Crea sito

New-York-Dark(Play audio for full immersion reading)

Rammento ancora con tristezza e rimorso il trascorrere degli ultimi 20 anni. Essi sono sfuggiti senza chiedermi il permesso. Rammento che mentre la lancetta ha segnato le sue irreversibili ferite nella carne, il tempo è passato, e purtroppo verso un nonsense di ardua comprensione, almeno per me. Le proiezioni della mente tanto ardite quanto folli della prima gioventù si sono infrante tutte quante, come specchi esplosi sul marmo di una stanza reale. La grande stanza altro non è che un decadente riflesso di intenti e aspirazioni fallite in interminabili tentativi perduti nel tempo… cosi come “le lacrime si perdono nella pioggia”. Read the rest of this entry

Il Tempo e la Luce

Universe(Play audio for full immersion reading)

Non so chi sono.

La vita all’interno del pianeta Terra inizia ogni giorno come quella di una particella anomala in un sacchetto di plastica contentente acqua. Ci svegliamo, ci muoviamo, seguiamo script, routine, micro elaborazioni predefinite e ripetitive. Forse non sappiamo nemmeno il perchè, anzi sicuramente, ma qui fanno tutti così. Il lento crogiolarsi nella direzione del tempo e dello spazio, un piacevole farsi trascinare dalla grande corrente, per arrivare in posti che, con le nostre sole forze, non potremmo raggiungere. Oppure no. Il fascino di andare controcorrente, ammesso che rimanere nello stesso spazio, nello stesso tempo e nello stesso ordine delle cose, assumendo una direzione apparentemente opposta, ci faccia sentire il gusto del trasgressivo, dell’irrefrenabile libero arbitrio di cui tutti godiamo(?).

Non mi basta. Non ci credo nemmeno. Nati e cresciuti nel brodo primordiale che indirizza e decide comunque vadano le cose il fine delle nostre vite. Inutile dibattersi per cercare di uscirne, inutile infrangersi contro scogli norvegesi come onde in piena tempesta, inutile solcare cieli infiniti al limite della fisica, o planare in universi immaginari dai fiumi verde e blu fosforescente e dagli strani abitanti, inutile camminare nel buio delle notti del mondo quando il freddo lambisce violento, inutile cercare il non individuabile, o ipotizzare il trascendere a stadi paralleli… inutile, la catena è li, sempre salda, guardatevi la caviglia… siamo incatenati.

Ti giri. Ti rigiri. Scopri di essere altrove e di essere sempre allo stesso posto. Chiudi gli occhi. Sogni, evadi. Trascendi… ma per volontà ancora incomprensibili ti risvegli, come prima, anche se tutto cambia intorno a te, non in meglio, non in peggio, non importa come, cambia e rimane al contempo uguale. Sei grande, molto grande… una formica ti reputa un gigante. Un batterio ti reputa un pianeta. O sei piccolo. Molto piccolo. La terra ti reputa un abitante dei 6 miliardi in pelle umana, codificata come specie 3.145.475° tra le 7 milioni circa presenti. Il Sole ti reputa pulviscolo su uno dei suoi pianeti. La via Lattea ti reputa un batterio nel suo turbinare. E lontano pochi anni luce, altre stelle non ti reputano nemmeno. Lontano milioni di altri anni luce, altre galassie non sapranno mai di te… esse sono eterne ai tuoi occhi. E ancora più lontano, cosa rappresenti per le galassie di galassie? Cosa sei per la goccia di Acqua Cosmica costituita da migliaia di galassie. Non importa. E’ ad un certo punto che succede l’incredibile, l’inconcepibile, in fantastico… due chele gigantesche quanto migliaia di migliaia di galassie afferrano questa goccia dell’universo, e la portano in profondità, nella terra e nel tempo immemore. Un processo lentissimo, ma inesorabile.
E’ una formica.

E tutto questo, che senso ha? Non lo so… non posso nemmeno immaginarlo. Forse per immaginarlo in qualche modo dovrei possedere tanti neuroni quante sono le stelle. Quante stelle? Quante galassie? Penso. Osservo.
Osservare è l’azione che interpreta le galassie nella nostra mente… la luce invade il nostro occhio proteso al cielo notturno. Il sistema ottico nervoso vibra, percepisce. Il cervello riceve un vettore di informazioni biologiche. Calcola. Ma chi gli ha fornito quel programma? Non so, credo l’universo stesso. E lui calcola e interpreta, ed in base a ciò che interpreta e che calcola muove galassie neurali. Questo corso delle informazioni ha un tempo, il tempo della luce, velocità e tempo dell’anno luce, come lo chiamano…

