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Archive for the ‘ Senza categoria ’ Category

Il Tempo e la Luce

Universe(Play audio for full immersion reading)

Non so chi sono.

La vita all’interno del pianeta Terra inizia ogni giorno come quella di una particella anomala in un sacchetto di plastica contentente acqua. Ci svegliamo, ci muoviamo, seguiamo script, routine, micro elaborazioni predefinite e ripetitive. Forse non sappiamo nemmeno il perchè, anzi sicuramente, ma qui fanno tutti così. Il lento crogiolarsi nella direzione del tempo e dello spazio, un piacevole farsi trascinare dalla grande corrente, per arrivare in posti che, con le nostre sole forze, non potremmo raggiungere. Oppure no. Il fascino di andare controcorrente, ammesso che rimanere nello stesso spazio, nello stesso tempo e nello stesso ordine delle cose, assumendo una direzione apparentemente opposta, ci faccia sentire il gusto del trasgressivo, dell’irrefrenabile libero arbitrio di cui tutti godiamo(?).

Non mi basta. Non ci credo nemmeno. Nati e cresciuti nel brodo primordiale che indirizza e decide comunque vadano le cose il fine delle nostre vite. Inutile dibattersi per cercare di uscirne, inutile infrangersi contro scogli norvegesi come onde in piena tempesta, inutile solcare cieli infiniti al limite della fisica, o planare in universi immaginari dai fiumi verde e blu fosforescente e dagli strani abitanti, inutile camminare nel buio delle notti del mondo quando il freddo lambisce violento, inutile cercare il non individuabile, o ipotizzare il trascendere a stadi paralleli… inutile, la catena è li, sempre salda, guardatevi la caviglia… siamo incatenati.

Ti giri. Ti rigiri. Scopri di essere altrove e di essere sempre allo stesso posto. Chiudi gli occhi. Sogni, evadi. Trascendi… ma per volontà ancora incomprensibili ti risvegli, come prima, anche se tutto cambia intorno a te, non in meglio, non in peggio, non importa come, cambia e rimane al contempo uguale. Sei grande, molto grande… una formica ti reputa un gigante. Un batterio ti reputa un pianeta. O sei piccolo. Molto piccolo. La terra ti reputa un abitante dei 6 miliardi in pelle umana, codificata come specie 3.145.475° tra le 7 milioni circa presenti. Il Sole ti reputa pulviscolo su uno dei suoi pianeti. La via Lattea ti reputa un batterio nel suo turbinare. E lontano pochi anni luce, altre stelle non ti reputano nemmeno. Lontano milioni di altri anni luce, altre galassie non sapranno mai di te… esse sono eterne ai tuoi occhi. E ancora più lontano, cosa rappresenti per le galassie di galassie? Cosa sei per la goccia di Acqua Cosmica costituita da migliaia di galassie. Non importa. E’ ad un certo punto che succede l’incredibile, l’inconcepibile, in fantastico… due chele gigantesche quanto migliaia di migliaia di galassie afferrano questa goccia dell’universo, e la portano in profondità, nella terra e nel tempo immemore. Un processo lentissimo, ma inesorabile.
E’ una formica.

E tutto questo, che senso ha? Non lo so… non posso nemmeno immaginarlo. Forse per immaginarlo in qualche modo dovrei possedere tanti neuroni quante sono le stelle. Quante stelle? Quante galassie? Penso. Osservo.
Osservare è l’azione che interpreta le galassie nella nostra mente… la luce invade il nostro occhio proteso al cielo notturno. Il sistema ottico nervoso vibra, percepisce. Il cervello riceve un vettore di informazioni biologiche. Calcola. Ma chi gli ha fornito quel programma? Non so, credo l’universo stesso. E lui calcola e interpreta, ed in base a ciò che interpreta e che calcola muove galassie neurali. Questo corso delle informazioni ha un tempo, il tempo della luce, velocità e tempo dell’anno luce, come lo chiamano…

