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Archive for the ‘ Storia ’ Category

La Cavalcata Oscura di Wolfgar

horseman02(Play audio for full immersion reading)

L’alito greve e caldo si affannava tra le briglie come nebbia tra i rovi.

La tensione e la quiete si fondevano nell’aria come se fossero unite dall’eternità, un miscuglio di echi lontani e fili d’erba e foglie, leggermente mosse dal vento, erano gli unici suoni udibili a centinaia di miglia. E nella vallata un cielo nero e minaccioso, carico di pioggia ma in una surreale paralisi completa, attendeva qualcosa di assolutamente inafferrabile.
Un lato della collina era invaso, o forse posseduto, da un’intera armata di cavalieri nero vestiti. I loro sguardi erano talmente grevi e freddi che se fossero stati visibili da dietro quegli elmi avrebbero assorbito ogni raro sprazzo di chiarore che si travisava tra le nubi, gettando un’inquietante oscurità ovunque.

Sudore e goccie di pioggia finissima scivolavano sulla muscolatura robusta e tesa di Wolfgar, un cavallo nero come la pece, gigantesco ed imponente, vero e indomito erede della dinastia degli Shire.
Un tuono eccheggiò lontano stracciando nubi e luce in una coreografia gotica e decadente.
L’attesa, secondo dopo secondo, strappava lembi di tempo che laceravano cuoio teso, prese nervose su else e sangue, sempre più frenetico, adirato in quelle piccole vene insufficienti.

E mentre l’alito greve vaporizzava il suo millesimo soffio, mentre un guanto armato smuoveva la cinghia di fissaggio stretta all’armatura, mentre una goccia ingrossata nel cielo prendeva spinta infrangendosi sull’umbone di uno scudo, e mentre una coppia di fili d’erba, da giorni uniti dalla bava di una lumaca, si staccarono lanciando rugiada sul terreno, una punta di lancia, minuta e sbiadita, comparve nel cielo grigio dell’orizzonte, saltellando ironicamente e fermandosi, distante ed immobile, sulla collina opposta.

Subito dopo altre 200 lancie fecero lo stesso balletto blasfemo, ricoprendo l’orizzonte con decine di pungoli stagliati verso il cielo, come fossero cime di pini nelle immense vallate norvegesi.

Due fronti, imponenti per numero e stazza dei loro condottieri, erano ora statue immobili nel vorticoso roteare del nulla, un vento che da arbitro maledetto fendeva ora i corpi di un’armata ed ora gli altri, deridendo e sospendendo il respiro di ogni essere vivente presente in quel macabro scorcio di terra.

Il silenzio, disturbato solo da pioggia che tintinnava qua’ e la’ su elmi levigati, aggravato da tuoni e lampi lontani, forse come gorgogli di una gola che aveva inghiottito il mondo, era nel suo freddo vorticare l’unico vero protagonista di un quadro immobile.

Passò un tempo indefinito prima che lo stendardo del corvo nero si inclinò in avanti sfidando lo stendardo del drago dei mari, seguito subitaneamente dal suono di un corno antico e sgraziato.

Uno strattone possente inclinò la morsa di Wolfgar che reagì, indomito e ribelle come tutta la sua stirpe, mordendo ed allungando la cinghia verso il nemico. Immediatamente i fianchi vennero percossi dal cavaliere ed i muscoli vigorosi e nervosi sotto al manto nero fecero una leva robusta sulle gambe posteriori. Sembravano corde d’acciaio pronte a trainare via un monte dalla sua valle.

Il terreno, infangato ed erboso, ricevette presto il peso imponente di uno stallone in principio di corsa. Ogni singolo lembo di terra sotto a quella leva si mosse sfaldandosi e raggrumandosi, come se un miscuglio di burro e pece ricevessero un sasso lanciato con forza.

La carica iniziò. Vento e pioggia non erano che forze inferiori dietro al rombo energico di 200 stalloni armati in carica frontale su entrambe i fronti. La distanza prima dell’impatto, altro non era se non una breve e fastidiosa scocciatura, prima che fragore e violenza e divina purificazione si fondessero in un estasi di sangue ricolmo d’ira.
Il freddo non veniva più percepito da alcuna creatura di quei due fronti. Sangue del Nord, rosso e scuro, ribolliva come veleno infuocato inebbriando come un fiume di pece ogni legamento, ogni muscolo ed ogni osso.

