte non è più una notte di quelle spensierate e giovanili, quando di preoccupazioni non ce n’erano, e si poteva ascoltare il canto dei grilli seduti in terrazza al fresco della luna.

Il B-Test, ennesimo parto della società moderna, è andato male; se non fosse per il fatto che in fondo al calcolo semi diagnostico c’e’ un moltiplicatore che aumenta il rischio in base all’età. E’ come prendere 6 al compito, ma se avete più di 37 anni il vostro voto si dimezza. Chi non riesce ad interpretare bene questo fattore sprofonda nel panico, un panico da cui si risolleverà semplicemente con ulteriori esami molto più costosi e rischiosi, come l’harmony test o peggio, l’amniocentesi, un esame che pone un rischio teorico come quello del B-Test in un rischio REALE di aborto del 2%. Roba da pazzi, è come se chiedessimo ad un ceco di indicarci quando attraversare la strada.

Perse anche quelle notti, dove la donna presa dalle sue fatiche e afflitta da queste ansie capitola senza pietà in tutti i timori e le paure dell’universo, l’universo stesso ci introduce in un transito silenzioso, illusorio, esagitato. Un periodo che ricordo vagamente perché applica la ebbra magia dell’attesa di una burrasca. Nessuno dice nulla nel mese pre parto. E’ come vivere dentro una bolla d’aria che vaga nel profondo dell’oceano, alla ricerca di una riva, o di un luogo dove riemergere.

Arriva il mese del parto. Qualche complicanza che oserei dire naturale ci porta anzitempo presso gli ospedali. Ah, gli ospedali… nel 2017 sono un costrutto perfetto della situazione sanitaria attuale. Meno parti cesari hanno e più prestigio hanno. Meno personale anno, e più introiti fanno. Parliamo con qualche infermiera e ci confessa la sua nona o decima ora di lavoro… ci mostrano l’area parto e notiamo che sono poltrone super accessoriate, ma circondate da cassetti. La sala è quindi magazzino, luogo di gestazione, e una sedia per coloro che attendono. C’è tutto comunque, ma non c’è la tranquillità di chi ascolta. Solo ansia, un ansia perenne che stanca il fisico e disturba il sonno. C’è anche felicità, ma sono rari barlumi di quando sarà tutto finito, o iniziato.

Infine ci sono io, il raccordo perfetto che compensa ogni negligenza della sanità nazionale; dai pasti senza acqua, ai capi di abbigliamento di ricambio, al supporto affettivo, psicologico, morale, fisico, integrativo per ottenere assistenza quando il personale è sparpagliato per la corsia, e molto altro.

Si arriva alla settimana clue. La prima settimana di questo tipo per coloro che hanno il primo figlio. Ricordo ore ed ore a guardare la parete, chiedendomi quando fosse l’ora giusta, e come sarebbe stato dopo. Esploro senza ostacoli tutta la corsia, anche se l’aria da ospite indesiderato che si ha in quei posti è omnipresente. Ci fosse almeno un parroco con cui chiacchierare. Al massimo un estracomunitario che non parla la mia lingua, e che comunque è già circondato da bambini e impegnato abbastanza a gestirli. Poi un albanese, uno zingaro, un nero, un cinese, ed infine un abitante delle pianure del posto… accidenti, sembrano tutti cosi distanti da me.

Il cellulare, vero incubo e grazia dell’era contemporanea, diviene una condanna. Parenti e familiari che raramente sentivi prima ti chiamano ora, con diritto, ad ogni momento della giornata. Tante telefonate, tanti pensieri, tante idee che cercano di compensare antichi traumi e difficoltà passate, per evitare che altri le rivivano. Ma per me non c’è questa cortesia; sono e rimango lo strumento di conciliazione delle paure del mondo verso le direzioni intraprese da altri, e parzialmente anche da me.

Rifocalizzo. Si arriva al giorno vero, quello del parto, un giorno a cui si arriva comunque e inevitabilmente stanchi morti. Ma riposeremo solo quando saremo morti! Te ne stai per tornare a casa dopo una giornata di lavoro, un lavoro che ti sei ostinato di portare avanti per distoglierti dai pensieri e perché le precedenti veglie non avevano portato a nulla. Ma alla sera di quel fine settimana, nella stanchezza finale, le “acque si rompono”.

Donne inesperte tanto quanto i mariti si allarmano. Ora! Ora! No cari, forse, se vi va bene, tra quattro o cinque ore. Ce lo spiega l’infermiera notturna in modo non esplicito. L’ideale durante l’agitazione… altri messaggi suggeriti subliminalmente e avrei potuto fare una strage dal nervoso.

Brutto approccio, lo riconosco, ma nel giro di un ora la donna inizia a delirare e la situazione tracolla. Partono comportamenti inaspettati e ingestibili, incoscienza, dolori lancinanti, monitoring forzato del bambino da contorno, e un generale caos. Si chiama agitati l’ostetrica. Questa assiste un po’, e poi si ritira. Se ne va. Non era cosi che me l’ero immaginato. In un ospedale comunque ci si abitua ad essere abbandonati. Ci vediamo tra un quarto d’ora dicono, e se ne vanno per un ora. Ridicoli. Date informazioni corrette e fate il vostro dovere… ditemi un ora che almeno non penso per 45 minuti dove “c****o” possa essere la persona.

Passano altre ore, sempre più difficili, un crescendo. Non si dorme, si urla. Dolori lancinanti ai reni e alla schiena, altro delirio incontrollabile dalla donna. Nel mio non so esattamente cosa fare, e vado a cercare il personale. Arrivano, vedono, controllano il monitoring, dicono quattro parole che ignoro, forse perché del tutto di circostanza. E se ne vanno. Di nuovo.

Ci caliamo nella notte da soli. In due contro l’universo, in attesa del terzo. Forse la famiglia nasce in quell’esatto momento, quando la moglie non risponde più di sé, il bambino scalcia tra il sangue e i tessuti rotti del ventre, ed il padre osserva e vigila nel limite delle sue possibilità, come un corvo sul ramo più alto di un albero ormai secco. Bisogna attendere. Attendere mentre tutto sembra cadere a pezzi… spiritualmente.

Ora il delirio assume forma e spirito, davvero lancinanti e sgraziati. Mi stordisce. Leggermente Allarmati sbucano dal nulla e ci trasferiscono dalla branda buia alla sala parto. Incredibilmente vediamo la moglie, mai a senno in quegli attimi, camminare fino alla sala. Difficoltosamente sì, ma non c’era d’aspettarselo.

Entro anche io, per ultimo, sono il corvo, sono lo scudiero, o che diavolo sono non lo so. In realtà quelle sono le porte dell’inferno. Se vuoi strappare una vita, è li che devi entrare. Non saprai come uscirai, se uscirai, se non ti perderai dallo sconforto li dentro. Quello è l’inferno di chi ruba dal sangue della terra una creatura. Se la vuoi dovrai lottare, assieme alla tua moglie, e dovrete spargere sangue e sudore, combattere, e sperare di vincere.

Niente da fare. La moglie vacilla i suoi ultimi attimi di energia e causa stanchezza inizia ad urlare. Un delirio placato solo da un’anestetista. Questo figuro che compare solo a metà della bolgia, ha lo sguardo freddo e triste dell’assassino professionista. Infila aghi, infila cateteri, salda con adesivi, ed infine inietta la sostanza stordente. In quell’esatto momento la natura che giocava alla guerra con le persone viene privata del campo di gioco. Ma si tiene con sé la creatura. Non ci sono sconti per chi utilizza le scorciatoie dell’alchimia. Madre Natura indignata si ritira dal campo e minaccia.. torna quando sarai pronto.

