Jigen e la Sigaretta

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L’adolescente:
“Cioè, figa, dobbiamo per forza andare fino là!? Io preferivo rimanere in zona… mmmpffff Poi figa non vedi che mmmpffff sono sfigati a manetta che non si tirano mai insieme…”

La neo-assunta:
“Quella troia credevo di averla fregata mmmpffff invece mi ha inculato ancora. Figa che puttana di una, la ucciderei. Cioè non può fare sempre il cazzo che gli pare mmmpffff e prendersela con me se è talmente rincoglionita da non ramparne fuori mmmpffff.. che s’inculi cazzo!

Il rappresentante:
“Certo bisogna che mi informi sui progressi, anche perché io quell’email non l’ho ricevuta mmmpffff. Quindi secondo te mi stai dicendo che erano favorevoli al nostro progetto ma hanno deciso mmmpffff di utilizzare comunque un altro software. Ascolta, fammi un grosso favore, mandami quell’email…”

 

La sigaretta, qualunque modo la si guardi, è un elemento presente nelle nostre vite. Intervalla le nostre azioni, integra le nostre esistenze, ci da quel tono che ci manca per essere i super uomini che la vita richiede.

Il contesto malato in cui viviamo richiede ritmi pressanti e prestazioni alte, molto lavoro, molta fatica, molto di qualsiasi cosa un essere umano possa offrire, vita inclusa. E con la sigaretta si riequilibra tutto. E’ semplice, elegante, geniale, cilindrica, veloce, integrata perfettamente nella stessa società che ci affligge, ma sufficientemente scaltra da non essere imputabile di alcunché.

Ci sono vari tipi di sigarette, non tutte sono uguali: c’è la sigaretta del ritardatario, che lo aiuta ad essere più … puntuale; poi c’è la sigaretta dell’affannato che lo aiuta ad apparire come se avesse tranquillamente sopportato uno sforzo; poi c’è la sigaretta del disinvolto, che lo aiuta a non mostrare agli altri il proprio interesse, nel poker d’assi quale è la vita; alleghiamo per completezza anche la sigaretta della soddisfazione per un lavoro ben riuscito, che ci aiuta a digerire quella parte di noi che in fondo non voleva andare in quella direzione….

Sostanzialmente ci sono tante, tantissime tipologie di sigarette, ma tutte assomigliano a questa:
La sigaretta è un piccolo cilindro cartaceo contenente, in genere, foglie di tabacco tritate e lavorate. Le sigarette possono essere arrotolate a mano o prodotte industrialmente.

Il fumo derivante dalla combustione di una sigaretta contiene oltre 4.000 composti. Circa 3900 di queste sostanze sono gravemente dannose per gli organismi viventi.[6]. In generale comunque, il prodotto della maggior parte delle combustioni in carenza di ossigeno, atte a generare particolato incombusto o fumo, contengono composti dannosi per la salute. (Wikipedia)

Ci sta sfuggendo qualcosa?

Sì, del resto non scriverei se non fosse così. Il modello che ci è stato insegnato a riguardo delle sigarette è dettato dal mero interesse economico dei suoi produttori. Anni fa la legge sui “messaggi subliminali” all’interno di spot e movies di varia natura non esisteva, e quella fu la porta d’ingresso per imporre il volere dei produttori di sigarette sulle masse. Tu sei la massa.

Ecco un esempio.

 

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Ora non vi farà molto piacere sapere che gli attori sono stati pagati dai produttori di fumo per dar mostra di sè mentre fumano; per lo meno gli attori più gettonati. Questo ha dato luogo all’icona: fumare ti fa fico. Nel caso delle donne: fumare ti fa sofisticata e affascinante.

Ora, non so voi ma qualsiasi adolescente che si sveglia la mattina vuole imporre a sé stesso una dimostrazione di indipendenza dai propri genitori e al contempo di compiuta maturità. Limiti antichi come alcol e sigarette proibite prima dei 18 anni contribuivano a indurre il giovane a credere che la maturità passasse per questa porta.

Chi non ha quindi iniziato a 14-15 anni a fumare (o bere alcolici) ?

