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All’inizio è solo distrazione. Non vuoi ammettere di essere proiettato verso una realtà che ti stravolgerà l’esistenza e pur sapendo che sarà un esperienza indimenticabile, cerchi solo di non pensarci troppo.

Pensare in realtà significa farsi prendere un po’ dal panico. Il panico naturale e ribollente che si assapora prima di avere un figlio.

Passa qualche giorno, qualche mese, e inizi ad affrontare la cosa cercando conforto nella moglie (o compagna che sia). Qualche libro, per curiosità ed anche per sopprimere l’ansia, lo leggi. Cose del tipo, essere mamma, diventare mamma, la salute del bambino… parole chiave di un mondo che non ti è appartenuto fino ad oggi.

Arrivano i primi esami “di verifica”. Oramai siamo piuttosto avanti con l’età e le statistiche, bastarde e infide, minacciano la tua stabilità interna con annunci sui mille problemi che un nascituro può avere, genetici, mentali, di postura, di costituzione, di pelle. In TV ti vengono proposte tutte le forme di vita umane con stranezze e gravi problemi ormonali. Speri che non tocchi a te, ma in realtà speri che nonostante quelle persone risultino perfettamente capaci di amare e sorridere, quello che non saprai affrontare è l’enorme spesa economica e di tempo che una complicazione richiede. Il mondo in cui viviamo, se è stato a misura d’uomo per qualche tempo, beh.. ora non lo è più, e la sensazione di schiavitù sociale dovuta a tasse opprimenti e servizi scadenti, assistenza zero… è troppo.

I pensieri di una sola sera non possono essere sufficienti per gli esami “di verifica”. Con la clausola del fatto che si tratti di solo “screening” e quindi mai una certezza o un dato reale. “Reale”… “Neo, definiscimi la realtà…”. “No Morpheus, non questa sera!”.

Si avvicina il periodo e tutto sembra comunque andare bene. Ma la notte non è più tranquilla. La notte non è più una notte di quelle spensierate e giovanili, quando di preoccupazioni non ce n’erano, e si poteva ascoltare il canto dei grilli seduti in terrazza al fresco della luna.

Il B-Test, ennesimo parto della società moderna, è andato male; se non fosse per il fatto che in fondo al calcolo semi diagnostico c’e’ un moltiplicatore che aumenta il rischio in base all’età. E’ come prendere 6 al compito, ma se avete più di 37 anni il vostro voto si dimezza. Chi non riesce ad interpretare bene questo fattore sprofonda nel panico, un panico da cui si risolleverà semplicemente con ulteriori esami molto più costosi e rischiosi, come l’harmony test o peggio, l’amniocentesi, un esame che pone un rischio teorico come quello del B-Test in un rischio REALE di aborto del 2%. Roba da pazzi, è come se chiedessimo ad un ceco di indicarci quando attraversare la strada.

Perse anche quelle notti, dove la donna presa dalle sue fatiche e afflitta da queste ansie capitola senza pietà in tutti i timori e le paure dell’universo, l’universo stesso ci introduce in un transito silenzioso, illusorio, esagitato. Un periodo che ricordo vagamente perché applica la ebbra magia dell’attesa di una burrasca. Nessuno dice nulla nel mese pre parto. E’ come vivere dentro una bolla d’aria che vaga nel profondo dell’oceano, alla ricerca di una riva, o di un luogo dove riemergere.

Arriva il mese del parto. Qualche complicanza che oserei dire naturale ci porta anzitempo presso gli ospedali. Ah, gli ospedali… nel 2017 sono un costrutto perfetto della situazione sanitaria attuale. Meno parti cesari hanno e più prestigio hanno. Meno personale anno, e più introiti fanno. Parliamo con qualche infermiera e ci confessa la sua nona o decima ora di lavoro… ci mostrano l’area parto e notiamo che sono poltrone super accessoriate, ma circondate da cassetti. La sala è quindi magazzino, luogo di gestazione, e una sedia per coloro che attendono. C’è tutto comunque, ma non c’è la tranquillità di chi ascolta. Solo ansia, un ansia perenne che stanca il fisico e disturba il sonno. C’è anche felicità, ma sono rari barlumi di quando sarà tutto finito, o iniziato.