Per me questo rappresenta un momento di sollievo. Le urla si annacquano e si respira un attimo di calma. Solo dopo mi accorgo che non era la direzione giusta, e che nelle due ore successive gli sforzi non varranno nulla per vedere la creatura… e le ore passano, inesorabili, lente, inconcludenti. L’effetto dolore ritorna, le urla ritornano, ma la stanchezza non permette più alcuno sforzo.

Ricompare l’anestetista, lo sguardo amareggiato di chi ha già dato troppo. Ed infatti l’ennesima dose rilancia l’attesa di altre ore.. lunghe.. e inutili. Arriva l’alba.

Nessuno ha riposato. Le preoccupazioni, la stanchezza, e il dolore invece si sono accumulati. Un bilico in attesa di tracollo. Giro di personale nell’ospedale. Altre 2 ore di tentativi forzati su creature che hanno dato ormai tutto il possibile. Altre due ore di stanchezza e affanni… inutili!

Ti chiedi se è davvero così che doveva andare. Il cesareo era precluso, infatti si vedeva la testa del piccolo, li, proprio li, a pochi centimetri. Ma era li da due ore! Come si può sbloccare uno stallo del genere!? Nessuno ha la risposta..

Poi ad un tratto, dopo che la pazienza ed i tentativi, a centinaia, sono andati invano, dopo 10 ore di delirante escursus, dopo una giornata durata 34 ore dall’ultimo sonno, e dopo aver visto l’unico motivo valido della propria esistenza sfogare e reprimere frustrazione senza sosta, dopo tutto questo, la sala parto si riempie di persone.

Chi sono? Cosa vogliono? Alcune senza badare a me preparano gli arnesi del mestiere. Una prepara siringhe e siringhe di emergenza, opportunamente scotchate sulla flebo. Due mi affiancano e tengono d’occhio la situazione… del resto io non rispondo troppo delle mie azioni, mentre mi innervosisco… echi ancestrali e demoniaci iniziano a tuonare nell’aria.. le pareti scompaiono, la stanza volteggia verso cieli in tempesta, e tuoni e lampi e clangore di armate in ogni dove. L’argano, è in posizione di tiro. Si aspetta semplicemente il segnale.

Eccolo! Urla rimbombano per le stanze, mentre una valchiria tira come fosse una fune, mentre un’altra preme forte il ventre, mentre altre assistono e stringono la moglie nel suo ruolo. Pochi secondi, il tempo di una folata forte di venti del nord, e poi silenzio…

Lo stanno strappando in 6 dalle radici dell’albero della vita verso un mondo di cui nutro forti dubbi… ma quella è la strada!

Poi un altro tuono, e di nuovo l’inerpicarsi dell’ostetrica che tira in fanciullo incastratosi tra due mondi. Le altre partecipano e sforzano, premono, schiacciano, bloccano. Qualcosa mi tiene inchiodato alla sedia. Ero stato rammonito dall’alzarmi.. mi stavo autocontrollando e autobloccandomi. Quella era la mia 35esima ora.

Di nuovo la fredda calma. L’infermiera più in basso inizia ad anestetizzare e tagliare, come un macabro tessitore di fronte ad una tela di carne… il sangue a fiotti trasforma la sedia da parto in un altare sacro e violento. Un rituale di forte impatto visivo, mentre la freddezza del momento congela ogni sussulto. Le labbra secche da ore di quella notte sono ormai distinguibili anche dalla penombra sul volto della moglie; ho visto un risultato del genere solo nei film dove si attraversava il deserto, e non credevo certo che si trasformassero così in sole 10 ore..

Un ultimo segnale arriva. Il macabro quadro si rianima, l’infermiera di fronte tira senza sosta, quella sopra preme, le altre stringono la moglie che urlando e delirando si incurva e spinge… l’ultima, la carnefice del taglio, è la prima ad accogliere la creatura che ne esce. Un piccolo essere rosso sangue e bagnato, impaurito, allungato senza che gli fosse stato chiesto dopo essere stato raggomitolato su se stesso… e silenzioso.

Uscito, il tempo si ferma. Le ostetriche si lasciano sfuggire un sospiro. Il muro di medici si dirada, mi alzo, guardo la moglie, guardo la creatura…. Silenzio… mentre il respiro si ferma capisco che qualcosa deve succedere o non sarà comunque una cosa facile. La moglie urla, esausta, “perchè non dice niente!?”.

Non arriva nessuna risposta dalle infermiere mentre si riassestano e ricominciano a riprendere le loro normali posture.

“ggh eeeeeeh!”

“Oh cavoli! E’ Vercingetorige Primo! E’ nato! E’ vivo!”

 

Ci sono poche cose che muovo il mondo. Ci sono poche verità che scuotono le radici della terra. Ci sono poche cose che portano al cuore delle persone. Queste cose non sono irraggiungibili, sono sempre parte di questo mondo… il prezzo da pagare è avere il coraggio di scendere all’Inferno, per poi fare ritorno. Un prezzo che vale la pena … ve lo assicuro.

ps: nomi, luoghi, riferimenti e altro sono parte della fantasia, colorita e imprevedible, dell’autore.

_Lord Hol Napult_

Cari lettori,

oggi parleremo di come convertire il proprio hobby preferito, quello dei videogame, in un’opera di beneficenza senza eguali.

Da tempo notavo l’incancrenirsi progressivo dei prezzi su Steam ™ in riferimento a videogame ormai non più giovincelli, ma la cui vendita non convinceva nemmeno durante i saldi. Il mio precedente post sul validissimo sito di G2a.com risolveva quantomento alcuni problemi.

Ora grazie anche al valido contributo di Humble Bundle si possono acquistare a prezzi davvero convenienti dei titoli di tutto rispetto. Vediamo di seguito, più nel dettaglio, come funziona e scopriamo perchè è possibile fare beneficenza con questo portale… ok, alfa, bravo, charlie, GO!

La selezione del Bundle

Il portale in questione offre periodicamente sempre nuovi bundle, ovvero gruppi di videogame che vengono “impacchettati” assieme per formare un offerta valida ed appetibile. Sono presenti svariati bundle riferiti a titoli Steam nemmeno troppo vecchi. Se non siete amanti dell’ultima-uscita-qui-ora-e-subito, o anche se siete amanti di ciò ma non disdegnate qualche titolo che potrebbe esservi sfuggito, Humble Bundle vi offre questa preziosa opportunità.

Solo videogame?

No proprio no! Scorrendo il menu di Humble Bundle potrete trovare anche fumetti (a vendita digitale) e software professionali. L’unico problema è capitare nel momento giusto sul bundle giusto semmai.. per questo il sito va visitato periodicamente.

Ma come funziona?

Orbene è giunto il momento di fare una prova pratica di cosa fare e come farlo. Poniamo ad esempio di aver messo i nostri buoni propositi sopra ad un pacchetto di titoli per Steam chiamato “Humble YYYYY Bundle”. Si nota subito dall’interfaccia che a seconda dello scaglione di offerta libera sotto alla quale si rientra, ci verranno consegnati più o meno titoli, mentre resteranno disattivati quelli che richiedono un importo maggiore.

La simpatia di Humble Bundle ci consente infatti di offrire anche solo un dollaro per poter ottenere i primi 3 titoli, e aumentando il valore della nostra offerta si possono ottenere in aggiunta anche i titoli degli scaglioni successivi. Si noti che non vengono rimossi quelli dello scaglione precedente.. in pratica con 20 euro ci si porta a casa un’intera collezione di videogame!