Nel cielo il banchetto degli dei norreni aveva inizio, e tra urla e grida tuonanti, tra fulmini e fasci di luce che trafiggevano le nubi, orde di valchirie turbinavano attente nell’etere, pronte a cogliere l’anima di grandi guerrieri prima che fossero catturate da altri dei. Due le guerre sopra quel singolo lembo di terra violata.

Wolfgar inarcava colpi talmente lunghi e violenti da far tremare il suolo, mentre spazio e tempo rincorrevano la sua foga nella vallata. Ogni singolo muscolo si muoveva con tale grazia e coordinazione da sembrare l’esempio meglio riuscito nell’arco di millenni di evoluzione della specie. La pelle nero corvina, che ricopriva aderente tutti i muscoli, squoteva goccie nell’aria come un salice piangente sopra uno stagno dopo un temporale. Le goccie che invece cadevano dal cielo colpendo ora il collo, ora il fianco, rimbalzavano alla maniera delle antenate che colpivano l’elmo di ferro levigato.
Il cuore della bestia pompava sangue a litri, mentre la corsa diveniva sempre più una disperata cavalcata verso l’ignoto, come fosse inseguito da orde di demoni antichi e terrificanti, capaci di smuovere oltre ogni limite le paure di un essere vivente.
Gli occhi erano invece concentrati, cupi e fissi sull’orizzonte, e dai grandi iridi si rispecchiava un’orda avversaria con innumerevoli punte rivolte verso il cuore.

La corsa disperata sarebbe presto terminata in uno scontro, violento e mortale, e questo era il destino a cui tutti in quella vallata andavano incontro. Non c’era onore, ripensamento, paura od orgoglio in quel luogo. Non c’era neppure coraggio, fratellanza o codardia. La corsa irrefrenabile era ormai solo un elemento, come la terra o l’acqua, e niente avrebbe cambiato le sorti se non il fato stesso, vile e subdolo come solo la memoria sa ricordare.
Mentre i muscoli si tendevano e si rilassavano in un turbine di follia, mentre il vento salutava per l’ultima volta la vita di quegli esseri viventi e mentre il suolo si distruggeva e si modellava per l’ennesima volta a quel momento storico, la corsa di Wolfgar non accennò a rallentarsi.

Passarono pochi secondi, forse centinaia se visti da dietro un elmo, forse pochissimi se visti dalle fronde di un albero circostante. Ma essi passarono, e poi ci fu solo sangue.

horseman01

Wolfgar incrociò sulla spalla destra la prima lancia che saettò sulla sua muscolatura lacerando il manto, ma fu rifiutata come acciaio su acciaio dai muscoli tesi. Parecchi stalloni, guerrieri e lance caddero dietro alla sua carica mentre il tessuto pregiato e nero corvino si lacerava in zampilli di sangue e tagli superficiali. Dietro di lui una mazza chiodata roteava a destra e sinistra inclinando elmi e distruggendo scudi, teste, braccia, colli e crani di stalloni inferiori. Gli zoccoli calpestavano legno e carne, e il fango si colorava di rosso mentre ad una ad una le armi in metallo si accasciavano sul suolo.
Wolfgar trapassò la linea schierata sul suo passo sbattendo ogni ostacolo a dieci passi di distanza ed,  una volta uscito dal mucchio, si riprese per un ennesimo assalto in virata destra. Nel centro della battaglia bestie e animali si dimenavano come anime all’inferno. Il trionfo della morte e del sangue vomitava in quella vallata i suoi emblemi più significativi, e già si vedevano nel cielo altre spade e ali di arcangeli pagani dimenarsi tra le anime che ascendevano.

Le due guerre erano nel fulcro dell’azione.

La seconda tornata fu ancora più devastante della prima. Presi di spalle numerosi cavalieri caddero senza sapere da dove calasse la folgore. Singoli colpi violenti penetravano le loro schiene, a livello del collo, e subito dopo masse informi e prive di intento si accasciavano al suolo con il cranio forato.
Il mucchio stesso fu sbilanciato dallo stallone che caricava con i muscoli tesi e feriti, capaci di generare violenta forza sia per l’intento che per il dolore via via più lancinante.
Non vi erano più tuoni o pioggia o vento nell’eco della vallata, solo grida, metallo, zoccoli e rumore di impatti violenti.