Quindi noi vediamo il tempo? Si. Vediamo nel tempo. Ciò che vediamo è una “proiezione” della luce nel tempo. Forse questa luce, se vicina, indica eventi vicini nel tempo. Ma se fosse lontana… lontanissima… diciamo 1000 anni luce da noi, che cosa staremmo vedendo? Come è ovvio dedurre, staremmo guardando un evento avvenuto 1000 anni luce prima. Staremmo guardando il tempo. Stiamo guardando nel tempo. A cosa server allora muoversi nel nostro piccolo mondo, girare come atomi impazziti nel reattore del nostro sistema spazio-temporale, oppure cercare la stasi, o vivere come l’elettrone caricato, o morire come un “protone”. Il concetto stesso di morte e vita non sono che stati altalenanti nel moto circolare della “galassia delle galassie”, un turbine deciso chissà quante ere di eoni fà… che cosa siamo quindi, noi esseri che guardano nel tempo, muovono micro-galassie neurali, mossi in tera-galassie a cui appartengono, e ancora, inspirano ed espirano, ascendono e discendono, vivono e muoiono, agiscono e dormono, e decidono e non decidono, forse amano o non amano, e tutto con l’armonia indotta dall’universo che lega tutti gli esseri ad essere parte di una giostra armoniosa in cui si illuminano nel tempo, o più semplicemente, esistono…

Che cosa siamo se non un granello di vuoto che contiene in sè tutte le galassie o forse nessuna. Cosa vediamo se non una proiezione ritardata nel tempo di noi stessi, che viaggerà per eoni ed eoni fino a che diventerà un’informazione nuova, del futuro, perchè il turbinare prima o poì ci porterà ad essere ancora al punto di partenza. Diversi certo, evoluti, o involuti, ma incuriositi riceveremo l’informazione inviata da noi stessi migliaia di migliaia di anni luce addietro. Comunque vada, saremo sempre parte della “Grande Armonia Altalenante” che governa tutto ciò che ci appartiene, fisico o metafisico, reale o trascendentale. Chiamiamola pure… la grande Madre di tutte le cose.

E che cosa siamo infine noi allora!?

Forse siamo solo Tempo, e Luce, che ignari vagano nel vuoto, nient’altro di più. E forse, se cerchi di guardare avanti, nel Tuo Futuro, potresti scorgere i tuoi Avi!

_Lord Hol Napult_


 

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Jigen e la Sigaretta

(Play audio for full immersion reading)

L’adolescente:
“Cioè, figa, dobbiamo per forza andare fino là!? Io preferivo rimanere in zona… mmmpffff Poi figa non vedi che mmmpffff sono sfigati a manetta che non si tirano mai insieme…”

La neo-assunta:
“Quella troia credevo di averla fregata mmmpffff invece mi ha inculato ancora. Figa che puttana di una, la ucciderei. Cioè non può fare sempre il cazzo che gli pare mmmpffff e prendersela con me se è talmente rincoglionita da non ramparne fuori mmmpffff.. che s’inculi cazzo!

Il rappresentante:
“Certo bisogna che mi informi sui progressi, anche perché io quell’email non l’ho ricevuta mmmpffff. Quindi secondo te mi stai dicendo che erano favorevoli al nostro progetto ma hanno deciso mmmpffff di utilizzare comunque un altro software. Ascolta, fammi un grosso favore, mandami quell’email…”

 

La sigaretta, qualunque modo la si guardi, è un elemento presente nelle nostre vite. Intervalla le nostre azioni, integra le nostre esistenze, ci da quel tono che ci manca per essere i super uomini che la vita richiede.

Il contesto malato in cui viviamo richiede ritmi pressanti e prestazioni alte, molto lavoro, molta fatica, molto di qualsiasi cosa un essere umano possa offrire, vita inclusa. E con la sigaretta si riequilibra tutto. E’ semplice, elegante, geniale, cilindrica, veloce, integrata perfettamente nella stessa società che ci affligge, ma sufficientemente scaltra da non essere imputabile di alcunché.

Ci sono vari tipi di sigarette, non tutte sono uguali: c’è la sigaretta del ritardatario, che lo aiuta ad essere più … puntuale; poi c’è la sigaretta dell’affannato che lo aiuta ad apparire come se avesse tranquillamente sopportato uno sforzo; poi c’è la sigaretta del disinvolto, che lo aiuta a non mostrare agli altri il proprio interesse, nel poker d’assi quale è la vita; alleghiamo per completezza anche la sigaretta della soddisfazione per un lavoro ben riuscito, che ci aiuta a digerire quella parte di noi che in fondo non voleva andare in quella direzione….