Infine ci sono io, il raccordo perfetto che compensa ogni negligenza della sanità nazionale; dai pasti senza acqua, ai capi di abbigliamento di ricambio, al supporto affettivo, psicologico, morale, fisico, integrativo per ottenere assistenza quando il personale è sparpagliato per la corsia, e molto altro.

Si arriva alla settimana clue. La prima settimana di questo tipo per coloro che hanno il primo figlio. Ricordo ore ed ore a guardare la parete, chiedendomi quando fosse l’ora giusta, e come sarebbe stato dopo. Esploro senza ostacoli tutta la corsia, anche se l’aria da ospite indesiderato che si ha in quei posti è omnipresente. Ci fosse almeno un parroco con cui chiacchierare. Al massimo un estracomunitario che non parla la mia lingua, e che comunque è già circondato da bambini e impegnato abbastanza a gestirli. Poi un albanese, uno zingaro, un nero, un cinese, ed infine un abitante delle pianure del posto… accidenti, sembrano tutti cosi distanti da me.

Il cellulare, vero incubo e grazia dell’era contemporanea, diviene una condanna. Parenti e familiari che raramente sentivi prima ti chiamano ora, con diritto, ad ogni momento della giornata. Tante telefonate, tanti pensieri, tante idee che cercano di compensare antichi traumi e difficoltà passate, per evitare che altri le rivivano. Ma per me non c’è questa cortesia; sono e rimango lo strumento di conciliazione delle paure del mondo verso le direzioni intraprese da altri, e parzialmente anche da me.

Rifocalizzo. Si arriva al giorno vero, quello del parto, un giorno a cui si arriva comunque e inevitabilmente stanchi morti. Ma riposeremo solo quando saremo morti! Te ne stai per tornare a casa dopo una giornata di lavoro, un lavoro che ti sei ostinato di portare avanti per distoglierti dai pensieri e perché le precedenti veglie non avevano portato a nulla. Ma alla sera di quel fine settimana, nella stanchezza finale, le “acque si rompono”.

Donne inesperte tanto quanto i mariti si allarmano. Ora! Ora! No cari, forse, se vi va bene, tra quattro o cinque ore. Ce lo spiega l’infermiera notturna in modo non esplicito. L’ideale durante l’agitazione… altri messaggi suggeriti subliminalmente e avrei potuto fare una strage dal nervoso.

Brutto approccio, lo riconosco, ma nel giro di un ora la donna inizia a delirare e la situazione tracolla. Partono comportamenti inaspettati e ingestibili, incoscienza, dolori lancinanti, monitoring forzato del bambino da contorno, e un generale caos. Si chiama agitati l’ostetrica. Questa assiste un po’, e poi si ritira. Se ne va. Non era cosi che me l’ero immaginato. In un ospedale comunque ci si abitua ad essere abbandonati. Ci vediamo tra un quarto d’ora dicono, e se ne vanno per un ora. Ridicoli. Date informazioni corrette e fate il vostro dovere… ditemi un ora che almeno non penso per 45 minuti dove “c****o” possa essere la persona.

Passano altre ore, sempre più difficili, un crescendo. Non si dorme, si urla. Dolori lancinanti ai reni e alla schiena, altro delirio incontrollabile dalla donna. Nel mio non so esattamente cosa fare, e vado a cercare il personale. Arrivano, vedono, controllano il monitoring, dicono quattro parole che ignoro, forse perché del tutto di circostanza. E se ne vanno. Di nuovo.

Ci caliamo nella notte da soli. In due contro l’universo, in attesa del terzo. Forse la famiglia nasce in quell’esatto momento, quando la moglie non risponde più di sé, il bambino scalcia tra il sangue e i tessuti rotti del ventre, ed il padre osserva e vigila nel limite delle sue possibilità, come un corvo sul ramo più alto di un albero ormai secco. Bisogna attendere. Attendere mentre tutto sembra cadere a pezzi… spiritualmente.