Il tutto durò pochi minuti, o forse infiniti se vissuti dagli occhi vitrei di una carcassa ammassata al suolo mentre il sangue caldo pulsava ancora nel fango e nella pioggia. L’orizzonte cosi carico di forme nere ed in armi, era ora un guazzabuglio di carcasse, feriti e movimenti affaticati.
Poco più in là una sagoma nera e cupa si delineava come una macchia nel cielo, ansimando vistosamente ed ancora in preda a raptus di follia omicida, con i nervi ormai fuori dal controllo che rizzavano o distendevano arti come se la pazzia fosse loro compagna.

Wolfgar era fermo, ora, nella quiete della morte che aveva raggiunto cosi tante anime, e nonostante questo vegliava silente ed impassibile l’intera opera di distruzione li vicina. Sopra di lui il cavaliere si guardava intorno, tuonando di tanto in tanto sentenze di morte per dei moribondi che si muovevano nel fango, e subito una lancia interrompeva ogni sussulto.

Il vento era tornato a riprendersi gli echi della vallata, mentre la pioggia si intensificava ed i tuoni si avvicinavano ai loro bagliori. Corvi e lupi si avvicinavano dal profondo dei boschi, pronti a saziare la loro sete in una blasfema collina tinta di rosso.

Il tempo delle battaglie non era che cominciato. Il tempo del sangue non era mai finito.

E mentre gli ultimi respiri venivano esalati da corpi morenti, una fitta pioggia purificava il mondo dalla sua violenza, senza che ci fosse più alcun tintinnio metallico o corpo caldo di vita ad accoglierla. Solo fango, erba e desolazione.

 

Nota: Testo scritto da LHN. Frammento di evasione neurale notturna di incredibile e vivida lucidità. Grazie per la lettura.

_Lord Hol Napult_

Paris. 13/11/2015

Sad-face-in-paris

…open compiler
….new file
.. edit..

int main() {
// INIT
string userInput;

string msgMrRobot = “Un bug non è mai solo un errore.\n
Rappresenta qualcosa di più. Un errore nel modo di pensare. 
Molti programmatori pensano che debuggare un programma 
significhi sistemare un errore.\nMa è una stronzata. 
In realtà lo scopo del debug è solo trovare l’errore, 
capire perché ci sia quell’errore, tanto per cominciare 
e sapere che non è un caso che esista.\nViene da te per 
consegnarti un messaggio, come un’inconscia bolla che 
fugge verso la superficie e scoppia, rivelandoti qualcosa 
che hai sempre saputo.\nNon so perché sto dicendo tutto 
questo. Forse è perché sono drogato con qualche sostanza 
legale con la quale gli spacciatori fanno soldi oggigiorno.
\nMa di solito è perché lo sento arrivare. Il ronzio di 
un insetto che arriva verso di me per tutti i piani 
finché mi obbliga a prendere una decisione”;

// GET - apply replacements
msgMrRobot.CustomReplace("debuggare","distruggere");
msgMrRobot.CustomReplace("debug ","esercito militare");
msgMrRobot.CustomReplace("bug","Attentato");
msgMrRobot.CustomReplace("programmatori ","politici");
msgMrRobot.CustomReplace("programma","paese");

// SET
cout << msgMrRobot << endl;
cout << "what do you think?" << endl;

// GET - user input
cin >> userinput;
cout << "user input is:" << userInput << endl;

// RET
return -99;
}

……compiling…..
…program compiled successfully.

mrrobot

 

Cordoglio alle vittime di Parigi. Possiate vegliare laddove l’uomo non riesce, non vuole, o non può.

ribbon-black_68

_Lord Hol Napult_

Impossibile Esistere

Space StarsFuori piove, da giorni, da mesi, forse non ce ne eravamo mai accorti, forse da anni. Uno trascina la propria vita nel tempo, a volte la domina, a volte ne è vittima travolta, e a volte semplicemente attende qualcosa che non arriva mai, qualcosa di magico o di tragico, di sconvolgente o di incantevole. Il problema e’ che attende, a volte, tutta la vita.

La “routine“, cosi come la concepiamo nel 2013, significa azionarsi la mattina, eseguire il cerimoniale della vestizione e del lavaggio, conquista(?) ormai consolidata nel tempo, procedere verso un mezzo inquinante e sbilanciato per raggiungere luoghi di maggiore o minore prestigio e potere, non fa differenza; dopo questo la “routine” prevede l’esecuzione di compiti più o meno ripetitivi, a volte inutili, a volte utili, ma per chi? Questo ci permette di dire a noi stessi, oggi abbiamo fatto qualcosa di utile, e abbiamo fatto il nostro dovere.
Ma per chi? Forse per giustificare l’alternativa inutilità dell’esistenza, la nostra esistenza. Ci diamo anche dei prezzi, delle cifre maggiori o minori per valorizzare le nostre azioni.