Sostanzialmente ci sono tante, tantissime tipologie di sigarette, ma tutte assomigliano a questa:
La sigaretta è un piccolo cilindro cartaceo contenente, in genere, foglie di tabacco tritate e lavorate. Le sigarette possono essere arrotolate a mano o prodotte industrialmente.

Il fumo derivante dalla combustione di una sigaretta contiene oltre 4.000 composti. Circa 3900 di queste sostanze sono gravemente dannose per gli organismi viventi.[6]. In generale comunque, il prodotto della maggior parte delle combustioni in carenza di ossigeno, atte a generare particolato incombusto o fumo, contengono composti dannosi per la salute. (Wikipedia)

Ci sta sfuggendo qualcosa?

Sì, del resto non scriverei se non fosse così. Il modello che ci è stato insegnato a riguardo delle sigarette è dettato dal mero interesse economico dei suoi produttori. Anni fa la legge sui “messaggi subliminali” all’interno di spot e movies di varia natura non esisteva, e quella fu la porta d’ingresso per imporre il volere dei produttori di sigarette sulle masse. Tu sei la massa.

Ecco un esempio.

 

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Ora non vi farà molto piacere sapere che gli attori sono stati pagati dai produttori di fumo per dar mostra di sè mentre fumano; per lo meno gli attori più gettonati. Questo ha dato luogo all’icona: fumare ti fa fico. Nel caso delle donne: fumare ti fa sofisticata e affascinante.

Ora, non so voi ma qualsiasi adolescente che si sveglia la mattina vuole imporre a sé stesso una dimostrazione di indipendenza dai propri genitori e al contempo di compiuta maturità. Limiti antichi come alcol e sigarette proibite prima dei 18 anni contribuivano a indurre il giovane a credere che la maturità passasse per questa porta.

Chi non ha quindi iniziato a 14-15 anni a fumare (o bere alcolici) ?

Non è tutto:

Il fumo di tabacco, oltre ai consueti componenti derivanti da combustione incompleta (fumo), contiene nicotina, un alcaloide stimolante che può illudere il fumatore di ottenere un miglioramento temporaneo della memoria, dell’umore e della velocità di riflessi, ma genera anche una forte dipendenza chimica, sia fisica sia psicologica. Quest’ultima è responsabile di una particolare sindrome astinenziale caratterizzata da un aumento dei livelli di ansia, stress, depressione e da peggioramento dell’umore e della memoria (Wikipedia)”.

Quindi, ci sono effettivamente degli effetti psicologici di leggera assuefazione che ci inducono a fumare quando sentiamo ansia, stress, problemi medi e grandi, problemi repressi e mai risolti, eventi sgraditi, insomma tutto! Perché questo fottuto mondo è di fatto un problema unico, un fottuto grosso problema esistenziale che richiede attenzione e lavoro costante per riuscirne.

Tutto ci induce a fumare. E noi fumiamo! Per strada, in macchina, fuori dagli usci, prima dei pasti, dopo i pasti e idem con i caffè. E’ una vocazione religiosa. E come si fa a non fumare? Fumiamo perché non siamo sfigati, affannati, invidiosi, stanchi, avidi, rammolliti, lenti, incapaci, frustrati o perché non stiamo facendo la cosa giusta e lo sappiamo, o perché non abbiamo potuto fare diversamente, o perché tutto sommato di noi non “gliene frega un cazzo a nessuno”.

Beh, non è del tutto corretto, o meglio, questa è solo la prima serie di sigarette. La seconda serie riguarda la “dipendenza”. Nelle sigarette, anche se non è necessario a dare gusto alla sigaretta, ma guarda caso c’è ugualmente, troviamo l’ammoniaca. L’ammoniaca provoca forte dipendenza a medio termine. Dopo di che siamo fottuti per anni e anni e anni.

Ora, nel tentativo risolvere anche l’associazione del super uomo che vive nel nostro timido IO adolescenziale con il mito del super uomo hitleriano che prevarica le altre razze, vi interesserà sapere anche questo fatto:

Durante gli anni Trenta, il regime Nazista, ritenendo che le spese da sostenere per le cure da patologie da fumo fossero inutili e gravose per il governo, rivolse la sua attenzione al tabacco, concludendo che rappresentasse la causa più importante di cancro ai polmoni: il cancro fu dichiarato «il primo nemico dello stato» e il III Reich sviluppò un’aggressiva campagna contro il fumo. Inoltre l’abitudine era considerata negativa per il cittadino ideale della Germania hitleriana: il tabacco fu definito «reliquia di uno stile di vita liberale» e «masturbazione polmonare»” (Wikipedia).