Dimmi subito come procedere!

Humble Bundle non si differenzia in alcun modo da altri portali di acquisto di chiavi steam. Infatti una volta completato l’acquisto ci verranno consegnate delle chiavi molto simili a questo codice: “AAAAA-BGRTGH-JSUHGS”. Attivare questo codice sul nostro account di Steam è semplicissimo, ma vi rimando a questo post per i dettagli. Ad ogni modo dopo aver specificato la quantità di denaro che si intende “offrire umilmente”, si procede alla selezione della destinazione di questo denaro, e qui si nota la differenza dagli altri portali:

Trascinando le frecce il nostro importo verrà ripartito tra il fornitore del Bundle, la carità, e Humble Tip… facciamo in modo che vada tutto in carità nel nostro esempio, ed il risultato dovrebbe essere il seguente.

Come di consueto per tutti i portali di vendita procediamo al pagamento. Si noti che se l’offerta è di 1$ (o 0.93€ in valuta), non verranno inserite spese di Paypal o commissioni strane, a differenza degli altri portali di vendita. In questo caso la donazione è priva di imposte tipiche invece dei portali di sola vendita online.

Il nostro ordine di 1$ diventerà quindi un pagamento di 1$.

Beneficenza sì… ma a chi?

A chi lo decidiamo noi! Nell’archivo di operatori di beneficenza selezionabili da Humble Bundle troveremo davvero una lunga lista di onlus. Questo passo può essere ovviato e sarà quindi devoluto l’importo ad un operatore onlus predefinto dal sito stesso. Non ho prove a riguardo ma immagino che venga cambiato a rotazione.. Comunque sia scegliamo dove dovrà andare la nostra donazione.

Nel processo verrà anche mostrato un grafico con i Top Contributors, ovvero coloro che invece di “acquistare” solamente il gioco hanno deciso di fare qualcosa di più corposo. Nella maggioranza dei casi i soldi in arrivo ad Humble Bundle saranno scaglionati in base al livello dei costi visti in precedenza, ma va benissimo cosi. E’ solo in questo modo che si raggiungono le esorbitanti cifre di 1 milione di dollari. Essere un top contributors è sicuramente una cosa buona, ma anche donare quel poco divertendosi con qualche titolo consente alle onlus di operare meglio e più efficacemente (spero in bene ovviamente.. visto che non ho conferme per ora da quotidiani e giornali su un’operazione di questo calibro).

E ora?

Una volta completato il processo di pagamento (è chiaramente anche una registrazione) sarà possibile “richiedere le chiavi”. Come succede per tutti questi siti le chiavi attivano i videogame su Steam, che andranno poi scaricati attraverso Steam per essere giocati. Non mancheranno comunque le istruzioni del caso e una sorta di feedback da lasciare sui titoli ricevuti, a titolo di apprezzamento e indicazione per scelte future di Humble Bundle.

Ecco infine la nostra libreria Steam con i titoli “acquistati” ed attivati (Come detto sopra la procedura di attivazione l’ho spiegata in un altro post). Se per sbaglio non copiamo correttamente le chiavi durante la procedura di pagamento, sarà comunque possibile ritrovarle nel nostro account Humble Bundle. Ovviamente una volta utilizzate su Steam non potranno più essere rivendute.

Humble Bundle offre infine svariate opzioni, tra cui quella degna di nota chiamata Humble Monthly, ovvero una sorta di abbonamento periodico che attualmente si attesta sui 13$ mensili, e permette di ricevere dai 7 ai 10 videogame al mese, scelti dal sito, e del valore complessivo attestato su Steam di circa 150$. Un offerta, insomma, che non si può rifiutare. Restano invariate invece le meccaniche di donazione a società onlus di tutto il pianeta.

Siamo giunti alla conclusione, più arricchiti di conoscenza e speranza. Se questo post ti è piaciuto condividilo con i tuoi amici e acquista un Bundle anche tu!

E buon divertimento! Non sappiamo quanti la fuori, stanno ancora aspettando le offerte natalizie di Steam ;P !!!

Riferimenti Esterni:

  1. Humble Bundle

  2. G2a.com

  3. Steam

 

_Lord Hol Napult_

G2a.com

Buongiorno esimi videogamers incalliti e ardite teenager del ludico intrattenente, quello che vi presento oggi non è un semplice portale, non è un semplice modo di tenere sott’occhio i vostri titoli preferiti come l’effige vi suggerisce…  Miei cari dispersi della grande rete, questo è un mio Dono, personale ed atipico, a tutto l’universo!

Già da tempo vi parlai approfonditamente di come risparmiare nell’acquisto di videogame con G2a.com

Da STEAM a EA.com, ecco come acquistare videogame nel modo più conveniente!

Ora dopo mesi di ricerca e sviluppo, approfondendo argomenti di cui ometto la noiosità e la difficoltà per voi, ma linfatici per me, ho provveduto a creare su questo portale di recente realizzazione, una simpaticissima applicazione che farà di voi le persone più felici dell’universo:

Ladies and Gentleman, stiamo parlando del…

“LHN’s WebShop” – Portale di miglioramento dell’esistenza reticolare dell’uomo nell’universo!

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In questo portale, dopo una breve registrazione, è possibile creare la propria personale lista dei desideri (wishlist) direttamente connessa con il portale G2a.com.

Grazie alla schermata di configurazione potrete finalmente inserire i vostri titoli desiderati, ed il  prezzo verrà facilmente monitorato in una pagina riassuntiva detta “Wishlist Monitor”. Sarà cosi semplice tenere sotto controllo i vostri videogame candidati, e decidere quindi di acquistare nel momento più opportuno un titolo anzichè un altro! Non parliamo infine delle offerte lampo, monitorabili tutte in un solo ed unico link, tra l’altro condivisibile con gli amici (altra opzione attivabile)!

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La lista dei titoli sarà agevolmente mostrata nella schermata della “Wishlist Manager“, dove potrete effettuare configurazioni avanzate di tutte le opzioni che verranno poi mostrate nella pagina di monitor. Tra le tante si annoverano la possibilità di nascondere i DLC, da sempre invadenti nella ricerca di un videogame, o la possibilità di nascondere i titoli senza alcun venditore essendo G2a.com un mercato libero, e tante altre opzioni che raffineranno al meglio il vostro Monitor.

Terminata questa fase, si può finalmente raggiungere il Wishlist Monitor finale con cui tenere sott’occhio i propri videogames!

Ma c’è di più!

Poniamo per esempio che il vostro limite di spesa sia 5 euro. Se impostate correttamente la barra di separazione in alto e provvedete a ricaricare la lista, noterete che i titoli con importo maggiore dei 5 euro saranno visualizzati in rosso (o omessi se l’opzione è attivata), mentre quelli in verde rappresenteranno i titoli in linea con le vostre finanze.

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Sarà quindi facile e agevole identificare cosa potete o non potete acquistare dal portale. L’ultimo passo, ma questo lo intuite da voi, sarà quello di cliccare sul videogame scelto nel formato scelto, e procedere quindi sul portale di G2a.com come consueto… ma questa è un’altra storia.

Se volete approfondire e studiare maggiori dettagli prima di sperimentare da voi, è disponibile un video creato dalla mia intelligenza artificiale: ESIL. Abbiatene cura nei commenti, è molto permalosa e non sopporta gli sbruffoni!