Non è tutto:

Il fumo di tabacco, oltre ai consueti componenti derivanti da combustione incompleta (fumo), contiene nicotina, un alcaloide stimolante che può illudere il fumatore di ottenere un miglioramento temporaneo della memoria, dell’umore e della velocità di riflessi, ma genera anche una forte dipendenza chimica, sia fisica sia psicologica. Quest’ultima è responsabile di una particolare sindrome astinenziale caratterizzata da un aumento dei livelli di ansia, stress, depressione e da peggioramento dell’umore e della memoria (Wikipedia)”.

Quindi, ci sono effettivamente degli effetti psicologici di leggera assuefazione che ci inducono a fumare quando sentiamo ansia, stress, problemi medi e grandi, problemi repressi e mai risolti, eventi sgraditi, insomma tutto! Perché questo fottuto mondo è di fatto un problema unico, un fottuto grosso problema esistenziale che richiede attenzione e lavoro costante per riuscirne.

Tutto ci induce a fumare. E noi fumiamo! Per strada, in macchina, fuori dagli usci, prima dei pasti, dopo i pasti e idem con i caffè. E’ una vocazione religiosa. E come si fa a non fumare? Fumiamo perché non siamo sfigati, affannati, invidiosi, stanchi, avidi, rammolliti, lenti, incapaci, frustrati o perché non stiamo facendo la cosa giusta e lo sappiamo, o perché non abbiamo potuto fare diversamente, o perché tutto sommato di noi non “gliene frega un cazzo a nessuno”.

Beh, non è del tutto corretto, o meglio, questa è solo la prima serie di sigarette. La seconda serie riguarda la “dipendenza”. Nelle sigarette, anche se non è necessario a dare gusto alla sigaretta, ma guarda caso c’è ugualmente, troviamo l’ammoniaca. L’ammoniaca provoca forte dipendenza a medio termine. Dopo di che siamo fottuti per anni e anni e anni.

Ora, nel tentativo risolvere anche l’associazione del super uomo che vive nel nostro timido IO adolescenziale con il mito del super uomo hitleriano che prevarica le altre razze, vi interesserà sapere anche questo fatto:

Durante gli anni Trenta, il regime Nazista, ritenendo che le spese da sostenere per le cure da patologie da fumo fossero inutili e gravose per il governo, rivolse la sua attenzione al tabacco, concludendo che rappresentasse la causa più importante di cancro ai polmoni: il cancro fu dichiarato «il primo nemico dello stato» e il III Reich sviluppò un’aggressiva campagna contro il fumo. Inoltre l’abitudine era considerata negativa per il cittadino ideale della Germania hitleriana: il tabacco fu definito «reliquia di uno stile di vita liberale» e «masturbazione polmonare»” (Wikipedia).

Curioso no? I super uomini “ariani” non fumavano… morivano di cancro tanto quanto i normali tabagisti, tanto da costringere il governo nazista a correre ai ripari. Ora dimentichiamoci pure dei nazisti e cerchiamo di estrarre un concetto sensato da tutto ciò…

 

Conclusione ovvia ma non troppo:

Se tutto quello che viene riportato fosse verità assoluta sussiste che: Io fumo un “piccolo cilindro cartaceoper inalare fumo contenente “circa 3900 sostanze gravemente dannose” che mi illudonodi ottenere un miglioramento temporaneo della memoria, dell’umore e della velocità di riflessi”, così riesco a colmare la mia carenza di fiducia e di autoaffermazione nel gruppo e sentirmi il “figo” che non sono nè riesco ad essere, perché schiavo di una società che richiede da me più di quello che riesco ad offrire; questa mia «masturbazione polmonare» mi fa elevare da uomo a Super uomo ma, terminata la sigaretta, ritorno inesorabilmente ad essere quello che ero prima ovvero uno “sfigato totale”.

Beh, a prescindere che nessuno dovrebbe pretendere dagli altri prestazioni da super uomo, vip, o “guru risolvi tutto”, visto che il super uomo non esiste, io credo che la soluzione ai problemi non passi certo per un cilindro fumante 3900 sostanze dannose, ma debbo comunque ammettere che certi problemi non possono essere risolti nell’immediato ed un complice chimico-psicologico potrebbe essere una “ultima spiaggia” comunque percorribile per calmare quantomeno l’impatto iniziale di eventi avversi, a patto che la propria condizione di salute consenta tale rischio.

E comunque, l’importante… è non farci l’abitudine.

 

_Lord Hol Napult_