Quindi noi vediamo il tempo? Si. Vediamo nel tempo. Ciò che vediamo è una “proiezione” della luce nel tempo. Forse questa luce, se vicina, indica eventi vicini nel tempo. Ma se fosse lontana… lontanissima… diciamo 1000 anni luce da noi, che cosa staremmo vedendo? Come è ovvio dedurre, staremmo guardando un evento avvenuto 1000 anni luce prima. Staremmo guardando il tempo. Stiamo guardando nel tempo. A cosa server allora muoversi nel nostro piccolo mondo, girare come atomi impazziti nel reattore del nostro sistema spazio-temporale, oppure cercare la stasi, o vivere come l’elettrone caricato, o morire come un “protone”. Il concetto stesso di morte e vita non sono che stati altalenanti nel moto circolare della “galassia delle galassie”, un turbine deciso chissà quante ere di eoni fà… che cosa siamo quindi, noi esseri che guardano nel tempo, muovono micro-galassie neurali, mossi in tera-galassie a cui appartengono, e ancora, inspirano ed espirano, ascendono e discendono, vivono e muoiono, agiscono e dormono, e decidono e non decidono, forse amano o non amano, e tutto con l’armonia indotta dall’universo che lega tutti gli esseri ad essere parte di una giostra armoniosa in cui si illuminano nel tempo, o più semplicemente, esistono…

Che cosa siamo se non un granello di vuoto che contiene in sè tutte le galassie o forse nessuna. Cosa vediamo se non una proiezione ritardata nel tempo di noi stessi, che viaggerà per eoni ed eoni fino a che diventerà un’informazione nuova, del futuro, perchè il turbinare prima o poì ci porterà ad essere ancora al punto di partenza. Diversi certo, evoluti, o involuti, ma incuriositi riceveremo l’informazione inviata da noi stessi migliaia di migliaia di anni luce addietro. Comunque vada, saremo sempre parte della “Grande Armonia Altalenante” che governa tutto ciò che ci appartiene, fisico o metafisico, reale o trascendentale. Chiamiamola pure… la grande Madre di tutte le cose.

E che cosa siamo infine noi allora!?

Forse siamo solo Tempo, e Luce, che ignari vagano nel vuoto, nient’altro di più. E forse, se cerchi di guardare avanti, nel Tuo Futuro, potresti scorgere i tuoi Avi!

_Lord Hol Napult_


 

Resources


Lady Rose

Nel vento d’autunno risorgi,
Come la foschia delle vaste pianure,
Nelle notti di luna il tuo canto
Si spande, tra i rami e le acque pure,
E ti ascolto nel mio silenzio piu’ interno
Oh Lady Rose, signora del gelo d’inverno.

Ove posi il tuo sguardo
Tutto brilla d’ un bagliore profondo,
Ove le tue vesti accarezzano
Rubo il ricordo che’ caduco al mondo,
Poiché inebriante è il tuo denso profumo
Ma come te, Oh Lady Rose, son semplice fumo.

Attratto lo sguardo rivelò che nel freddo
Trovai Amore, Memoria e Rispetto
Ma dimenticai la mia vita mondana
E mi persi tra i ghiacci della tramontana…
Ora son vento, luce e tempesta
E tu sei ombra, neve e foresta, e
Uniti per ciò che da sempre bramiamo
Mi fondo con te lungo il cielo lontano…

Lord Hol Napult
(Notte, li 14/Gen/2002)

-The Dark Drawer-
“Dalle riflessioni sull ‘ IMOS_”

Il Volo Perduto dell’Anima

Lost in Translation

Capita a volte di sentirsi dispersi, totalmente dispersi.

Succede sovente nei lunghi autunni piovosi quando l’estate diventa un ricordo colorito che sfuma in mille tonalità nella nostra memoria, mentre il cielo blu inizia ad opprimere sempre più i tramonti caldi e morenti. Forse non è necessariamente una sensazione legata al freddo o all’oscurità o al silenzio che si diffonde, forse è uno stato, effimero e palpabile allo stesso tempo, dell’animo umano.

Capita, certi giorni, di affacciarsi alla finestra e non riconoscere i luoghi come familiari, vedere il mondo alienato nella sua routine, e sentirsi un punto distante, molto distante, nel vuoto dell’universo, come fossimo spettatori di un film più volte visto ma di cui non si ricorda alcuna parola. E capita, certi giorni, di entrare in questo stadio di sofferenza con il proprio presente, con il proprio ego, e con il proprio mondo, soverchiato da una monotonia che costringe a riflettere su tutta la vita trascorsa. Forse, come nel film “Lost In Translation“,  sono anche io uno spettatore distratto di un mondo che non mi appartiene e che non appartiene a nessuno, semplicemente c’è…

Esso vive di regole proprie, con ritmi spesso opprimenti, con colori che fluiscono dal grigio veleno all’indaco silente, senza mai interrompere il fascino e la maledizione che in qualche modo esercita. Ed è questo stesso mondo a sbatterci fuori dal suo rigido sistema, lasciandoci come variabili sperdute in un grande programma, senza scopo, senza utilità.

Sono questi momenti eterni, in cui si viaggia senza avere alcuna meta. Si raggiunge un aeroporto, vero o immaginario, pieno di gente sconosciuta, vetri lucidi, segnalazioni elettroniche, hostess in ritardo, uomini con la cravatta che odora di tabacco, cellulari all’orecchio di gente che chiama taxi, signore col cappello che richiamano ragazzini, e persone appisolate sulle sedie, e tutto questo nell’indifferenza reciproca. In quel contesto ci si siede, si guarda dalla finestra il tramonto, e si capisce in quel momento di essere stati travolti dallo stesso sistema che per anni è stato difeso. Esiliati senza alcun “documento scritto”, emarginati senza alcun convenevole arrivederci.