Questo è tutto? Non direi, non dimenticare di leggere le guide del Lord …

I 10 Videogame low-cost-extreme consigliati dal Lord – VOL.1!

I 10 Videogame Spaziali consigliati dal Lord – VOL.2!

E ricorda giovane internauta videogamer:

Knowledge is power!

_Lord Hol Napult_

 

La Cavalcata Oscura di Wolfgar

horseman02(Play audio for full immersion reading)

L’alito greve e caldo si affannava tra le briglie come nebbia tra i rovi.

La tensione e la quiete si fondevano nell’aria come se fossero unite dall’eternità, un miscuglio di echi lontani e fili d’erba e foglie, leggermente mosse dal vento, erano gli unici suoni udibili a centinaia di miglia. E nella vallata un cielo nero e minaccioso, carico di pioggia ma in una surreale paralisi completa, attendeva qualcosa di assolutamente inafferrabile.
Un lato della collina era invaso, o forse posseduto, da un’intera armata di cavalieri nero vestiti. I loro sguardi erano talmente grevi e freddi che se fossero stati visibili da dietro quegli elmi avrebbero assorbito ogni raro sprazzo di chiarore che si travisava tra le nubi, gettando un’inquietante oscurità ovunque.

Sudore e goccie di pioggia finissima scivolavano sulla muscolatura robusta e tesa di Wolfgar, un cavallo nero come la pece, gigantesco ed imponente, vero e indomito erede della dinastia degli Shire.
Un tuono eccheggiò lontano stracciando nubi e luce in una coreografia gotica e decadente.
L’attesa, secondo dopo secondo, strappava lembi di tempo che laceravano cuoio teso, prese nervose su else e sangue, sempre più frenetico, adirato in quelle piccole vene insufficienti.

E mentre l’alito greve vaporizzava il suo millesimo soffio, mentre un guanto armato smuoveva la cinghia di fissaggio stretta all’armatura, mentre una goccia ingrossata nel cielo prendeva spinta infrangendosi sull’umbone di uno scudo, e mentre una coppia di fili d’erba, da giorni uniti dalla bava di una lumaca, si staccarono lanciando rugiada sul terreno, una punta di lancia, minuta e sbiadita, comparve nel cielo grigio dell’orizzonte, saltellando ironicamente e fermandosi, distante ed immobile, sulla collina opposta.

Subito dopo altre 200 lancie fecero lo stesso balletto blasfemo, ricoprendo l’orizzonte con decine di pungoli stagliati verso il cielo, come fossero cime di pini nelle immense vallate norvegesi.

Due fronti, imponenti per numero e stazza dei loro condottieri, erano ora statue immobili nel vorticoso roteare del nulla, un vento che da arbitro maledetto fendeva ora i corpi di un’armata ed ora gli altri, deridendo e sospendendo il respiro di ogni essere vivente presente in quel macabro scorcio di terra.

Il silenzio, disturbato solo da pioggia che tintinnava qua’ e la’ su elmi levigati, aggravato da tuoni e lampi lontani, forse come gorgogli di una gola che aveva inghiottito il mondo, era nel suo freddo vorticare l’unico vero protagonista di un quadro immobile.

Passò un tempo indefinito prima che lo stendardo del corvo nero si inclinò in avanti sfidando lo stendardo del drago dei mari, seguito subitaneamente dal suono di un corno antico e sgraziato.

Uno strattone possente inclinò la morsa di Wolfgar che reagì, indomito e ribelle come tutta la sua stirpe, mordendo ed allungando la cinghia verso il nemico. Immediatamente i fianchi vennero percossi dal cavaliere ed i muscoli vigorosi e nervosi sotto al manto nero fecero una leva robusta sulle gambe posteriori. Sembravano corde d’acciaio pronte a trainare via un monte dalla sua valle.

Il terreno, infangato ed erboso, ricevette presto il peso imponente di uno stallone in principio di corsa. Ogni singolo lembo di terra sotto a quella leva si mosse sfaldandosi e raggrumandosi, come se un miscuglio di burro e pece ricevessero un sasso lanciato con forza.

La carica iniziò. Vento e pioggia non erano che forze inferiori dietro al rombo energico di 200 stalloni armati in carica frontale su entrambe i fronti. La distanza prima dell’impatto, altro non era se non una breve e fastidiosa scocciatura, prima che fragore e violenza e divina purificazione si fondessero in un estasi di sangue ricolmo d’ira.
Il freddo non veniva più percepito da alcuna creatura di quei due fronti. Sangue del Nord, rosso e scuro, ribolliva come veleno infuocato inebbriando come un fiume di pece ogni legamento, ogni muscolo ed ogni osso.

Nel cielo il banchetto degli dei norreni aveva inizio, e tra urla e grida tuonanti, tra fulmini e fasci di luce che trafiggevano le nubi, orde di valchirie turbinavano attente nell’etere, pronte a cogliere l’anima di grandi guerrieri prima che fossero catturate da altri dei. Due le guerre sopra quel singolo lembo di terra violata.

Wolfgar inarcava colpi talmente lunghi e violenti da far tremare il suolo, mentre spazio e tempo rincorrevano la sua foga nella vallata. Ogni singolo muscolo si muoveva con tale grazia e coordinazione da sembrare l’esempio meglio riuscito nell’arco di millenni di evoluzione della specie. La pelle nero corvina, che ricopriva aderente tutti i muscoli, squoteva goccie nell’aria come un salice piangente sopra uno stagno dopo un temporale. Le goccie che invece cadevano dal cielo colpendo ora il collo, ora il fianco, rimbalzavano alla maniera delle antenate che colpivano l’elmo di ferro levigato.
Il cuore della bestia pompava sangue a litri, mentre la corsa diveniva sempre più una disperata cavalcata verso l’ignoto, come fosse inseguito da orde di demoni antichi e terrificanti, capaci di smuovere oltre ogni limite le paure di un essere vivente.
Gli occhi erano invece concentrati, cupi e fissi sull’orizzonte, e dai grandi iridi si rispecchiava un’orda avversaria con innumerevoli punte rivolte verso il cuore.

La corsa disperata sarebbe presto terminata in uno scontro, violento e mortale, e questo era il destino a cui tutti in quella vallata andavano incontro. Non c’era onore, ripensamento, paura od orgoglio in quel luogo. Non c’era neppure coraggio, fratellanza o codardia. La corsa irrefrenabile era ormai solo un elemento, come la terra o l’acqua, e niente avrebbe cambiato le sorti se non il fato stesso, vile e subdolo come solo la memoria sa ricordare.
Mentre i muscoli si tendevano e si rilassavano in un turbine di follia, mentre il vento salutava per l’ultima volta la vita di quegli esseri viventi e mentre il suolo si distruggeva e si modellava per l’ennesima volta a quel momento storico, la corsa di Wolfgar non accennò a rallentarsi.

Passarono pochi secondi, forse centinaia se visti da dietro un elmo, forse pochissimi se visti dalle fronde di un albero circostante. Ma essi passarono, e poi ci fu solo sangue.