Curioso no? I super uomini “ariani” non fumavano… morivano di cancro tanto quanto i normali tabagisti, tanto da costringere il governo nazista a correre ai ripari. Ora dimentichiamoci pure dei nazisti e cerchiamo di estrarre un concetto sensato da tutto ciò…

 

Conclusione ovvia ma non troppo:

Se tutto quello che viene riportato fosse verità assoluta sussiste che: Io fumo un “piccolo cilindro cartaceoper inalare fumo contenente “circa 3900 sostanze gravemente dannose” che mi illudonodi ottenere un miglioramento temporaneo della memoria, dell’umore e della velocità di riflessi”, così riesco a colmare la mia carenza di fiducia e di autoaffermazione nel gruppo e sentirmi il “figo” che non sono nè riesco ad essere, perché schiavo di una società che richiede da me più di quello che riesco ad offrire; questa mia «masturbazione polmonare» mi fa elevare da uomo a Super uomo ma, terminata la sigaretta, ritorno inesorabilmente ad essere quello che ero prima ovvero uno “sfigato totale”.

Beh, a prescindere che nessuno dovrebbe pretendere dagli altri prestazioni da super uomo, vip, o “guru risolvi tutto”, visto che il super uomo non esiste, io credo che la soluzione ai problemi non passi certo per un cilindro fumante 3900 sostanze dannose, ma debbo comunque ammettere che certi problemi non possono essere risolti nell’immediato ed un complice chimico-psicologico potrebbe essere una “ultima spiaggia” comunque percorribile per calmare quantomeno l’impatto iniziale di eventi avversi, a patto che la propria condizione di salute consenta tale rischio.

E comunque, l’importante… è non farci l’abitudine.

 

_Lord Hol Napult_

 

Oramai ci siamo! Futuro, ultima frontiera dell’umanità e barriera infranta dall’uomo dei film fantascientifici degli anni ’80. Oramai ci siamo! Cellulari touch screen, connessione veloce ad internet, multimedialità ed elettronica ovunque, tecnologie pulite e servizi veloci ed efficienti, ed una maggiore coscienza globale di se’ stessi nell’universo…

Treno 2014SCRIIIIIIIIIIEEEEEEKKKKKKkrriiiiieeeeeeeeeeekkkk!!
Le mie fantasticherie si interrompono con la frenata in ritardo cronico di 5 minuti del treno sganghero Trenord (ex-Trenitalia, ex-ferrovie dello stato), mentre vetri, meccaniche e rotaie vecchie di quarant’anni tentano di convincermi che ce la faranno ancora per quest’anno. Il suono è talmente acuto ed assordante che devo tapparmi le orecchie.

L’occhio ormai allenato scorre l’interno delle carrozze alla ricerca del “corridoio” libero, visto che di posti a sedere non se ne parla oramai da anni (salvo agosto o festività nazionali in cui solo io lavoro?). Mi trascino senza speranza nell’ultima carrozza, dove un forte odore di sudore penetra oramai le pareti. Al cambio stagione poi è concerto di tosse e geiser vaporiferi.. Si passa tranquillamente dai 7°C ai 30°C, sopportabili solo da chi nel vagone c’è da un bel pò. Coraggio, se la fortuna mi assiste trovo una maniglia libera a cui aggrapparmi, oppure in sequenza la zona 3 sedili offre un punto in cui appoggiarsi, o infine la carrozza per le bici.
L’area bici è sempre ottima, c’è fresco, poca gente e posso guardare dal finestrino senza controllarmi troppo le spalle: serial killer e ladri di cellulari sono sempre in agguato, almeno nella mia testa.

I controllori non mi chiedono mai il biglietto; mi guardano in faccia, vedono depressione e stanchezza, mi domandano se ho l’abbonamento e mentre annuisco li vedo procedere oltre. Quello è l’unico discorso non discorso che si fà. Dovete sapere infatti che gli “Italiani-Italiani” non dicono mai nulla, chini come zombie repressi sui loro cellulari o al walkman. Le voci di ogni nazionalità rieccheggiano invece per tutto il viaggio, diventando del resto un miscuglio incomprensibile. E’ incredibile il carisma che anno le persone di colore alla mattina sul treno delle 7, peccato che parlino solo tra di loro un simil-inglese pieno di vocali, di cui capisco solo, ogni tanto, un “no-respect”, “medic”, e “auawiwoua!”…. come faccio ad integrarvi se criptate tutto?