A volte queste “mercificazioni” del tempo, il nostro tempo, permettono la “competitività” che da sempre costituisce l’istinto di sopravvivenza degli esseri, degli animali. Chi più guadagna, magari senza alcuna conoscenza superiore, domina e giustifica meglio a se’ stesso la propria esistenza, e ne nasconde abilmente l’inutilità.

Diciamo che vogliamo gettare acqua sul fuoco e placare il nostro istinto di auto interrogazione, con la “routine”. Tuttavia il chiodo è fisso, e l’indomani la domanda si ripresenta: perchè esisti? E perchè in questo modo, a questo livello? Perchè hai bisogno di questo, tutto questo, per dirigere la tua vita, o più semplicemente, per vivere?
Difficile a dirsi, e qui la maggior parte dei filosofi, teologi e praticoni del caso getterà un timbro sull’argomento, definendolo obsoleto(?), adolescenziale, pazzoide. Ma la loro Risposta dove è?
Semplicemente il loro “chiodo fisso” l’hanno cementato per dimenticarlo, e il loro sguardo l’anno distolto con distrazioni di ogni tipo…

Orbene, diamo un fine a questo discorso completando la seconda fase della giornata. Si chiude la cassetta degli attrezzi, o il libro, o si spegne il computer, si è stanchi, ci si guarda intorno inebetiti cercando qualcuno da salutare, altro cerimoniale per comunicare al nostro subconscio che per oggi abbiamo eseguito il nostro Grande Compito, e da li in poi si volge al termine, cercando l’uscita. Forse qualcosa è cambiato tra l’inizio e la fine della giornata, ma non La Domanda e non abbiamo trovato La Risposta.

E questo ci tiene forse in vita. L’indomani sarà un altro giorno a cui demandare La Domanda, ed anche la speranza di trovare un briciolo della risposta.
E poi c’è tutto il resto. Forse non rimane più molto tempo per pensare, nel 2013, ma questo ci fa trascorrere il tempo in modo armonioso. Fino a che la demenza senile e la caducità del nostro stesso sistema ci costringeranno ad emettere una sola e frettolosa Grande Risposta a cosa la vita, la nostra vita, è servita.


Confido che in quel momento, tanto vicino o tanto lontano, ci sia qualcosa di meglio di una banale risposta formulata tra denti stretti e un corpo sofferente che cerca frettolosamente qualcosa, cosi come si cercano le chiavi prima di partire per la “routine”…

Gollum

Se giungerete alla conclusione a cui giunsi io, forse la Risposta è l’Impossibilità di Esistere, a meno di avere una scelta, una singola scelta, che cambi in qualche modo l’Universo nel bene o nel male, in funzione di essa.

_Lord Hol Napult_

I Blu Ray non tireranno mai !

Ci fu un tempo, non molto remoto ma pur sempre andato, in cui i supporti erano fatti con un certo criterio. Era la fine degli anni 80, inizio anni 90, ed i dati si copiavano su due tipologie di supporti: La musicassetta ed il Floppy Disk.

FLOPPY35

Trascuriamo le cassette, veramente troppo vecchie…

Un Floppy Disk era comodo da portare in giro, conteneva dati a sufficienza per i tempi (1,44Mb con giochi da 600kb medi) , era protetto dalle intemperie e apriva la linguetta solo una volta inserito nel lettore ed avviata la lettura/scrittura.
Aveva persino una piccola levetta per abilitare la scrittura o la sola lettura.

Un floppy conteneva due fogli di carta per proteggere meglio i dati: la parte magnetica in marrone scuro.

Un Floppy, ancora, occupava veramente poco spazio ed era possibile lasciarlo incustodito sulla scrivania senza avere dubbi sul fatto che tenesse i dati protetti.

Tra i difetti si annoverava il fatto che tutto era registrato magneticamente, quindi una calamita poteva eliminare i dati contenuti. Questo pero’, a meno di essere masochisti o scienziati fisico nucleari che girano con grossi magneti in tasca, non era un problema.