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Wolfgar incrociò sulla spalla destra la prima lancia che saettò sulla sua muscolatura lacerando il manto, ma fu rifiutata come acciaio su acciaio dai muscoli tesi. Parecchi stalloni, guerrieri e lance caddero dietro alla sua carica mentre il tessuto pregiato e nero corvino si lacerava in zampilli di sangue e tagli superficiali. Dietro di lui una mazza chiodata roteava a destra e sinistra inclinando elmi e distruggendo scudi, teste, braccia, colli e crani di stalloni inferiori. Gli zoccoli calpestavano legno e carne, e il fango si colorava di rosso mentre ad una ad una le armi in metallo si accasciavano sul suolo.
Wolfgar trapassò la linea schierata sul suo passo sbattendo ogni ostacolo a dieci passi di distanza ed,  una volta uscito dal mucchio, si riprese per un ennesimo assalto in virata destra. Nel centro della battaglia bestie e animali si dimenavano come anime all’inferno. Il trionfo della morte e del sangue vomitava in quella vallata i suoi emblemi più significativi, e già si vedevano nel cielo altre spade e ali di arcangeli pagani dimenarsi tra le anime che ascendevano.

Le due guerre erano nel fulcro dell’azione.

La seconda tornata fu ancora più devastante della prima. Presi di spalle numerosi cavalieri caddero senza sapere da dove calasse la folgore. Singoli colpi violenti penetravano le loro schiene, a livello del collo, e subito dopo masse informi e prive di intento si accasciavano al suolo con il cranio forato.
Il mucchio stesso fu sbilanciato dallo stallone che caricava con i muscoli tesi e feriti, capaci di generare violenta forza sia per l’intento che per il dolore via via più lancinante.
Non vi erano più tuoni o pioggia o vento nell’eco della vallata, solo grida, metallo, zoccoli e rumore di impatti violenti.

Il tutto durò pochi minuti, o forse infiniti se vissuti dagli occhi vitrei di una carcassa ammassata al suolo mentre il sangue caldo pulsava ancora nel fango e nella pioggia. L’orizzonte cosi carico di forme nere ed in armi, era ora un guazzabuglio di carcasse, feriti e movimenti affaticati.
Poco più in là una sagoma nera e cupa si delineava come una macchia nel cielo, ansimando vistosamente ed ancora in preda a raptus di follia omicida, con i nervi ormai fuori dal controllo che rizzavano o distendevano arti come se la pazzia fosse loro compagna.

Wolfgar era fermo, ora, nella quiete della morte che aveva raggiunto cosi tante anime, e nonostante questo vegliava silente ed impassibile l’intera opera di distruzione li vicina. Sopra di lui il cavaliere si guardava intorno, tuonando di tanto in tanto sentenze di morte per dei moribondi che si muovevano nel fango, e subito una lancia interrompeva ogni sussulto.

Il vento era tornato a riprendersi gli echi della vallata, mentre la pioggia si intensificava ed i tuoni si avvicinavano ai loro bagliori. Corvi e lupi si avvicinavano dal profondo dei boschi, pronti a saziare la loro sete in una blasfema collina tinta di rosso.

Il tempo delle battaglie non era che cominciato. Il tempo del sangue non era mai finito.

E mentre gli ultimi respiri venivano esalati da corpi morenti, una fitta pioggia purificava il mondo dalla sua violenza, senza che ci fosse più alcun tintinnio metallico o corpo caldo di vita ad accoglierla. Solo fango, erba e desolazione.

 

Nota: Testo scritto da LHN. Frammento di evasione neurale notturna di incredibile e vivida lucidità. Grazie per la lettura.

_Lord Hol Napult_

Dog arises(Play audio for full immersion reading)

In questo mio trattato, a lungo ponderato tra le righe dissonate della mia umile esistenza, vorrei porre a lor signori il punto dell’attenzione più acuta a cui possano essi accedere, nella speranza che il verbo elargito con così blanda parsimonia, non vada sprecato in semplici ed inutili sinapsi dell’uomo medio bigotto, bensi si assesti nelle camere della più elogiata area riflessiva delle menti in ascolto.

Viviamo in un era in cui frenesia e risultato hanno spesso la meglio soverchiando ogni labile e leggermente abbozzata linea di interconnessione tra una causa ed un effetto. Linee di questo tipo rendono ricchi uomini che ne sanno dell’esistenza, e avantaggiati quantomeno tutti coloro che ne individuano la logica. La linea di cui vorrei evidenziarne le ritmiche ripetizioni, miei cari spettatori, è il fievole legame descritto in titolatura, ovvero ciò che connette la mala politica alla defecazione canina.

Nonostante sia alla mercè di ognuno sia l’una che l’altra evidenza, risulta arduo all’uomo comune e poco accorto percepire l’interconnessione che esiste tra queste due realtà. Io, in qualità di vate mondano, accompagnerò, seppur solo verbalmente e spiritualmente, le vostre signorie, verso la luce della ragione e della verità.

E’ noto che il giovane virgulto moderno sia quotidianamente proiettato in una faticosa ricerca del posto di lavoro che più gli si addice, considerata la maggiore età ormai raggiunta e le importanti conoscenze acquisite in ambito scolastico dopo numerosi anni di studi. Tra queste conoscenze come non ricordare il paradigma de’ “il più veloce vince tutto”, “il più forte è il migliore”, e anche “se affabuli il professore hai la strada spianata per tutti gli anni”, ed infine “se non sei capace basta pagare per ottenere tutto”.

Questi insegnamenti intrisi di triste verità si contrappongono al vero scolaro coscienzioso che adopera mente e corpo per immergersi veramente nel “concetto”. Seppur una volta uscito dall’istituto scopra che il concetto stesso non serve se l’economia è zoppa; scopre oltresì che se “conosci la persona giusta, come in sede scolastica, le porte si aprono più facilmente”.

Lungi da me nascodere o decidere cosa di questi flaccidi comportamenti moderni vadano ostacolati o condannati… no, mi limiterò ad analizzare lo status quo dell’individuo di nicchia, il non “raccomandato”, il coscienzioso, il capace neo disoccupato.

Orsù, giorno dopo giorno, l’individuo sottoposto a stress mentale ed emarginato dall’economia “che rende liberi”, “che rende indipendenti”, incontrerà per attitudine o forzato effetto, l’apparecchio mobile cellulare. Tale strumento di persuasione e addomesticazione di massa consente alle persone di ripiegare i propri disagi in un piano parallelo, fatto di sorrisi e faccine gialle, telefonate inutili, foto con panorami laddietro o monotoni o inquietanti, e così via. Ciò che si cristallizza nell’archiviazione digitale di massa è in realtà la solitudine, il disadattamento, l’impotenza di fronte ad una società gommosa, che rimbalza ogni cosa, e non da risposta alcuna.

Perchè studiare tanto svariate materie se qui, in modalità “sopravvivenza on”, non serve altro che pane, cemento e sanità? E perchè non risulta possibile trovare la propria strada nel mondo?

Lungi anche in questo caso da me cercare di dare risposte sensate. Le domande sono giustissime, ma le risposte sono molto in là da ogni giustificazione. Ma procediamo con il nostro percorso mentale…

L’individuo si tramuta piano piano, giorno dopo giorno, nello zombie moderno. Il rifugio ed il rifiuto della realtà passa per il telefono mobile cellulare. Ogni attimo in esso non fa sentire il peso dell’esistenza inadattata nel presente, che senza fronzoli ulteriori, ripete “non ho bisogno di te, non ho bisogno di te, non ho alcun bisogno di te!”.

La sindrome si protrae dai luoghi di studio alle strade. Chini “nella” periferica che rende “liberi 2.0” ci si incammina verso ogni luogo, e verso nessun luogo. Li il primo contatto si delinea laddove il distratto passante cellularotico sovente preme l’organica defecazione canina!