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Il “viaggio della speranza” per fortuna non dura molto, poco meno il tempo di svenire (nelle giornate peggiori) ed abbastanza da doversi svestire di vari pezzi prima che la folla delle fermate successive riduca i 60cm di raggio-vita con maniglia (il mio lusso) in un 30-40cm senza maniglia (che non chiamo però più a questo punto “raggio-vita”). E’ chiaro, si soffoca, ma guai ad aprire! Fuori fa freddo…

La stazione di arrivo si avvicina, ed ecco che già i primi cretini cominciano a spingere, come all’asilo, come alle medie, come alle superiori, come in mensa a naja, come in coda allo sportello.
Del resto sanno che la loro “coincidenza” (miraggio alla pari dell’onda verde per chi sa cosa intendo) dura poco pìu di due o tre minuti, sempre che il ritardo non sia 7 o 8 minuti ma solo 5, come accennavo prima.

Io scendo, non bado oramai più a nulla, seguo la massa come un caprone e penso tra me e me che le pecore e le bestie viaggiano alla stessa maniera ma loro sono felici e belano di gioia, io no!

Arrivato alla stazione è tutto un “lavori in corso”, e quando sarà finito il lavoro in corso sarà una stazione meno performante del prima lavoro in corso… ma cosa stiamo facendo a Bergamo!?

Esco, o meglio scappo psicologicamente, e cerco libertà nel piazzale. Mi aspetta una passeggiata da quasi 2km per arrivare al designato loco… oramai ci sono abituato mi dico, oramai cammino senza problemi, e del resto sarebbe anche cosi, ma davanti e dietro la stazione ci sono solo strade ad altissima concentrazione di traffico. I marciapiedi sono larghi, meno male, ma purtroppo l’aria è irrespirabile.

Ricordo di aver usato la sciarpa spesso come filtro durante l’inverno, sia per non sembrare un bandolero del far west che per non soccombere allo smog. E poi clacson, frenate stridule agli ultrasuoni, pulmann che hanno motori roboanti nonostante il buon intento del mezzo pubblico, ed infine macchine frettolose, con gente al limite della sopportazione, sempre esasperata, sempre tesa, sempre in colonna. Non capisco se mi fanno più pena loro o lo stato in cui arranco io… ah, l’ignoranza è un bene. Procediamo.

Vedo accando alla strada i piccioni, e ricordo con nostalgia il mio vecchio post: Il Piccione è un essere superiore. Da allora, nulla è cambiato.

La strada offre quà e là la visione di come l’animo umano in quel luogo si lasci andare al caos. Per terra scorgo siringhe usate, cartacce di ogni tipo e pubblicità che schizzano dal Politico al Supermarket senza nemmeno domandare il permesso di essere talmente schizofreniche.
I tabelloni invece si dedicano a pubblicità di maggiore effetto, cose del tipo: “raccogli il tuo coraggio e diventa un super eroe”, “Azzarda la scelta che hai sempre desiderato”, “la vita va vissuta così, da protagonista!”. Oramai mi annoiano le dicerie competitive e arroganti. Non riesco nemmeno a finire di leggere la scritta, e scorgo persone che si trascinano con cenci e ciabatte rotte, sguardi cupi, stanchezza di mattina, rassegnazione di sera, depressione ovunque, e chi non è depresso vagheggia irritato quà e là.

Che dite, è questo il Futuro? Oppure siamo capitolati per inerzia nella nostra stessa trasgressività moderna? Non lo sò, oramai comprendo solo che domani è un altro giorno che assomiglierà molto a questo ed è bene che mi inventi qualcosa per distrarmi dalla pessima routine che eseguo, e devo farlo prima che capitolì a questa maniera anche io… devo farlo perchè devo, e non c’è scelta…

I giovani sono il futuro…comunque sia non mollate! Avanti tutta!