Ora il delirio assume forma e spirito, davvero lancinanti e sgraziati. Mi stordisce. Leggermente Allarmati sbucano dal nulla e ci trasferiscono dalla branda buia alla sala parto. Incredibilmente vediamo la moglie, mai a senno in quegli attimi, camminare fino alla sala. Difficoltosamente sì, ma non c’era d’aspettarselo.

Entro anche io, per ultimo, sono il corvo, sono lo scudiero, o che diavolo sono non lo so. In realtà quelle sono le porte dell’inferno. Se vuoi strappare una vita, è li che devi entrare. Non saprai come uscirai, se uscirai, se non ti perderai dallo sconforto li dentro. Quello è l’inferno di chi ruba dal sangue della terra una creatura. Se la vuoi dovrai lottare, assieme alla tua moglie, e dovrete spargere sangue e sudore, combattere, e sperare di vincere.

Niente da fare. La moglie vacilla i suoi ultimi attimi di energia e causa stanchezza inizia ad urlare. Un delirio placato solo da un’anestetista. Questo figuro che compare solo a metà della bolgia, ha lo sguardo freddo e triste dell’assassino professionista. Infila aghi, infila cateteri, salda con adesivi, ed infine inietta la sostanza stordente. In quell’esatto momento la natura che giocava alla guerra con le persone viene privata del campo di gioco. Ma si tiene con sé la creatura. Non ci sono sconti per chi utilizza le scorciatoie dell’alchimia. Madre Natura indignata si ritira dal campo e minaccia.. torna quando sarai pronto.

Per me questo rappresenta un momento di sollievo. Le urla si annacquano e si respira un attimo di calma. Solo dopo mi accorgo che non era la direzione giusta, e che nelle due ore successive gli sforzi non varranno nulla per vedere la creatura… e le ore passano, inesorabili, lente, inconcludenti. L’effetto dolore ritorna, le urla ritornano, ma la stanchezza non permette più alcuno sforzo.

Ricompare l’anestetista, lo sguardo amareggiato di chi ha già dato troppo. Ed infatti l’ennesima dose rilancia l’attesa di altre ore.. lunghe.. e inutili. Arriva l’alba.

Nessuno ha riposato. Le preoccupazioni, la stanchezza, e il dolore invece si sono accumulati. Un bilico in attesa di tracollo. Giro di personale nell’ospedale. Altre 2 ore di tentativi forzati su creature che hanno dato ormai tutto il possibile. Altre due ore di stanchezza e affanni… inutili!

Ti chiedi se è davvero così che doveva andare. Il cesareo era precluso, infatti si vedeva la testa del piccolo, li, proprio li, a pochi centimetri. Ma era li da due ore! Come si può sbloccare uno stallo del genere!? Nessuno ha la risposta..

Poi ad un tratto, dopo che la pazienza ed i tentativi, a centinaia, sono andati invano, dopo 10 ore di delirante escursus, dopo una giornata durata 34 ore dall’ultimo sonno, e dopo aver visto l’unico motivo valido della propria esistenza sfogare e reprimere frustrazione senza sosta, dopo tutto questo, la sala parto si riempie di persone.

Chi sono? Cosa vogliono? Alcune senza badare a me preparano gli arnesi del mestiere. Una prepara siringhe e siringhe di emergenza, opportunamente scotchate sulla flebo. Due mi affiancano e tengono d’occhio la situazione… del resto io non rispondo troppo delle mie azioni, mentre mi innervosisco… echi ancestrali e demoniaci iniziano a tuonare nell’aria.. le pareti scompaiono, la stanza volteggia verso cieli in tempesta, e tuoni e lampi e clangore di armate in ogni dove. L’argano, è in posizione di tiro. Si aspetta semplicemente il segnale.

Eccolo! Urla rimbombano per le stanze, mentre una valchiria tira come fosse una fune, mentre un’altra preme forte il ventre, mentre altre assistono e stringono la moglie nel suo ruolo. Pochi secondi, il tempo di una folata forte di venti del nord, e poi silenzio…

Lo stanno strappando in 6 dalle radici dell’albero della vita verso un mondo di cui nutro forti dubbi… ma quella è la strada!