Tale momento è simbolico, un cerchio che si delinea ma non ancora del tutto chiaramente…

Scrutiamo ora con occhio rapace l’altro lato della società. E’ noto infatti che madri disperate e talvolta separate abbiano un figlio disoccupato e sintomaticamente legato e condannato al sistema mala politico in cui vive. Pensate ora alla psiche della giovane donna, con un lavoro fantoccio che non gli è mai piaciuto, ma preoccupata del suo pargolo, del futuro e comunque afflitta dalla spaventosa paura di aver perso gran parte della vera giovinezza, quella in cui spensierati si correva ignudi o quasi nei campi di grano, senza pensiero alcuno a disturbo della propria giornata… Ah, che vita era quella!
E’ noto che ogni tanto la reazione femminile non è sufficientemente razionale, come si potrebbe pensare, ma del tutto isterica e scoordinata. Ed è qui che la donna si circonda di uno o più piccoli fedeli sbava pantofole. Ognuno di essi, solitamente non più alti di 40 cm, ha lo scopo di ricordare la bellezza e la ricchezza che furono in anni simbolici della lontana gioventù.

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Ai tempi si passeggiava per le boutique, si prendeva il tram, si conversava all’ora del thè con le amiche preferite, le più nobili, le più bianco vestite. I cappelli col fiocco a strascio rendevano sinuosi i capelli biondi raccolti da una spilla elegante ed accarezzati dal vento caldo del borgo.

Tutto questo, nessuno sa esattamente come, si traduce oggigiorno in un simpatico Bau Bau.

Mi scuso, ma vogliate prestare ancor un poco di attenzione, e presto arriveremo al dunque…

Ora se consideriamo le continue necessità del tutto legittime del fedele amico di pantofola, ci troveremo presto a dover conciliare la defecazione canina in un ambiente urbano e contagiato da muri strettissimi, auto in corsa, aiuole da 1 mq, vicini irascibili, pareti rimbombanti. Ogni signora ha poi tutto il resto delle operatività ordinarie di una madre e donna, che impiegano il tempo di circa 16 ore giornaliere escluso il sonno e incluso i festivi. E’ quindi legittimissimo e naturale che la madre indaffarata incarichi talvolta il giovine figliuolo di andare ad acquistare i sacchetti per la raccolta di feci canine.

Le probabilità che questo avvenga con successo sono pari alle probabilità che un Comune di qualsiasi cittadella rifornisca le apposite torrette di suddetti sacchetti raccogli defecazione. E’ un pò la stessa probabilità di prendere una trota di fiume al volo con l’esca al cucchiaino, e per volo si intende “volo”…

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Ora, signori e signore, se consideriamo, a fronte di tutto ciò, che per ogni appalto economico mafializzato, si genera un giovine cronicamente dipendente da cellulare mentre, all’angolo opposto della strada, “nasca” una nuova donna con cagnolino, e quindi che risulti decuplicata la probabilità di posatura plantare sulla defecazione animale che la padrona istericamente non raccolse quel dì perchè inviò ad acquistare il sacchetto apposito che nemmeno il comune mise a disposizione e che pure il giovine dimenticò di prendere, afflitto com’era nella propria vita post-scolastica che si rivelò di fatto un’intrinseca delusione poichè nessun  lavoro era disponibile a causa dell’economia rafferma che nulla offriva, dovuta ad anni di mala politica, sperpero, conflitti di interesse, privilegi di casta, oligarchia moderna traslata ed occultata, al fine di elevare chi era sù ancora più sù, e chi giù ancora più giù, mentre il sottomesso volgo, con rammarico generale addolcito, ignorava totalmente ogni causa in quanto intento ad immergersi in giovani mondi alternativi lontani da quello, o ricordi lussusi che furono, o parole al vento sputate da vati e cronisti su Blog di nessuno.

E come queste mie “parole al vento”, egregi signori e signore, mi adopero umilmente cercando di solleticare le Vostre menti ed i Vostri pensieri, così come uno strumento parallelepideico battendo su base metallica trapeziocubica s’ingegna di scalfire una forma nel mezzo che dia indipendenza a colui che un giorno la brandirà.

E che vogliate accogliere o rigettare siddette parole al vento, dipende solo da voi; ma sappiate e badate bene, egregi signori e signore, che un gesto avverso produrrà, inesorabilmente e prepotentemente, l’aumento di defecazione canina sul vostro quotidiano cammino.

Pensate. E camminate al sicuro.

_Lord Hol Napult_

 

Mercato di Videogames header

Buongiorno giovani intrepidi dell’era digitale, navigatori di mondi alternativi, guerre digitali, simulazioni surreali ed avventurieri dal callo epico, oggi vi mostrerò l’ultimo ritrovato web per poter acquistare un titolo videoludico nel modo più conveniente possibile.

Da videogamer incallito consulto spesso le offerte di Steam alla ricerca di qualche videogame in offertissima. I miei acquisti sono solitamente concentrati nelle favolose offerte festive, come ad esempio i “saldi estivi”, “autunnali”, l’evento di “Halloween” per giochi horror e così via fino al plateale super saldo natalizio ™!

Quello che vi mostrerò ora, invece, è un mercato libero di vendita delle chiavi digitali che sono assolutamente e inequivocabilmente valide tanto quanto un videogame acquistato sulle piattaforme originali.

Stiamo parlando di G2A.com

Ho notato questo sito per notorietà e mi sono approcciato in modo molto cauto.. direi estremamente prudente: insomma, ho voluto provare!

Il consiglio che vi do infatti è quello di non fidarvi cecamente di ogni sito che lancia super offerte; testare la validità del sistema con degli acquisti “pilota” (o dal basso costo) è sempre una buona regola. E’ quello che ho fatto io, e che vi mostrerò passo passo ora, come fossi un bardo dell’era digitale che percorre la virtualità effimera di questi tempi alla ricerca del meglio del meglio del meglio! Tutto questo solo per voi! ;P

L’acquisto pilota che ho fatto riguarda un videogame di qualche anno fa ma in super offerta presso questo portale. Mi piaceva ma non aveva mai raggiunto un prezzo giusto per me. Qui finalmente costa molto poco, quindi nel caso che qualcosa vada male non faro’ altro che perdere un paio di euro. Se invece la cosa va bene, ne gioverò? Volete percorrere questo cammino con me?
Let’s f***k go!!!

STEP 1

Per prima cosa troviamo il videogame che ci ha sempre ammaliato ma che non abbiamo mai osato acquistare… In questa fase sarete abbastanza autonomi, ma prestate attenzione a scegliere la chiave per STEAM piuttosto che per EA.com, o altro. Le chiavi non sono intercambiabili a livello di piattaforma, a meno che ci sia epressamente scritto.

Il gioco RISEN 2 in versione GOLD costa su steam in questo momento 19.90€. Un po’ troppo a dire il vero…

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STEP 2

Vediamo quanto costa su G2A.com…

Incredibile, 0.62€. La prima domanda che un si pone è: Ma come è possibile? Indaghiamo…

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In effetti non solo un venditore lo vende a pochi centesimi, ma sono circa “36 sellers” a disporre di chiavi di attivazione in vendita. Questo mi fa riflettere ad esempio sul fatto che durante i saldi o comunque con partner Steam virtuali è possibile acquistare lotti di chiavi definite “per un amico” in modo che non vengano aggiunte al proprio account, ma fornite all’acquirente. I sellers potrebbero quindi essere normali persone che investono in acquisti di chiavi per poi rivenderle ad un prezzo maggiorato dal loro portale.