 

Impossibile Esistere

Space StarsFuori piove, da giorni, da mesi, forse non ce ne eravamo mai accorti, forse da anni. Uno trascina la propria vita nel tempo, a volte la domina, a volte ne è vittima travolta, e a volte semplicemente attende qualcosa che non arriva mai, qualcosa di magico o di tragico, di sconvolgente o di incantevole. Il problema e’ che attende, a volte, tutta la vita.

La “routine“, cosi come la concepiamo nel 2013, significa azionarsi la mattina, eseguire il cerimoniale della vestizione e del lavaggio, conquista(?) ormai consolidata nel tempo, procedere verso un mezzo inquinante e sbilanciato per raggiungere luoghi di maggiore o minore prestigio e potere, non fa differenza; dopo questo la “routine” prevede l’esecuzione di compiti più o meno ripetitivi, a volte inutili, a volte utili, ma per chi? Questo ci permette di dire a noi stessi, oggi abbiamo fatto qualcosa di utile, e abbiamo fatto il nostro dovere.
Ma per chi? Forse per giustificare l’alternativa inutilità dell’esistenza, la nostra esistenza. Ci diamo anche dei prezzi, delle cifre maggiori o minori per valorizzare le nostre azioni.

A volte queste “mercificazioni” del tempo, il nostro tempo, permettono la “competitività” che da sempre costituisce l’istinto di sopravvivenza degli esseri, degli animali. Chi più guadagna, magari senza alcuna conoscenza superiore, domina e giustifica meglio a se’ stesso la propria esistenza, e ne nasconde abilmente l’inutilità.

Diciamo che vogliamo gettare acqua sul fuoco e placare il nostro istinto di auto interrogazione, con la “routine”. Tuttavia il chiodo è fisso, e l’indomani la domanda si ripresenta: perchè esisti? E perchè in questo modo, a questo livello? Perchè hai bisogno di questo, tutto questo, per dirigere la tua vita, o più semplicemente, per vivere?
Difficile a dirsi, e qui la maggior parte dei filosofi, teologi e praticoni del caso getterà un timbro sull’argomento, definendolo obsoleto(?), adolescenziale, pazzoide. Ma la loro Risposta dove è?
Semplicemente il loro “chiodo fisso” l’hanno cementato per dimenticarlo, e il loro sguardo l’anno distolto con distrazioni di ogni tipo…

Orbene, diamo un fine a questo discorso completando la seconda fase della giornata. Si chiude la cassetta degli attrezzi, o il libro, o si spegne il computer, si è stanchi, ci si guarda intorno inebetiti cercando qualcuno da salutare, altro cerimoniale per comunicare al nostro subconscio che per oggi abbiamo eseguito il nostro Grande Compito, e da li in poi si volge al termine, cercando l’uscita. Forse qualcosa è cambiato tra l’inizio e la fine della giornata, ma non La Domanda e non abbiamo trovato La Risposta.

E questo ci tiene forse in vita. L’indomani sarà un altro giorno a cui demandare La Domanda, ed anche la speranza di trovare un briciolo della risposta.
E poi c’è tutto il resto. Forse non rimane più molto tempo per pensare, nel 2013, ma questo ci fa trascorrere il tempo in modo armonioso. Fino a che la demenza senile e la caducità del nostro stesso sistema ci costringeranno ad emettere una sola e frettolosa Grande Risposta a cosa la vita, la nostra vita, è servita.


Confido che in quel momento, tanto vicino o tanto lontano, ci sia qualcosa di meglio di una banale risposta formulata tra denti stretti e un corpo sofferente che cerca frettolosamente qualcosa, cosi come si cercano le chiavi prima di partire per la “routine”…

Gollum

Se giungerete alla conclusione a cui giunsi io, forse la Risposta è l’Impossibilità di Esistere, a meno di avere una scelta, una singola scelta, che cambi in qualche modo l’Universo nel bene o nel male, in funzione di essa.

_Lord Hol Napult_

Primo Colore

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Primo Colore
Inserito originariamente da Lord Hol Napult

25/12/2008
“Pimo Colore” è il mio primo quadro dipinto a tempere su tela.

Questa e’ veramente la mia prima esperienza in questo settore.
Il pennello che vedete fuoriuscire dalla tela non si tratta di un fotomontaggio, ma è un reale pennello che esce dalla tela e sparge i suoi colori… lascio a voi capire il resto.

Un’ultima cosa da ricordate… acqua in bocca!!! ; )

Distinti Saluti.

Lord Hol Napult

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