Veniamo all’evoluzione a cui le Major tanto ci vogliono spingere: I CD-ROM.
Quanti CD musicali, video, dati e foto avete ?
E quanti contengono perfettamente i dati che avete preziosamente archiviato ?

cd-rom

Ecco un CD-ROM:

I CD-ROM , cosi come sono stati concepiti, contengono dati via registrazione ottica.

I loro punti di forza sono:
1) Grande capacita’

I loro difetti sono:
1) Grande Capacità ma discutibile, visto che col tempo la grande capacita’ diventa media, poi poca, poi veramente poca…
2) Nessuna protezione fissa. Il supporto, che deve sempre accompagnare un CD ma se non lo accompagna e’ meglio (cosi ne compri 2 e qualcuno ci guadagna) e’ di fatto rimovibile, al 100%.
3) La registrazione magnetica e’ suscettibile ai magneti, la registrazione ottica alla luce forte. Voi avete piu’ calamite o finestre in casa ?
4) Piu’ ingombro: un floppy era la meta’ di dimensioni, non perche’ piu’ grandi non ci fossero, infatti li avevano inventati PRIMA dei Floppy, ma perche’ era piu’ pratico un supporto piccolo. Tenete voi un CD in macchina, magari la vostra Special Edition dei Dimmu Borgir!
5) Fragili e delicati: inutile dire che se lo pieghi torna come prima, essendo ottico anche una rigatura minima danneggia i dati in modo irrevocabile.
6) Scrittura EPROM – potete scrivere solo dopo aver raccolto bene bene i vostri dati, tutti e aver bruciato il vostro CD con la stessa ricorrenza con cui si invitano i parenti a casa. Insomma, niente scritture e sovrascritture flessibili, ma una grande masterizzata totale.

E ora avanziamo a grandi passi negli anni, giusto per vedere come ci vogliono bene le Major :
pronti, signore e signori, i DVD!!!
(foto uguale a quella di prima) – Miglioramenti : Più Capacità!
Difetti: Uguali a quelli del CD-ROM

Va bene, non fa’ nulla , proseguiamo galoppando negli anni e vediamo l’innovazione… Signore e Signori, questa volta ci siamo: I Blu RAY!
(foto uguale a quella di prima ma per decenza la cambio..)

hd+dvd+blu+ray

Eccoli ! A grande richiesta!
Ma che innovazione, che design, che enorme quantità di dati…

Vediamo nel dettaglio!
Vantaggi: Ancora più dati di prima!!!

Svantaggi: Quelli del CD-ROM. Ma come, il CD-che? Quel coso di fine anni 90?
Si quello, perche’ ?

La storia, insomma, si “ripete e si autogiustifica”… ma non abbiamo fatto i conti una componente competitiva e intelligente (parolaccia!) come gli informatici. Questa mandria di instancabili irriducibili, un po’ bistrattata ai tempi dei Floppy, si e’ sempre chiesta come si potesse trasformare un banco di RAM in un contenitore portatile a memoria tampone, magari user-friendly, con possibilità illimitate di scrittura , grande capacità, piccolo ingombro, alta praticità… scusate, mi fermo, altrimenti le Major perdono il filo del discorso con questa serie di utopie mai raggiunte.

Signori e signore questo doveva accadere molto tempo fa’, ma sono contento che sia in qualche modo accaduto: USB Pen e Hard Disk portatili.
PUNTO E BASTA.

pen_drive_ntfs

Buttate i CD, i DVD, i BluRAY e qualsiasi altra cosa circolare a cielo aperto abbiate, perche’ e’ ora di cambiare musica.
Andate in un centro commerciale e notere delle torrette nere da affiancare ad un televisore, e piu’ passeranno gli anni e piu’ queste torrette nere saranno capienti, wi-fi e connesse ad intranet e internet… sono hard disk multimediali, con cavi ad alta qualità e possibilita’ di eseguire uno dei film memorizzati a vostra scelta DivX/XviD… tra centinaia!

E i vostri preziosi dvd ? Che fate, li buttate? Si, ma solo dopo averli RIPPATI e trasferiti in una “torre anti-Major”.
Per le autoradio: via di MP3 su schede Secure Digital e cosi per tutto cio’ che verra’.

PS: vi suggerisco infine di usate le chiavette usb dal lato metallico, perche’ il lato arrotondato lo lasciamo alle Major da infilarsi dove vogliono.

W il 2009.
Ciao a Tutti.

Lord Hol Napult

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