E’ importante a questo punto valutare attentamente il FEEDBACK del venditore, perche’ quello che faremo è un acquisto fuori da Steam e la chiave potra’ essere invalida o già usata, chi può dirlo?  Per ovviare a questo rischio ci viene incontro il portale  G2A.com che mostra chiaramente se un venditoreè a 5 stelle, con dettaglio feedback positivi e numero di vendite in attivo…

Ok! Concentriamoci ora su un venditore che abbia almeno il 98% di voti positivi e un numero di feeback > 5000. Questo dovrebbe garantirci un margine di sicurezza ed affidabilità ottimali. Inoltre prediligiamo quelli che vendono l’articolo a minor prezzo.

G2A.com evidenzia con un “BEST PRICE” il venditore che vende a minor prezzo l’articolo richiesto. Clicchiamo quindi sul carrello di questo venditore…

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STEP 3

Il prezzo originale inizia a gonfiarsi per 3 motivi:

  1. L’IVA del paese che in Italia è un violento 22%
  2. Il G2a Shield che costa unitariamente 1 euro e garantisce chiavi valide al 100%
  3. L’eventuale commissione PayPal che utilizzero’ per il pagamento e non è inclusa nel prezzo

Secondo un calcolo personale per videogame tra i 0.50 ed i 2 euro otterrete il prezzo finale circa con questo calcolo:

Prezzo iniziale(>0.50€ e <=2€) *  2,0000

mentre per altri, tra i 2 ed i 10 euro, con questo:

Prezzo iniziale(>2€ e <=10€) *  1,4590

 

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STEP 4

Ora visto che ho scelto un venditore “di cui ci si può fidare” disattivo volontariamente il G2A Shield. Consiglio comunque di tenerlo attivo per acquisti maggiori di 10 euro, in modo da essere sicuri sulle transazioni di un certo livello e non incorrere in chiavi già usate. Per acquisti inferiori invece cerchiamo di incrementare il risparmio e minimizzare i rischi.

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STEP 5

Il nostro carrello finale prima del pagamento è ora in queste condizioni veramente vantaggiose. Verifico di aver disattivato la protezione acquirenti (1), accettato le condizioni di vendita (2), inserita una email valida per la fattura (3) e cliccato procedi con un carrello a 0.68€.

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STEP 6

E’ ora di scegliere il metodo di pagamento. Siccome utilizzerò PayPal dovrò incombere in ulteriori costi di pagamento, ma detto tra noi è comunque una transazione ridicola rispetto al prezzo Steam dell’oggetto. Se consideriamo che potrei perdere ben 1.16€ oppure guadagnarne 18 circa, decido imperterrito di continuare 🙂 !

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STEP 7

Ora mi trovo in una normale pagina di pagamento PayPal. Stranamente il calcolo effettuato da G2A.com era persino maggiore di quello che mi trovo a pagare. Succede quando PayPal cambia le condizioni di vendita. Comunque sia il carrello è questo: 1.13€

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STEP 7

Eccoci qua! siamo alla resa dei conti. Il pagamento è stato fatto e la pagina che compare è la seguente, dove un bottone allettante mi avvisa che la chiave CD è pronta… clicchiamo senza pietà alcuna!

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STEP 8

Incredibile, è comparsa una chiave GUID e un feedback sull’acquirente che faremo bene a compilare. Se la truffa è dietro l’angolo potremo arrabbiarci con questo venditore … (nb: la chiave l’ho nascosta per ovvi motivi). Copiamo la chiave Steam e andiamo sulla nostra applicazione Steam… verifichiamo subito!

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STEP 9

All’interno del software di Steam notiamo in basso a sinistra i bottoni:

  • Aggiungi gioco -> Attiva Prodotto Steam (Qui andrà inserita la nostra chiave ricevuta).

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Inseriamo quindi seguendo la Wizard il codice di attivazione:

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Et voilà! Sembra che tutto sia andato nel migliore dei modi! Fantastico!

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STEP 10

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Ora non ci resta che scaricare e goderci il nostro titolo ottenuto in super saldo! Un saldo mondiale livellato dal mercato. Ma… abbiamo dimenticato qualcosa? Fatemi pensare… Certamente! mettere subito il feedback positivo!
Ritorniamo sul portale di G2A.com e diamo feeback positivo al nostro venditore. Questa fase è molto importante in quanto permette sia ai nostri futuri aquisti sia alla comunità di videogamers di prediligere venditori seri e scartare i malefici farabutti.

CONSIDERAZIONI

Se consideriamo che il sito vende oltre a Steam anche chiavi EA, Uplay, GOG e compagnia bella, potremo riempire i nostri account in un putiferio di sconti senza barriere. Resta comunque da dire che certe offerte sono ancora meglio sui portali originali quando vengono effettuati i saldi. Sta a voi cercare il prezzo più consono… Solo il tempo e probabilmente il portafoglio decideranno quale sia il vostro limite! Nel frattempo godiamoci questa avventura piratesca di ottima fattura lasciandovi un ultimo quesito….

Hai abbastanza coraggio per il mercato globale di G2A.com???
Bwhaahahaha ahhaaha (risata satanica)…

Questo è tutto. Grazie per la lettura e ricorda di condividere il post se ti è piaciuto…
non sappiamo quanti, la fuori, tentano ancora di sopravvivere!

Vuoi seguire i consigli del Lord? Continua a leggere qui…

 

_Lord Hol Napult_

DI-017-02

Egregi ubriaconi del mondo, esilaranti garzoni dalla festosa armonia interna e compari di letture per attimi fuggenti e talvolta malevoli, benvenuti a questa frizzante recensione che punta specificatamente a determinare se il modello di orologio in evidenza sia adatto o meno ad attività sportive di tipo militaresco.

Mi riferisco ovviamente all’orologio Diadora Storm. 

A lungo ho cercato un orologio di tipo mimetico e dalle caratteristiche tecniche necessarie a sopportare ogni condizione. Il panorama attuale offre infatti moltissimi modelli che spaziano dall’antico orologio militare per veterani della guerra, ma con cui non ci fai quasi nulla, ai nuovissimi pseudo-orologi sincronizzati con il proprio cellulare. Inutile dire che anche questi risultano per  me uno spreco non solo di soldi, ma persino di tempo, visto che la batteria dura come un cellulare, circa 4/5 giorni. Ci sono infine quei pseudo suppostoni portatili utili a monitorare la priopria circolazione sanguigna, i battiti e altre divertenti inutilità del caso. Nemmeno in questo caso sono stato particolarmente interessato da tali prodotti. Insomma, forse è meglio enunciare i requisiti che determinano l’orologio da softair ideale.

  1. Ora visibile chiaramente.
  2. Ora visibile in notturna.
  3. Ora visibile in rovescio (orologio sull’interno del polso)
  4. Resistenza a shock e urti, termici e fisici.
  5. Alta durata della batteria.
  6. Peso.
  7. Basso ingombro.
  8. Impermeabilità.
  9. Cronometro.
  10. Countdown-Timer per le azioni a tempo.
  11. Mese Giorno.
  12. Meteo info come temperatura e pressione.
  13. Mimetismo e antiriflesso.
  14. Sveglia.
  15. Prezzo.

In base a questi requisiti ho dovuto cercare in lungo e in largo, scartando le opzioni più estreme e lasciando infine un range di due soli modelli:

  • Diadora Storm DI-017-02 – prezzo circa 50 euro.
  • G-Shock GA-100CM-8AER – prezzo circa 140 euro.

Detto che entrambe sono validi, il prezzo altamente differente e la dimensione dell’orologio stesso, per i G-Shock davvero grande, mi hanno fatto propendere per un acquisto di tipo economico. Notate inoltre che possedere sia la tecnologia al quarzo che le lancette impone ai G-Shock la necessità di essere enormi. Soprattutto le tecnologie a lancette le eviterei del tutto per fare sport.