Poi un altro tuono, e di nuovo l’inerpicarsi dell’ostetrica che tira in fanciullo incastratosi tra due mondi. Le altre partecipano e sforzano, premono, schiacciano, bloccano. Qualcosa mi tiene inchiodato alla sedia. Ero stato rammonito dall’alzarmi.. mi stavo autocontrollando e autobloccandomi. Quella era la mia 35esima ora.

Di nuovo la fredda calma. L’infermiera più in basso inizia ad anestetizzare e tagliare, come un macabro tessitore di fronte ad una tela di carne… il sangue a fiotti trasforma la sedia da parto in un altare sacro e violento. Un rituale di forte impatto visivo, mentre la freddezza del momento congela ogni sussulto. Le labbra secche da ore di quella notte sono ormai distinguibili anche dalla penombra sul volto della moglie; ho visto un risultato del genere solo nei film dove si attraversava il deserto, e non credevo certo che si trasformassero così in sole 10 ore..

Un ultimo segnale arriva. Il macabro quadro si rianima, l’infermiera di fronte tira senza sosta, quella sopra preme, le altre stringono la moglie che urlando e delirando si incurva e spinge… l’ultima, la carnefice del taglio, è la prima ad accogliere la creatura che ne esce. Un piccolo essere rosso sangue e bagnato, impaurito, allungato senza che gli fosse stato chiesto dopo essere stato raggomitolato su se stesso… e silenzioso.

Uscito, il tempo si ferma. Le ostetriche si lasciano sfuggire un sospiro. Il muro di medici si dirada, mi alzo, guardo la moglie, guardo la creatura…. Silenzio… mentre il respiro si ferma capisco che qualcosa deve succedere o non sarà comunque una cosa facile. La moglie urla, esausta, “perchè non dice niente!?”.

Non arriva nessuna risposta dalle infermiere mentre si riassestano e ricominciano a riprendere le loro normali posture.

“ggh eeeeeeh!”

“Oh cavoli! E’ Vercingetorige Primo! E’ nato! E’ vivo!”

 

Ci sono poche cose che muovo il mondo. Ci sono poche verità che scuotono le radici della terra. Ci sono poche cose che portano al cuore delle persone. Queste cose non sono irraggiungibili, sono sempre parte di questo mondo… il prezzo da pagare è avere il coraggio di scendere all’Inferno, per poi fare ritorno. Un prezzo che vale la pena … ve lo assicuro.

ps: nomi, luoghi, riferimenti e altro sono parte della fantasia, colorita e imprevedible, dell’autore.

_Lord Hol Napult_

Lettera Aperta ai Padri d’Italia…

slave

Cari Padri d’Italia,
a voi uomini che avete cavalcato dal dopoguerra hitleriano fino alla rinascita economica, e poi dritti nell’era buia di crisi e cemento contemporanea, e a voi che ancora vi ostinate a lavorare dopo tutti questi anni, a tutti voi che in qualche modo ve la siete cavata anche se non sempre cadendo in piedi, a voi che cercate un modo per spiegarci il mondo, io vi chiedo o vi imploro, date seguito ai miei dubbi con la vostra attenzione…

Siamo in un ventennio buio che sembra non finire più. Dalle morti della mafia concentratesi nel 1982 il messaggio che la malavita era interessata fortemente ad acquisire i luoghi di potere doveva essere chiaro a qualsiasi babbeo, ed invece non è stato così. Ed dall’82 si è concentrata la criminalità sotto tutte le forme possibili, vertenze spregevoli, come ad esempio gli agganci per favorire leggi mafiose, gli appoggi, le cupole, la P2, o veri e propri leader selezionati che sfruttando ogni mezzo si sono impadroniti di pubblici soldi e soldi e ancora soldi

Una fame di denaro inarrestabile quella del mafioso. Dalla borghesia cittadina dritto dritto al governo della nazione! Una mercificazione dell’esistenza che non ha eguali, se non paragonata ad un virus cancerogeno tra le cui virtù si nasconde anche quella di ammazzare il sistema che lo ospita, a discapito persino della propria sopravvivenza.