Airport Sunset

Ed eccomi qui, con la mano sinistra che afferra stretta la maniglia di una valigia e la destra che dissimula appartenenza a questo mondo, mentre trattiene debolmente un cellulare. Guardando fuori, tra aerei e lontani paesaggi, non vedo la realtà ordinaria, ma cerco pittosto nel riflesso del vetro lucido la persona che ero, l’anima che ho perduto, e afflitto dall’inutilità del tentativo, resta ciò che sono ora, il nessuno nel mondo e nel tempo.

Sperduti in un rincorrersi di eventi meccanici ormai agiamo per volontà altrui, rincorrendo come sudditi dementi le tecnologie alla moda e l’abbaglio dell’esistenza viziata nel lusso concepito dagli spot, o la ricerca del luogo perfetto sempre al di fuori del nostro contesto, o l’ignorare pigramente il succedersi di eventi eclatanti solo perchè stanno, forse, dall’altra parte dello schermo; un click e si passa oltre.

Perduti e abbandonati a noi stessi trascuriamo da anni, oramai, “tutto il resto”. E qui, mentre vedo la mia immagine riflessa nell’ignoto, scorgo il grande errore umano, dove ognuno perde un pò di sè stesso, della propria creatività, del proprio orgoglio di essere vivente, ed infine…come se non bastasse, del proprio sentimento più speciale: l’amore verso il prossimo.

_Lord Hol Napult_

Lucciola
Questa sera, una sera come le altre, mi sono dovuto fermare ad una pompa di benzina; nell’ombra, tra auto anonime che scorrono sul provinciale, nella noncuranza di taluni e nella predisposizione malata di altri, vivono le Lucciole.

Esse sono come sirene degli antichi racconti, sono figure oramai assodate del paesaggio, longilinee e denudate nel profondo della notte, ma come antichi cipressi evocano echi senza parlare, distraggono senza muoversi e ti ispezionano nel profondo senza alcun permesso.

Esse pretendono attenzione attraverso un’antica malia, e che sia benevola o malvagia, dal loro eco spesso cadono nella ragnatela coloro che vagano in una pesante oscurità interiore.

Vedo, dalla mia pompa di benzina, che non basta il tempo di un mezzo pieno prima che dal grande mare un pesce abbocchi, forse attratto dalla brillantezza dell’esca del Luccio, o forse solo perché alla ricerca di un faro con cui orientarsi nell’eterno buio dell’esistenza di questo viaggio.

Se le macchine indicano ancora il ceto sociale, il BMW di ultimo modello accostatosi indica che un ricco aitante è alla guida, ed è la preda ideale. Coloro che sono ricchi di denaro e di beni materiali come case, macchine, serate “acide” o per stare leggeri solo alcoliche, sono invero dei Poveri “in tutta questa ricchezza”; sono talmente poveri che persino Tu, che leggi ora, hai più di loro… una guida magari, un karma, qualcuno da amare nel tempo, uno scopo, un alto obiettivo, un dono di maestria, un senso delle cose. Ti chiedo comunque umili scuse per aver rotto il vetro tra il mio racconto e il tuo ego, non era opportuno…

Il senso delle cose ormai rifugge abilmente anche da me. La realtà che viviamo è un’ illusionista professionista che non lascia spazio al pensiero riflessivo, o alla meditazione.

Gli obiettivi che si vedono sono stati abilmente inculcati nelle nostre menti e sono chiaramente ormai l’unico scopo di vita sia di menti deboli, ormai succubi a questo dictato, sia di menti meno deboli in quanto travolte senza alcuna sportività umana.

Drugs and Money

L’era moderna è riconducibile alla ricerca di tutto questo: soldi, potere, supremazia sulla razza, supremazia sul territorio, supremazia sulle creature meno evolute, velocità incontrollata con i vari mezzi, libertà che lede altrui libertà (nelle sue varie forme), eccessi senza senso come alcol e droga, micro “compensativi” come tabacco e vizi vari, sesso senza alcun sentimento profondo, noncuranza dell’esistenza, noncuranza dello spirito, noncuranza del corpo e… purtroppo, il compagno fisso di tutto ciò…
l’Oscurità infinita dell’Ego.

Si arriva al punto in cui non si respira più, le pareti attorno si fanno alte, molto alte, e ciò che ci circonda diviene incolore, inodore, piatto e coreografico, un’impalcatura che non ci diverte più, una trama già troppe volte vissuta o recitata.

Si arriva al punto in cui ci accorgiamo che la vita, la nostra unica vita, la nostra unica possibilità quaggiù, nella landa del libero arbitrio, non vale più nulla.

Ed infine l’Oscurità ci domina e ci invade, e si finisce scomparendo come foglie d’autunno cadute nel lucido specchio del vasto Lago del Tempo…

E se non volessimo questo destino?

Forse… forse… la chiave di lettura corretta in questo maledetto caos è semplicemente una:
Osare Coraggio! E resistere… Ora. Sempre.

Lord Hol Napult

Translate »