Vediamo quindi se il Diadora Storm (presente in due varianti poco differenti) offre le caratteristiche tecniche necessarie ad essere un buon orologio da SoftAir, con un verdetto finale del tutto inalienabile!

Caratteristiche tecniche:

  • Tipo Display: Digitale
  • Materiale Cinturino: Gomma
  • Tipo movimento: Al quarzo
  • Vetro: Plastica
  • Impermeabilità: WR 100mt
  • Tipo Calendario: Giorno, data e mese
  • Tipo Chiusura: Fibbia ad ardiglione
  • Materiale Cassa: Resina
  • Colore Quadrante: LCD
  • Genere: Uomo
  • Colore Cinturino: Grigio mimetico
  • Diametro Quadrante: 46mm
  • Spessore Cassa: 15
  • Peso: 56g
  • Lunghezza Cinturino: 20mm
  • Larghezza Cinturino: 27mm

 

Descrizione personale dell’orologio

Attualmente possiedo questo orologio da circa 10 mesi, e funziona perfettamente. Da subito ha presentato dei difetti dovuti ai materiali di cui è composto. Il cinturino è la prima parte che si rovina, circa dopo un mese, e inizia ad usurarsi internamente come mostrano le foto.

20160326_093933In secondo luogo si nota subito la differenza del tipo di gomma tra il cinturino e il blocca cinturno che scorre sul lato della chiusura metallica. Stranamente questa gomma tende a sporcarsi e deteriorare il colore in modo differente dal cinturino. Resta generalmente giallastra rispetto al resto.

20160326_094020Inoltre ho utilizzato l’orologio per tutte le battaglie di softair dell’ultima stagione, prendendo anche qualche graffio. La resina che ricopre il quadrante principale tende lentamente a rigarsi. Questo c’e’ da dire che non risulta essere ancora un grosso problema, in quanto le linee in assenza di luce laterale non sono visibili e la dimensione delle ore è effettivamente tra le più grandi a disposizione su questo tipo di modelli.

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Parliamo infine della cassa metallica che ricopre il quadrante. Ebbene noterete che sugli angoli più vivi perde la vernice e tende a scrostarsi. Si nota inoltre una diversa opacità del colore tra la cassa ed il cinturino, il che non è il massimo per l’estetica. Ad ogni modo esegue egregiamente il suo sporco lavoro di resistere agli urti, e le 4 viti sporgenti ma non taglienti fanno da distanziale contro eventuali impatti. In tutti i casi il colore sotto alle vernici mimetiche è il bianco, e in questo caso non si nota più di tanto la sbavatura.

A parte questi difetti di tipo estetico non ho riscontrato nessun altro problema di tipo tecnico. L’orologio fa bene il suo sporco lavoro.

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Stress test tecnico

  • Ora visibile chiaramente.
    Il display è grande ed efficente. La tecnologia al quarzo ci permette di vederlo anche sotto luce diretta del sole. In caso di cambio opzione viene evidenziata la parte interessata nel quadrante grande e l’ora si sposta in quello piccolo.
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  • Ora visibile in notturna.
    Premendo un apposito tasto il quadrante si illumina di verde. Il costruttore segnala però che l’effetto potrebbe svanire con gli anni per la natura dell’elemento fluorescente.
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  • Ora visibile in rovescio (orologio sull’interno del polso)
    Un’usanza di grande importanza per l’orologio è quella di essere girato al contrario per non offrire riflessi inutili durante la battaglia e per essere accessibile dalla cucitura delle mimetiche che sta sul polso, appunto. Purtroppo gli orologi al quarzo (come anche le autoradio) sono orientati ad una certa angolazione per il quale il quarzo è visibile. Nel nostro caso l’angolazione è quella da polso superiore, e quindi 45°. In polso inferiore infatti è richiesta dai 45 ai 60° tra braccio e occhi. Il risultato è sufficiente, ovvero un pò meno visibile. Peccato.
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  • Resistenza a shock e urti, termici e fisici.
    Questo orologio possiede cassa in metallo con rivetti di rinforzo e resina invece di cristallo. I pulsanti sono veramente grossi e robusti. Per ora sopravvive.
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  • Alta durata della batteria.
    La batteria di questo orologio, privo di meccanismi meccanici e fronzoli, potrebbe durare decenni. L’utilizzo della retroilluminazione magari riduce la durata comunque alta.
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  • Peso
    Il peso è relativamente basso. Un orologio in acciaio grande la metà pesa comunque molto di più ed il cinturino in resina e gomma risulta leggero e relativamente caldo rispetto a cinturini d’acciaio, almeno durante l’inverno.
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  • Basso ingombro.
    Questo tipo di orologi non è certo adatto a polsi femminili. Se dobbiamo tirare le somme tra questo e un G-Shock risulta comunque meno ingombrante e abbastanza adattabile al polso medio maschile. Direi buono.
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  • Impermeabilità
    L’orologio può tranquillamente essere usato nel fango e nel fiume senza che se ne accorga. Supporta ogni genere di condizione atmosferica, come umidità o calore. Dopo essere stato usato può essere lavato sotto all’acqua corrente del rubinetto.
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  • Cronometro.
    La funzione cronometro completa di intertempo è presente e semplifica il conteggio dei decimali dopo i primi 30 secondi, evidenziando di fatto il tempo che interessa. Allo stop tutte le informazioni sono presenti al centesimo.
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  • Countdown-Timer per le azioni a tempo.
    Il countdown è particolare e non solo si pianifica con un beep al termine del conteggio, ma lancia anche dei beep di preavvertimento prima di arrivare a termine, diversi e più brevi. Probabilmente utile per le staffette, potrebbre dare qualche problema durante il softair.
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  • Mese Giorno.
    Nell’orologio sono presenti data e ora configurabili anche per fuso orario. E’ presente anche l’anno.
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  • Meteo info come temperatura e pressione.
    In questo modello non è presente alcuna informazione meterologica. Non che abbia visto modelli che le offrano, ed in effetti non hanno mai funzionato a dovere questo genere di informazioni. Comunque sia è assente e forse va bene cosi.
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  • Mimetismo e antiriflesso.
    L’orologio è acquistabile nel mimetismo che più ci aggrada. Se pianificate di usarlo anche durante la giornata quitidiana, forse è meglio un urban, altrimenti abbiamo multicam, nero formula 1, desert e verde woodland.
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  • Sveglia.
    Sono presenti due sveglie ma il suono è ancora lo stesso beep che si sente nei timer. Non un gran rumore per chi ha il sonno pesante, comunque sia l’opzione è utile e facilmente programmabile in pochi secondi.
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  • Prezzo.
    Il prezzo è ora molto competitivo, circa 35 euro online compresa la spedizione. Il rapporto qualità prezzo comunque resta medio vista la tendenza degli elementi ad usurarsi.
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Conclusioni

Il Diadora Storm è un buon orologio da combattimento. Se soprassedete ai difetti estetici dovuti ai materiali fa egregiamente il suo lavoro, pulito o sporco che sia. Contiene tutte le funzioni base necessarie allo sport e offre robustezza e versatilità. Mi sento di consigliare la versione urban per utilizzi generici, oppure la versione multicam o woodland per utilizzi in battaglie softair.

Il verdetto finale del Lord per il softair è indubbiamente:
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Il resto è una decisione che spetta a voi…

Grazie per la lettura e alla prossima!

 

_Lord Hol Napult_

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