E’ forse chiaro, cari Padri d’Italia, che abbagliati da film, musica, sigarette, bar, bocciofile, balere, viaggi e beni di frivola materialità, e rimbambiti da falsi TG e probabilmente anche da preferenze subconscie di tipo calcistico, politico, iconografico (riferito ai fiori, alberi, motti, inni, simboli rivoluzionariostorici la cui politica offre numerose varianti…), l’attenzione per la cosa pubblica è andata scemando mano mano.

E’ forse chiaro, caro Padre d’Italia, che il considerare le proprie otto ore di lavoro negli anni settanta/ottanta ti autorizzavano ad essere cittadino “stanco la sera” che non vuole saperne di altri problemi. E’ oltresi chiaro notare che nei discorsi tra padri, ancor oggi si protegge a spada tratta questa o quella fazione, ma mai, e dico mai, si portano esempi genuini e concreti fatti da questo o quel partito; in quanto esempi genuini e concreti, si intente una vera e propria azione di progresso e miglioramento nei confronti dell’ambiente o del popolo; di fatto non ve ne erano…

Per capirci, gli esempi genuini potevano essere il restauro di scuole un pò vecchiotte, l’apertura di aree verdi, l’appoggiare economicamente collaborazioni scientifiche e territoriali, il finanziare la ricerca e lo sviluppo di fonti rinnovabili per slegarsi dal monopolismo, il fornire tassi agevolati per le piccole e medie imprese magari anche solo nei primi anni di avviamento, e mille altri esempi genuini che anche un fanciullo può facilmente comprendere nella loro positività.

No, nei discorsi più volte ascoltati, gli esempi erano talmente articolati che solo un “bravo ragioniere con anni di esperienza” poteva comprenderli, e sicuramente non certo l’interlocutore davanti a noi, visto che di “ignorante” si trattava sempre. Praticamente, cari Padri d’Italia, avete consciamente o inconsciamente difeso, in quei discorsi seriosi e articolati (e sempre con la famosa spada tratta), un grosso ammasso di STRONZATE, oltresì dette: Mafia! Ciò che abbiamo perso in questi anni non può che essere opera di criminalità organizzata.

Cari padri d’Italia, mentre l’economia degli anni ’80 mostrava i suoi eccessi e le sue virtù, in qualche modo, avete vissuto anche la gioventù dei vostri figli.

L’ignoranza del fattore mafia-stato, troppo spesso trascurato, si è lentamente insinuata nella quotidianità di ognuno, ed ha raggiunto il vertice nei giorni nostri (2014). Siamo nati in catene, catene invisibili tra muri invisibili, ma pur sempre in catene.

Cari padri d’Italia, senza alcun rancore, io vi chiedo ora di rispondere ai vostri figli e nipoti del fatto che la noncuranza della cosa pubblica ha portato, ad oggi, all’assenza di sanità pubblica, economia, commercio regolare, servizi pubblici funzionanti, lavoro meritocratico, lavoro tutelato da leggi, lavoro adeguatamente retribuito in base ai costi della vita, e dannazione, anche tempo libero! Nessuno è una macchina instancabile anche se dice il contrario…

Cari padri d’Italia, spiegate a spada tratta che cosa si pensava che facesse la mafia-stato una volta raggiunto il luogo del potere? Pensavate forse che si sarebbe bevuta un “buon caffè“? O che si pavoneggiasse di essere in cima alla collina di comando dell’Italia?

Considero la convinzione assoluta un lusso di chi NON è minimamente coinvolto. L’attuale classe politica del resto è piena di “convinzioni assolute”, e mai minimamente coinvolta… Essi hanno sempre una risposta a tutto, elegante e incravattata, elargita col sorriso semi serio per dare tono e freschezza, come fosse un dogma pronunciato da altari “microfonati”, come fosse la soluzione che tutti vorremmo sentirci dire… E fino ad oggi ci abbiamo creduto! La risposta del secolo è sempre arrivata, e ancora arriva. E’ l’assecondamento che le nostre menti necessitano per vivere in pubblica (e dormiente) tranquillità.

Ora siamo qui. In effetti non sembra più nemmeno colpa di nessuno. Del resto non posso prendermela solo con i Padri d’Italia… loro mi direbbero, rimboccati le maniche e combatti le tue battaglie. E così farà per forza la mia e le prossime generazioni, una classe di guerrieri forti o mollicci che siano… ma ammettiamo che sarà difficile difficile combattere in catene. Sapete, al momento di schivare un colpo si inciampa, e cadendo si prende anche il colpo stesso. Pochi vincono così.

 

Devo razionalizzare: pensiamoci freddamente: lo status quo credo sia questo:

I giovani non hanno soldi, cercano lavoro (e dignità) ma non compreranno casa, non faranno figli, e se li faranno sarà in tarda età o li gestiranno come aspirapolveri… un po’ la mattina presto e un po’ la sera tardi. Non solo…

I più giovani dipenderanno dalla pensione dei genitori fino ad almeno 35 anni, taluni 45…

La pensione di un padre arriva fintanto che una famiglia è depositata come tale all’anagrafe ed uno dei due coniugi è in vita. Ora l’età media dell’esistenza, perdonatemi il calcolo che costa anche a me forte emotività, è di circa 75 anni. I padri di oggi hanno 60/70/80 anni. Alcuni di loro ancora lavorano per colmare i debiti di una vita, ma è comunque un vano tentativo di recuperare le sorti di errori precedenti, visto il mercato morto…

Padri d’Italia, riuscite, guardando oltre la fitta nebbia? Riuscite ad immaginare cosa succederà quando la vostra generazione dovrà dipartire da questa landa blasfema di lacrime e sangue mentre la prole, la vostra prole, annega nel 45% di disoccupazione sociale?

Che ne sarà di questi “bamboccioni” come certi arroganti, magari difesi a spada tratta in vari bar, hanno osato definire?

Ecco cosa succederà:
Un intera schiera di gente affamata e umiliata, nel fiore dell’età, inizierà a smuovere le fondamenta di tutto quello che avete conosciuto come Stato di Diritto, o Italia. Inizieranno furtarelli, furti, poi micro città stato criminali, guerre intestine, scompigli con l’ordine pubblico, omicidi e suicidi a pari merito e costante aumento, violenze, degrado, fame, povertà, ignoranza dilagante, orfani agli angoli delle strade, malattie, pestilenza e abbassamento di qualsiasi ipotesi di sopravvivenza reale; poi ci sarà l’intervento delle nazioni unite, i soccorsi, e poi l’insediamento di gruppi terroristici anti nazioni unite e anti soccorsi, ed infine, abbattimento di barriere territoriali, deserto, polvere e silenzio come epilogo finale. Basterebbe guardare ad ovest per avere un esempio concreto.

Semplificando: Il caos.

 

Ebbene, io dico invece di ignorare la paura. Forse questo non è esattamente quello che succederà. Forse abbiamo ancora una mezza possibilità così come la fievole luce della speranza e della volontà che ci portiamo dentro. Forse … ma credo che sia una delle ultime scelte a cui faremo affidamento…

 

Cari Padri d’Italia, a voi che ormai soffrite con la gioventù attuale tutto il dolore del mondo, a voi le cui intenzioni chiaramente non erano quelle di rubare la gioventù altrui, ed a voi che cercate di fare di un’abitazione una Casa… a voi io imploro, per le scelte che verranno, non arroccatevi in false convinzioni. Fatele, per questa volta, assieme ai vostri figli, e nipoti, e giovani che proteggete, e non per imposizione o perchè voi sapete cosa è giusto e loro no… fatelo per dimostrare a voi stessi che almeno una volta nella vita avete saputo mettere in dubbio (e in gioco) voi stessi e il vostro futuro. Diventate loro pari, scendete al loro livello, ignorate le vostre sicurezze e inglobate il loro timore, ed allora, solo allora, sarete una forza sola, molto più grande e molto più potente di qualsiasi altra forza abbiate mai costituito in un’intera vita.

Beh, forse a causa di ciò, nulla cambierà…. Ma questo sforzo, questa “scelta”, almeno questa, l’avrete decisa insieme, e sarà già parte di un nuovo risorgimento italiano.

Father and son

_Lord Hol Napult_

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